Giuseppe CONDORELLI- ‘Bisinnes’ dei rifiuti…anche umani (altre note su “Cicì, Cucì” di N. Romeo)


Teatro in itinere

 


‘BISINNISS’ DEI RIFIUTI….ANCHE UMANI

Altre note su “!Cucì…Cucì!” -scritto e diretto da Nino Romeo

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L’affettuoso “grido” – “Cucì…Cucì” (“cugino… cugino”, in dialetto siciliano) – che attraversa i due atti di Nino Romeo – in scena sui legni del Piccolo Teatro di Catania – permea con una solitaria dolcezza di sentimenti e di affetti, uno spettacolo denso di violenza e di sopraffazione.

C’è una piccola summa della nostra condizione isolana nella drammaturgia di Nino Romeo che ritorna a questo suo testo a venticinque anni dalla sua stesura e dall’assegnazione del Premio Fava:  l’ordinaria migrazione – per mare e per terra – il pregiudizio, la mentalità sessuofoba epatriarcale che si articola in lugubri e sinistre figure al maschile, le neoeconomie illegali – dalla manodopera in nero al “bisiniss” dei rifiuti fino alle mafie dai colletti bianchi – la quieta indifferenza nei confronti del più forte. Ma c’è, crediamo, molto di più: il paradigma di una personale condizione di sdradicamento e di perenne conflittualità con una città – la sua, la nostra – che con Nino Romeo non è mai stata prodiga, tutt’altro, e che il drammaturgo catanese scandisce magnificamente in questa sua “contemporaneità estetica”.

Il susseguirsi di brevi sequenze – nave, treno, campagna, piazza, casa – in cui si struttura la messinscena, non solo allude ad un procedimento tipicamente cinematografico ma costitutisce le tappe di un viaggio tanto più doloroso quanto più si avvicina al suo epilogo. E lungo questa personalissimo cammino di passione si muovono infatti Filippo e Vannina, i due protagonisti, replicati sulle scene in altre due coppie omologhe. Non c’è dunque, volutamente, determinazione: ogni presenza condensata in una meta-teatralità che collide volutamente con un registro linguistico pieno, aspro e musicale ad un tempo (comè lo è il dialetto che lo riecheggia) e con una serie di presenze-simbolo immanenti che sovrastano tutta la vicenda. Insomma in questa riproposizione vale per Romeo quella Sicilia come “metafora” di sciasciana memoria che si fa condizione del mondo, e che, come valore aggiunto, proietta appunto luoghi, persone e fatti su uno schermo indecifrabile, bruciato.

Eppure Filippo e Vannina rimangono uniti, nonostante i tremendi vissuti personali: lui maritato con la sorella del boss locale a sfidare le leggi della “Famiglia”; lei che dovrebbe coniugare la sua condizione di vedova con un irreprensibile anonimato di sentimenti e di desideri. In questo modo e in quel mondo mafioso e intransigente, il loro ritorno pare diventare una terra desolata e il figlio che attendono un “sorbo acerbo”, la “pietra lanciata contro il destino”. Sul muro del rifiuto pagheranno la loro eversione in un finale crudele e terribile che sulle scene si ricompone nella straziante “Lacrimosa” mozartiana  e nell’anonimo, ferale, apperentemente definitivo “non è successo niente”. Anche se – fulmen in clausura – i loro pensieri e lo loro parole, confortate dalle note dell’omonima canzone di Battisti, si faranno annuncio di speranza concreta e di liberazione.

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“! Cucì’…Cucì !”  di Nino Romeo   Produzione Gria Teatro   Regia e luci : Nino Romeo   Scene: Alessandra Garofalo e Gabriele Pizzuto. Costumi: Rosy Bellomia.  Disegno musicale: Ennio Nicolosi.  Disegno sonoro: Giuseppe Romeo.  Riprese e montaggio video: Gaetano Pulvirenti   Supervisione: Graziana Maniscalco    Interpreti: Ludovica Calabrese-Franco Colaiemma- Pietro Casano-Nicola Costa- Pietro Cucuzza- Sara Emmolo- Alessandro Incognito- Valeria La Bua- Emiliano Longo- Viviana Militello- Emanuele Puglia- Camillo Sanguedolce. Piccolo Teatro di Catania

Autore: admin

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