Furio FOSSATI*- E’ tempo di andare (“Florida”, un film di Philippe Le Guay)

Cinema     Lo spettatore accorto*
E’ TEMPO DI ANDARE
Florida
“Florida”, un film di Philippe Le Huay

Sceneggiatura
Philippe Le Guay, Jérôme Tonnerre dal testo teatrale “Le père” di Florian Zeller.

Interpreti
Jean Rochefort, Sandrine Kiberlain, Anamaria Marinca, Laurent Lucas, Tommy O’Brien, David Clark, Clément Métayer, Coline Beal, Édith Le Merdy, Christèle Tual, Carine Piazzi, Stéphanie Bataille, Charline Bourgeois-Tacquet, Philippe Duclos. Prod. Francia 2018

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ll sessantenne Philippe Le Guay è un valido attore che quando si trasforma in regista riesce, alle volte, a dare vita a buoni film. E’ il caso di Molière in bicicletta (Alceste à bicyclette, 2013) e, soprattutto, di Le donne del 6º piano (Les femmes du 6e étage, 2010) entrambi interpretati da un bravissimo Fabrice Luchini. Per questo secondo titolo aveva come co – sceneggiatore Jérôme Tonnerre, in assoluto uno dei migliori specialisti di cui si avvale il cinema d’oltralpe, uno scrittore che, in una trentina d’anni, ha firmato testi per tutti i migliori registi francesi.

Con lui questo cineasta ha affrontato un buon copione teatrale – Le père (Il padre) di Florian Zeller – che è diventato una palestra per dimostrare, se ce ne fosse stato bisogno, la bravura del ottantaseienne Jean Rochefort. E’ la prima volta che questo cineasta parte da un’idea non originale e dà l’impressione di essere a disagio nel tentativo di rispettare lo scritto iniziale, trasformandolo in qualcosa che si adatti alla sua sensibilità. Il regista cerca di prendersi alcune libertà per poi ricadere nel timore di tradire la sceneggiatura e questo gli preclude ogni l’originalità. Nelle intenzioni dovrebbe essere un’opera priva di caratteristiche teatrali, ma così non è. Tutti i dialoghi, lo sviluppo narrativo, il ritmo sono legati ai canoni del palcoscenico con lunghissimi discorsi che, alla fine, sminuiscono l’interesse del pubblico.

La macchina da presa scava il volto del protagonista, lo riduce a sofferta maschera di un uomo che ha imboccato inesorabilmente il viale del tramonto. Tempi dilatati, attenzione per i particolari che sottolineino la decadenza, un impietoso gioco, fallimentare, in cui ogni tentativo di Claude – questo il nome del personaggio – di dimostrare a se e agli altri di essere padrone della propria vita, risulta vago e velleitario. Si è’ ritirato dalla professione ma vorrebbe essere ancora un protagonista e soffre per le attenzioni della figlia maggiore che lo tratta da vecchio. E’ una lotta impari col tempo che incalza e vuole dimostrargli che per lui il futuro è legato più alla sopravvivenza che non alla possibilità di avere ulteriori momenti di serenità.

Sulla carta tutto è molto ben studiato, ma sullo schermo questa storia intima non riesce a dare autentiche emozioni: si è spettatori di quanto accade, ma questo non riesce mai a coinvolgere emotivamente. E’ una commedia a due personaggi a cui si aggiungono, per meglio delineare le situazioni di crollo dell’uomo, altre figure minori che poco lasciano nella mente. C’è il figlio della donna che tratta il nonno teneramente quasi fosse un bimbo, il di lei compagno che male sopporta l’ingombrante presenza dell’anziano, le badanti che dovrebbero offrire un po’ di lievità al dramma attraverso situazioni tragicomiche. Parallelamente a questo svilupparsi della storia, c’è il viaggio che il protagonista fa in aereo per raggiungere la Florida, dove vuole far visita alla figlia minore da cui riceve una cartolina ogni sei mesi.

Lui l’ha idealizzata, beve succhi di frutta che portano il nome di quel luogo e ha ancora una Renault Floride che è utilizzata in scene che raccontano brevi sprazzi di vera libertà e felicità. Ben presto si capisce che questo viaggio può e deve essere interpretato come una metafora, quale il traghettamento da una vita ad un’altra, non si sa se più felice o tristemente legata al decadimento intellettuale. La scelta di inserire nel film alcuni fantasmi – la madre di Claude, lui padre di figlie piccole riprese in filmini familiari, la moglie morta – non appare felice, dando alla narrazione un senso di forzoso. (*cinemaeteatro.com\cinemasessanta)

Autore: admin

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