Teatro del Canovaccio, Catania- Sino al 15 maggio, “Virginedda addulurata” di G. Torregrossa

 

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VIRGINEDDA ADDULURATA

Un’opera di Giuseppina Torregrossa, per la regia di Nicola A. Orofino- Interpreti, Egle Doria e Francesca Vitale

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Presso il teatro Canovaccio a Catania, con repliche dal 6 al 15 Maggio, ha debuttato “Virginella Addulurata”autrice Giuseppina Torregrossa medico di Palermo, che nel tempo libero, come essa stessa dice “ si dedica a scrivere storie di vita vissuta”. “Virginella Addulurata” con la regia di Nicola Alberto Orofino, è appunto una storia realmente vissuta dove la condizione della donna siciliana succube alle violenze dell’uomo diventa il punto principale di Giuseppina Torregrossa.

Il racconto di violenza fisica e psicologica trae spunto da un fatto realmente accaduto nella città di Trapani poco tempo fa. Un uomo assieme alla sua amante danno fuoco alla moglie di lui incinta di nove mesi dopo averla prima uccisa.

Torregrossa quindi crea un connubio tra Santi e donne dove la tragedia, la violenza, la muta sopportazione della donna, viene svelata solo attraverso il dialogo muto tra la donna e i Santi, che ci guardano fissi ,silenti, ma nell’immaginario dell’autrice e del registra, pensano, ci scrutano, ci giudicano.

Siamo a Palermo quindi chi può essere la santa DOC a cui le donne Palermitane rivolgono le loro richieste di grazia? Santa Rosalia ovviamente, la Santa che liberò la città di Palermo nel 1624 dalla peste la Santa che visse in completa solitudine in una grotta nei pressi di S.S. di Quiscuinia nell’Agrigentino, prima di trasferirsi a Palermo dove mori.
virEd è a Lei che le protagoniste della storia e della tragedia reale si rivolgono ognuna con delle richieste, con delle lacrime, con delle suppliche. A santa Rosalia quindi si rivolgono: la vittima, la madre della vittima, la figlia della vittima e per finire l’amante del marito, tutte con la loro verità e la loro ragione.
Nel testo si esalta il sacro e il profano dove non sempre le questuanti chiedono ciò è sacro, quindi il confine tra il bene e male diventa sottile.
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Le scene vengono rappresentate da una coppia di attrici Egle Doria e Francesca Vitale le quali assieme alla voce fuori campo di Fiorenzo Fiorito daranno voce a uomini e donne che si alterneranno sino alla tragedia finale. Egle Doria riesce in maniera magistrale a intercambiare i personaggi passando dalla moglie succube picchiata, umiliata che non capisce di essere di fronte ad un baratro, alla figlia maggiore carica di odio nei confronti del padre ma con un senso di colpa per avere abbandonato la madre andandosene via da casa, all’amante che davanti alla Santa riconosce le sue colpe ma si giustifica perché, come la moglie, è anch’essa presa da quest’uomo violento, forte quasi come se fosse il diavolo.

Bellissima l’interpretazione di Francesca Vitale nella parte della Santuzza, che passa da un rigido atteggiamento sacro, dove ascolta le lamentele dei devoti , a quello di una Santa quasi reale viva che si è stancata di questi devoti troppo invadenti che chiedono grazie a iosa rischiando che la Santuzza ,dato l’età, si dimentichi oppure faccia confusione.
(messinaweb)

Autore: admin

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