Adriano CAMERINI – Leopardi e Pirandello in versi (al Salone del Libro, Torino)

Scaffale

 

LEOPARDI E PIRANDELLO IN VERSI



Al Salone del Libro di Torino, fino al 16 maggio, in mostra un’antologia di poeti della seconda generazione di leopardiani e uno studio sulla produzione poetica pirandelliana.

 

A Torino, al XXIX Salone Internazionale del Libro, doppio appuntamento con il mondo della poesia:

Orme poetiche, antologia di undici autori curata da Pasquale Rea Martino e introdotta da Cinzia Baldazzi – Alle 12.00 di domenica 15 maggio nello spazio di Intermedia Edizioni presso lo stand della Regione Umbria, padiglione 3, stand S-105, all’interno dell’evento “Il segreto. Poesie e poeti si svelano” dedicato ai poeti e alle poetesse della casa editrice.

Pirandello poeta di Selene Gagliardi, pubblicato da Augh! Edizioni – Presso lo stand del Gruppo Editoriale Alter Ego, padiglione 2, stand N122.


Curato da Pasquale Rea Martino (il quale figura anche come autore), Orme poetiche contiene un lungo saggio critico introduttivo (quasi cinquanta pagine) di Cinzia Baldazzi, dedicato essenzialmente alla scoperta e all’analisi del filo conduttore che trasporta Giacomo Leopardi verso la grande lirica italiana del ‘900 e, da essa, ai contributi meno noti di questi anni Duemila, appartenenti anche ai poeti dell’Antologia. È un viaggio storico interessante, critico e lirico al tempo stesso: prende avvio dal pensiero di Leopardi e, attraverso varie le tappe, conduce noi lettori ai versi di oggi. L’antologia Orme poetiche ha selezionato undici autori contemporanei, di differente età, estrazione e provenienza geografica, ciascuno presente con dieci poesie: il percorso così intrapreso, critico e poetico, prendendo l’avvio dal pensiero di Leopardi, mi ha condotto da lettore alle pagine di oggi.

Cosa significa, per un giovane come me, come tanti, leggere i contemporanei con gli occhi di un genio di tutti i tempi, vissuto per caso duecento anni prima? Vuol dire innanzitutto guardare alla “social catena”, quella de La ginestra, o fiore del deserto, pubblicata postuma perché composta qualche settimana prima della morte nel giugno 1837. Quel fiore, lo ricordo, cresce in luoghi inospitali, su terreni brulli e aridi come la costa del Vesuvio, frantumando la coltre della lava pietrificata dopo l’eruzione e rinascendo a nuova vita: richiama appunto la “social catena”, ovvero il vincolo di solidarietà umana che dovrebbe unirci uno all’altro per affrontare calamità, guerre, morte, procurate dalla “natura matrigna”, avversa in quanto tale, e da quella che riesce a gestire altrettanto malignamente il pensiero e le braccia di tante popolazioni. Oggi sappiamo ancor meglio di cosa si tratta. Spiega la Baldazzi: il bersaglio della “natura matrigna” è ora proprio lì, nelle “magnifiche sorti e progressive” del nostro Occidente, tanto temute dal poeta romantico: quelle, ad esempio, contro cui si scatena l’odio, la violenza, la guerra, la sopraffazione, il terrorismo.

Non sbagliava, Leopardi. Meriterebbe di essere lui, il principe dei “visionari” cui il Salone del Libro ha giustamente dedicato la sezione tematica: coloro i quali, pietre miliari del pensiero, hanno avuto la capacità di guardare lontano, di saldare con lungimiranza e preveggenza il sapere scientifico e la cultura umanistica, giungendo oggi a noi che accogliamo l’invito. E che, soprattutto, hanno dimostrato di possedere la sapienza per divulgare e comunicare con efficacia a distanza di secoli. Il pericolo del terrorismo, si diceva. Adesso, prosegue la Baldazzi, “la lava del vulcano ha questa natura, e la nostra ginestra si deve adeguare. La poesia è il primo strumento per farlo”. La sua operazione critica consiste nell’individuare negli autori di Orme poetiche una seconda generazione di “leopardisti”, dopo la prima novecentesca (quella studiata sui libri, Ungaretti e Bigongiari, Montale e Zanzotto, fino a Sergio Solmi): ciò permette di scoprire nel linguaggio poetico una funzione “progressiva” – in senso buono, questa volta – attiva nel tempo, in grado di superare la distanza cronologica e culturale di duecento anni grazie alla trasmissione di concetti ancora vivi: che ci aiutano ad accogliere il mondo, a chiarirlo prima di rifiutarlo, ad evocarlo, a sostenerlo, a viverci; se non fosse troppo – e non sarebbe male – a rifondarlo.


Gli undici autori di Orme poetiche non hanno scritto “a tema”, non hanno riflettuto in misura premeditata su Leopardi. Penso sarebbe facile – se fosse possibile – ma non è così. Ciascuno ha portato quanto aveva già scritto nel passato, o quanto ha appositamente elaborato, oppure ha voluto integrare e rivedere: dal mondo del sentimento al rapporto con la natura, dall’incontro con il diverso al tema della memoria, dall’infelicità alla speranza di un mondo migliore, dalla malattia alla rinascita. Anche per loro la poesia è entrata nella vita privata e sociale: dinanzi al male, anch’essi, attraverso il canto, hanno voluto essere aiutati a raccontare e ricordare gli eventi tragici avvenuti. La poesia non compie atti incantati con la bacchetta magica, ma indica comunque la strada giusta per evitare di essere vittime predestinate, rassegnate. Conclude Cinzia Baldazzi: “Gli undici autori di Orme poetiche, come del resto la maggior parte di chi oggi, nonostante tutto, continua a scrivere poesia, hanno percepito questo clima “millenario” e lo hanno attualizzato. Da parte mia, in ciò li ho maieuticamente aiutati dal punto di vista critico”.

Un’altra consonanza – certamente non preordinata, né sarebbe stato credibile lo fosse – è tra le tematiche centrali di Orme poetiche e la scelta del Salone del Libro di ospitare, a differenza del passato, non un singolo paese estero, bensì un’intera area culturale: a Torino, in questa edizione, il focus allargato è introdotto con la cultura araba, dal Marocco all’Iraq, mai come oggi al centro degli interessi del mondo intero. A un criterio puramente geopolitico subentra un più ampio parametro geoculturale. Logico pensare subito come al confronto con il “diverso” si associ invariabilmente anche la paura di esso. Soprattutto oggi, in un’epoca in cui siamo obiettivamente portati a identificare la matrice delle azioni terroristiche proprio nell’area tra il nord Africa e il Medio Oriente. È vero: al Salone del Libro ricordano come la letteratura sia patria, rifugio, elemento portatore di diritti, luogo deputato al confronto con “l’altro”. Negli undici autori di Orme poetiche, qua e là, ho visto emergere il timore del confronto con un mondo sconosciuto e minaccioso; ma altrettanto prepotente mi pare l’auspicio, risolto poeticamente in strofe, rime, versi, che sotto ogni cielo – un cielo ovviamente terrestre, alla nostra portata – possa prosperare un linguaggio comprensibile a tutti. E non soltanto poetico.



Dal grande marchigiano, ospitato nello stand dell’Umbria (ma all’epoca i territori rientravano entrambi nello Stato Pontificio), passiamo nell’amata Sicilia a un altro grandissimo letterato, premio Nobel nel 1934, ma non troppo conosciuto come autore di versi. Parliamo di Luigi Pirandello, nel volume Pirandello poeta di Selene Gagliardi. L’autrice (la ricordiamo in Gli ardimentosi enigmi di Gianna Maria Campanella) matura interesse per l’insigne drammaturgo e narratore nel campo della sua specifica produzione poetica: dapprima in ambito universitario, successivamente in forma autonoma. In quanto a contatti con il mondo afro-orientale nella sua grandezza (agli inizi soltanto greco, quindi limitrofo con l’Asia Minore), ogni abitante dell’isola penso ne abbia avuto esperienza: pensata, vissuta, respinta o accettata. Scrittori e intellettuali da me conosciuti, in particolare, hanno forse rivelato una coscienza particolare al proposito.

Nella sterminata produzione di novelle e poi drammi, la scelta è libera, anzi liberissima di riferimenti, sul tema delle “visioni” proposto dal Salone del Libro. Basterebbe la novella Una giornata, del 1936, a testimoniare l’overlooking, la carica visionaria dell’intero mondo di maschere, personaggi e creature dell’inizio del ‘900 pirandelliano, riproposte e aggravate nel mondo in cui oggi noi tutti viviamo. Sull’argomento della scienza, ecco Donna Mimma, levatrice esperta ma spiazzata dall’arrivo della giovane laureata. Sul contatto con il “diverso” che provoca alienazione, pensiamo all’incontro grottesco con la morte in Distrazione. E sulla “visione” per eccellenza, prima di quell’indimenticabile agosto del 1969, ricordiamo la scoperta commovente da parte dell’ignaro caruso in Ciàula scopre la luna.

Ma il Pirandello in cui si parla al Salone del Libro di Torino parlerà in versi. L’avvicinamento progressivo alle sue poesie, proposto da Selene Gagliardi, mi ha permesso di scoprire un universo quasi totalmente inesplorato – rispetto alla notorietà mondiale dei testi teatrali, novelle e romanzi, studiati e rinomati – ma importante per meglio comprendere la posizione dell’autore nel panorama letterario a lui contemporaneo. Nel 1924 Pirandello scriveva: “Fino a tutto il 1892 non mi pareva possibile che io potessi scrivere altrimenti, che in versi. Devo a Luigi Capuana la spinta a provarmi nell’arte narrativa in prosa”. Le sue liriche, concentrate soprattutto in età giovanile ma di nuovo presenti negli ultimi anni di vita, ho saputo che vennero messe nella categoria delle opere secondarie dagli eredi. Si è dovuto attendere il 1960 per poter finalmente sfogliare un volume che adunasse l’intera opera poetica pirandelliana: a compiere quella che potrebbe definirsi, a giusto titolo, una vera e propria impresa, fu il fedele Manlio Lo Vecchio-Musti per la Mondadori. Come spiega Selene Gagliardi, “causa prima di una tale dimenticanza fu la scarsa considerazione che la critica riserva loro da sempre. Il filone degli studi concernenti la lirica pirandelliana è nettamente minoritario”.


Eppure, come dimostra l’autrice del volume Pirandello poeta, “nei suoi versi giovanili si riscontrano argomenti poi poco o per nulla frequentati dall’autore, quali, ad esempio, l’abbandono senza riserve all’amore e alla donna, o ancora l’entusiasmo vitalistico per la bellezza della vita”. Leggendo oggi per la prima volta le strofe pirandelliane, da un punto di vista stilistico, quella che viene definita “una non audace sperimentazione linguistica” mi sembra che affondi in realtà le radici nel linguaggio poetico italiano dell’epoca, da lui considerato esaurito e vetusto. Ma, invece di farlo traumaticamente rovinare alla maniera futurista, “preferì incrinarne dall’interno la solidità”, spiega la Gagliardi, “avvicinandosi alla lingua d’uso medio di sapore crepuscolare, sebbene senza riuscire a ottenere la medesima immediatezza”.

Pirandello poeta è strutturato in due parti. La prima è un’analisi sullo sviluppo delle raccolte dell’autore, ricche di tematiche e stili diversi, accostabili prima a Carducci, poi al Verismo, infine capaci di trovare una propria originalità nell’umorismo. È un ragguaglio sul periodo creativo dal 1882 al 1906 – ovvero dalla stesura delle liriche più antiche afferite in Mal giocondo alla pubblicazione del poemetto Laòmache – seguito dalla trattazione della più importante, nonché ultima, raccolta di versi, dal titolo Fuori di chiave, pubblicata da un Pirandello ormai quarantacinquenne. La seconda consiste in un esercizio di lettura approfondita di singoli componimenti particolarmente significativi, analizzati in maniera puntuale e poi ricondotti al pensiero generale.

 

ORME POETICHE

L’antologia di sfogliandopoesia.com

a cura di Pasquale Rea Martino

prefazione di Cinzia Baldazzi

poesie di Luisa Bandiera, Adelaide Cantafio, Annalena Cimino, Giulia Gabbia, Elvio Angeletti, Ferruccio Calogero, Sergio Camellini, Giorgio Dello, Graziano Gismondi, Pasquale Rea Martino, Salvatore Armando Santoro

disegno di copertina di Maria Luisa Bandiera

Orvieto, Intermedia Edizioni, 2016, pp. 212, € 12,00

 

Selene Gagliardi

PIRANDELLO POETA

Il verso come “serio comento a questa fantocciata della vita”

Viterbo, Augh! Edizioni, 2016, pag. 172, € 9,90

 

 

*Adriano Camerini, ingegnere informatico, segue musica e letteratura moderna e contemporanea.

Autore: admin

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