Giuseppe ARDIZZONE- Migrazioni ed Eurozona (problema comune e ineludibile)

 

Agorà

 


MIGRAZIONI ED EUROZONA

profughi-ungheria

Un problema comune e ineludibile

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Nonostante le proposte contenute nel Migration Compact dal Governo italiano e le parole pronunciate dal Papa a Lesbo, il modo di procedere dei governi europei non sembra in grado di affrontare con apertura ed equilibrio il problema dei rapporti con il fenomeno complesso del riassetto dell’area dell’Africa settentrionale e del Medio oriente e la conseguente eccezionale ondata migratoria ¨.

Pur dopo gli accordi con la Turchia, continuiamo ad osservare il disagio delle popolazioni in Grecia ed è probabile che molto presto il fenomeno interesserà il nostro paese, con un afflusso dei migranti molto superiore al passato.

Ma già la paura di essere coinvolti serpeggia in Europa e aumentano i controlli alle frontiere.

Quello che, tuttavia, appare evidente è l’inadeguatezza del modo di gestire la situazione, scaricando il problema sui paesi di confine. D’altra parte, è anche giusto affermare che, a loro volta, questi paesi non possono pensare di sottrarsi da ogni responsabilità, cercando di favorire il passaggio dei migranti verso i paesi del Nord Europa.

Il gioco è rotto!  Nonostante i trattati in essere, la gestione dei flussi migratori non può essere un problema solo dei paesi di confine e non può essere affrontato discutendo di eventuali risorse da mettere a disposizione degli stessi per la gestione del problema solo sul loro territorio.

La rilevanza del fenomeno migrazione, al contrario, comporta la necessità di una risposta comune che preveda il reperimento di risorse  specifiche per  finanziare:

-centri di prima accoglienza e lavoro su tutto il territorio europeo con specifica normativa comune  europea in deroga a quella dei singoli paesi (ad esempio in tema di legislazione del lavoro ecc);

– organizzazione di centri europei per l’impiego specifici per i migranti;

-sorveglianza dei confini europei con la creazione di una forza militare comune ed accordi con i paesi di provenienza per i rimpatri;

-investimenti comuni nelle zone geografiche di provenienza;

Personalmente,   ritengo che la portata del fenomeno sia tale da mettere in discussione il mercato del lavoro europeo, la tipologia delle produzioni nell’eurozona  e le relazioni  commerciali e politiche con i paesi di provenienza.-

Non possiamo pertanto limitarci ad affrontare esclusivamente il problema della prima accoglienza o di una possibile ripartizione fra i paesi membri, senza valutare la permanenza del fenomeno, la necessaria integrazione di queste persone e l’importanza di fare in modo che quest’afflusso di persone diventi una grande  risorsa umana.

Non possiamo pensare, cioè, che questa massa enorme di persone possa essere considerata un problema umanitario da mantenere comunque in perenne stato di emergenza, lontano dalla nostra realtà sociale. Siamo di fronte ad un fenomeno che cambia i termini non  solo della nostra esistenza culturale, ma anche del nostro sistema sociale, economico e lavorativo.

L’Eurozona ha la possibilità di utilizzare in maniera proficua ed efficace  questo enorme esercito di riserva di manodopera per creare ricchezza  ed un miglioramento generale delle condizioni di vita dei suoi cittadini ?

Pensiamo al contrario di porre una barriera per arrestare il fenomeno in quanto riteniamo di non avere la possibilità di utilizzare queste risorse?? Quali potrebbero essere le conseguenze ?

L’Eurozona può limitarsi, pertanto,  a gestire la questione sul suo territorio o sarà indispensabile investire  congiuntamente importanti risorse in maniera programmata nei paesi di provenienza? Quali investimenti  potrebbero essere effettuati ed in quali settori ?

Quali cambiamenti delle regole del mercato del lavoro dovranno essere attuate per consentire un progressivo inserimento dei migranti senza disperdere i diritti e le conquiste dei lavoratori europei? Sarà necessario stabilire delle prime regole europee comuni, in deroga alle diverse legislazioni nazionali sul  lavoro,  per il primo periodo d’inserimento ?

E’ possibile gestire il problema dei migranti senza farsi carico contemporaneamente  ed insieme almeno degli inoccupati europei?

La mia impressione è che, tuttavia, la classe dirigente europea sia molto lontana da una prospettiva del genere : Si dimostra impreparata e divisa. Pensa di gestire tutto a livello nazionale o scaricando la questione sulla Turchia di turno: Niente di più illusorio!

Dobbiamo iniziare una profonda lotta politica in Europa per far affermare una classe dirigente diversa che sia favorevole a queste misure.

 

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Autore: admin

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