Federico BONI- Ben poco è risolto (Pasolini e “La macchinazione”)

 

Lo spettatore accorto*



BEN POCO E’ RISOLTO

La macchinazione: trailer e poster del film su Pier Paolo Pasolini con Massimo Ranieri

Pier Paolo Pasolini al centro de “La macchinazione”, nuovo film di David Greco, con Massimo Ranieri

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2 novembre del 1975. Pier Paolo Pasolini viene trovato morto alle ore 06:30 all’Idroscalo di Ostia dalla signora Lollobrigida, come riferito dal verbale di polizia, eppure la stampa da’ la notizia del decesso del poeta alla stessa ora, proprio quella mattina. Praticamente in tempo reale. Ma non c’era Internet all’epoca, così come non esistevano i telefonini cellulari. Basterebbe partire da questo ‘quantomeno singolare’ episodio per capire quanto sia ancora oggi irrisolto ed avvolto nel mistero l’assassinio di Pasolini. 41 anni dopo è David Grieco, attore in Teorema ed assistente di Maria Callas per Medea, a ricollegare e far venire a galla quei pesanti indizi che trasformano la morte di Pasolini, suo amico e all’epoca confessata dal giovane Giuseppe Pelosi, in un’autentica ‘macchinazione’ di tipo statale. Un complotto che unì neonata P2 e malavita capitolina, ancora oggi taciuto e pronto a sbarcare in sala a partire dal 24 marzo con Microcinema.

Un film molto atteso, questo di Grieco, perché in uscita un anno dopo la deludente ‘visione pasoliniana’ di Abel Ferrara, onestamente scialba e discutibile, tanto da portare lo stesso David a negare la propria collaborazione al regista americano. Questo perché Pasolini, per Grieco, è stato un amico di famiglia. Dal 1970 in poi Pier Paolo l’aveva scelto come intervistatore privilegiato, quando lavorava per l’Unità, mentre nel 1976 la famiglia Pasolini chiese proprio a David di scrivere la parte ‘culturale’ della memoria di parte civile firmata dall’avvocato Guido Calvi. Avendo seguito il processo Pasolini dal di dentro, Grieco ha accumulato materiale e indizi che ora, attraverso La macchinazione, si materializzano su grande schermo. Prendendo anche spunto dal libro autobiografico Io so come hanno ucciso Pasolini, pubblicato nel 2011 da Pino Pelosi, in cui dopo 36 anni di menzogne quest’ultimo riconosce finalmente di non aver ammazzto da solo il poeta, Grieco ricostruisce gli ultimi tre mesi di Pier Paolo.

Nel farlo si è affidato a colui che lo stesso Pasolini, nel 1975, definì una sorta di suo ‘sosia’. Massimo Ranieri, 46 anni fa David di Donatello al debutto con Metallo per poi finire nel dimenticatoio del cinema italiano. Inspiegabilmente. Perché Ranieri è un attore straordinario, credibile e dal grande impatto drammaturgico. La somiglianza con Pasolini, come riconosciuto a suo tempo proprio da Pier Paolo, è sbalorditiva. I lineamenti, gli zigomi, la mascella importante, le labbra sottili. Inforcati gli occhiali, Ranieri è Pasolini, anche se fermo e limitato ad un aspetto fisico. Perché a mancare sono le movenze del poeta, il suo tono di voce, la parlata emiliana. Scelte probabilmente volute che cozzano però con l’incredibile somiglianza tra i due, all’interno di un film che si srotola come se fosse un’inchiesta giornalistica, seminando dubbi e verità fino ad oggi poco conosciute. Ma in che modo, Grieco, ha messo insieme così tanto materiale? Ed è qui che il regista, solo al suo secondo lungometraggio 12 anni dopo Evilenko, tende a sbandare, prendendo strade discutibili nella loro scelta stilistica e narrativa.

Dei 100 ultimi giorni pasoliniani a cui assistiamo scopriamo le verità su un rapporto, quello tra Pier Paolo e Pelosi, da mesi in piedi. I due si frequentavano da tempo, smentendo così quanto detto nel 1975, che voleva Pino aver conosciuto Pasolini la sera stessa della sua morte. Sono anni difficili per Pier Paolo, autore sul Corriere della Sera di editoriali che affrontano gli avvenimenti più tragici del nostro paese, vedi stragi, terrorimo, evasione, corruzione e collusione degli apparati dello Stato. E’ un personaggio sempre più scomodo, Pasolini, anche perché al lavoro su un romanzo di tipo giornalistico, Petrolio, che ruota quasi interamente attorno a Eugenio Cefis, all’epoca presidente dell’ENI e Montedison, nonché creatore, nel 1973, della loggia massonica deviata denominata Propaganda 2.

Aspetti fondamentali per provare a capire ‘chi’ si nascondesse dietro la sua morte, avvenuta non tanto per il pestaggio subito bensì a causa dell’Alfa GT che lo investì ripetutamente. La sua stessa auto guidata da Pelosi, si scrisse all’epoca. Mentendo, dice oggi Grieco, perché c’era una seconda Alfa GT, quella sera all’Idroscalo, e fu quella macchina ad uccidere Pasolini. Ed è qui, nell’ansiogena parte finale che ricostruisce in maniera estremamente drammatica l’omicidio di Pier Paolo, grazie anche ad un montaggio che improvvisamente prende la strada dell’alternanza temporale, che La Macchinazione da’ il meglio di se’.

Prima, tra stacchi di montaggio con discutibili colori seppiati, visionarie e nel suo caso profetiche interpretazioni della realtà, continui salti di scrittura tra vita privata, ansie lavorative legate allo storico furto dei negativi di Salò o le 100 giornate di Sodoma e tracce di malaffare politico da lui intuite e denunciate, il Pasolini di Grieco finisce per strabordare nei contenuti e nella sua messa in scena, sbracciando faticosamente in un’opera che utilizza i canoni e il ritmo del genere thriller senza però esimersi dallo strizzare l’occhio ad un tipo di cinema forzatamente d’autore (*dal blog dell’autore\cineblog- che ringraziamo)

Autore: admin

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