Francesco TOZZA- Gli Esecutori. Un giovane, grande pianista (L. Debargue, al Verdi di Salerno)


Musica     Esecutori


 

UN GIOVANE, GRANDE PIANISTA

 

FRA TANTI GOVAI ENTUSIASTI

Recital di Lucas Debargue –  Teatro Verdi di  Salerno

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Forse ai miracoli…. bisogna cominciare a credere, almeno a quelli prodotti dall’arte (nello specifico dalla musica), l’unica in grado ormai di sollevarci dalle quotidiane brutture, regalandoci pause di bellezza e godimento, senza distinzioni anagrafiche, barriere politiche, irrinunciabili (così sembra!) divisioni di campo, solo riacquistando la perduta capacità di provare emozioni nei territori ancora in grado di offrirne, magari loro malgrado. E un miracolo – a suo modo, certo – è avvenuto venerdì sera per il concerto inaugurale (primo di sei previsti) della stagione musicale appena iniziata al Verdi di Salerno: fra le consuete contraddizioni (un abusato repertorio, che si vorrebbe più coraggioso, nelle scelte operistiche, una poco generosa offerta nella programmazione dei concerti), che tuttavia non impediscono la partecipazione degli spettatori di buona volontà, cui la sacrosanta polemica (che deve però avvalersi anche di costanti verifiche) nulla toglie al permanere di un altrettanto sacrosanta esigenza dello specifico, per molti peraltro non appagabile altrove, accompagnata comunque dall’auspicio che si faccia sempre di più e meglio.

Il miracolo, per così dire, è stato vedere, davanti al teatro, poi in sala e nei palchi, una folla strabocchevole di giovani, fra i quali gli adulti – per una volta – erano davvero delle mosche bianche! Laicamente… il miracolo è presto spiegato: si è finalmente capito, da parte di chi gestisce il Municipale, che i vuoti paurosi in teatro, essenzialmente alla concertistica, peraltro la più formativa (la lirica richiama, invece, le fasce più adulte, per non dire anziane, del pubblico), erano determinati da una politica dei prezzi certo non incoraggiante per le tasche delle generazioni più giovani. Da quest’anno, invece (ma ci voleva tanto a capirlo! Personalmente abbiamo sottolineato il problema da molto tempo e in molti articoli), i ragazzi di alcuni istituti scolastici salernitani (e la cosa si può ulteriormente estendere: si finirà col non aver più posti in teatro, con la conseguenza di dover programmare delle repliche anche in un settore così delicato!) hanno avuto la possibilità, con qualche decina di euro, di sottoscrivere abbonamenti che permettono loro di assistere all’intera stagione (alla prova generale, che ormai anche qui è piuttosto un’anteprima, delle sei opere liriche in cartellone, nonché ai sei concerti programmati).

E’ stato, dunque, davvero bello vedere tanti giovani a teatro; ma il vero miracolo….. è stato verificare con quale silenzio, direi quasi raccoglimento, dovuto ad effettivo interesse e sincera attenzione (che certo non si manifestavano nelle vecchie mattinate scolastiche e agli stereotipati spettacoli che vi si offrivano un tempo), si è seguito il concerto. Merito – bisogna subito dire – di un giovane (appena ventiseienne) pianista, di cui non si sapeva molto (al di là delle solite notizie captabili su Internet), comunque non ancora divorato dallo star system, con un solo CD al suo attivo (che siamo corsi ad acquistare il giorno dopo il concerto!). Perché Lucas Debargue si è rivelato un’autentica sorpresa, anche per chi, nella sua non breve esperienza, ha avuto modo di ascoltare dal vivo non solo le più recenti, ma anche le vecchie glorie del pianismo internazionale, ormai non più sulla breccia.

L’inizio, con la sonata in si minore, apice della produzione pianistica di Liszt, è stato folgorante: un apparente unico movimento, fatto di alternanze ritmiche, con una parte lenta intercalata nel suo sviluppo da un diabolico fugato, poi un’enigmatica ripresa e un cromatismo che sfiora l’atonalità, il tutto offerto da Debargue con una forza continua, un magistero ostinato e focoso, gettando un ponte  – con le arcate irruenti e interminabili del suo stile (un misto di incandescenza e riflessione) – fra lo spazio invalicabile e gelido della sua concentrazione e quella, via via quasi attonita, dei suoi ascoltatori. Dopo la rituale pausa, il  pianista, tornato a sedersi con l’intima convinzione, giustificata peraltro, di avere ormai in  pugno il non facile uditorio, ha riattaccato con le sue mani, galoppanti romanticamente sulla tastiera.

Non a caso il secondo movimento della sonata in fa maggiore di Scriabin (la n. 4 op. 30), che andava eseguendo, parla di prestissimo volando! Le sue erano zampate impazienti, balzi improvvisi, slanci ferini, che non tradivano tuttavia il timbro visionario del suo tocco, quel suo fraseggiare pieno di una suprema distinzione, in un gioco ispirato e luminoso al tempo stesso. Infine, senza più sottostare al piano tonale classico, pur riecheggiando sonorità listziane ma con procedimenti ormai impressionistici, approdava con Gaspard de la nuit di Ravel ad una melodia notturna e inesauribile, in cui, più che la pretesa quanto impossibile derivazione delle idee musicali dalle immagini letterarie (il rinvio dell’autore a 3 prose di Aloysius Bertrand, letterato del primo Ottocento), si esprimevano le sonorità corporee dello strumento, spinto instancabilmente ai vertici della sua potenza espressiva, per poi ricadere in una specie di spossatezza che, in un equilibrio geniale perché del tutto personale, stabiliva una compensazione meravigliosa di ritmi ed espressioni.

Scroscianti alla fine gli applausi, insistenti le richieste di bis, soddisfatte con tre preziosi pezzi scarlattiani, dalle sonorità clvicembalistiche fascinosamente sposate a presentimenti di musica nuova, che solo le grandi interpretazioni, in piena innocenza, riescono ad esplicitare.

Autore: admin

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