Franco LA MAGNA, Umberto ROSSI- Recensioni brevi (“Kung Fu Panda 3”, “La Corte”)

 

Cinema   Recensioni brevi

 


DUE FILM RECENTI

“Kung Fu Panda 3”, un film du Alessandro Carloni e Jennifer Yuh

Kung Fu Panda 3

Puntuale, come un cronografo svizzero, l’orso pacioccone inventato dalla DreamWorks, imbattibile campione di kung fu, riappare nelle sale pasquali italiane con un terzo episodio (che forse preannuncia il quarto) diretto da un tandem, il milanese Alessandro Carloni in coppia con Jennifer Yoh, già regista del secondo Panda Po.

Finalmente ritrovato dal vero padre, agnizione che provoca l’angoscia (poi placata) dell’oca che lo ha adottato, Panda Po viene iniziato dal genitore al “paradiso segreto dei panda”, dove però sarà costretto ad addestrare i suoi felicemente raggiunti simili contro il cattivissimo Kai, tornato in vita più assetato che mai di vendetta e di potere e già padrone del “Ci” (l’anima del kung fu che vive dentro gli adepti) perfino della formidabile squadra di Po.

Epico scontro finale nel “pandico” paradiso e quasi morte dell’intrepido Po che riesce a riportare il malvagio e terrificante Kai tra gl’innocui ectoplasmi da cui proviene, mentre la scellerata squadra al suo seguito viene sbaragliata  dal resto dei panda.

C’è da giurarci, i nuovi personaggi preparano un ulteriore sequel, per quanto i segni della stanchezza incombono in questo terzo tipico franchise moderatamente divertente, nonostante i risultati al box-office sembrino ancora premiare i fantasiosi creatori. (f.l.m.)


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“La Corte”, un film di Christian Vincent

La corte

Con  Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier, Corinne Masiero, Sophie-Marie Larrouy, Fouzia Guezoum, Simon Ferrante.

 

“La corte”, in originale L’hermine (L’ermellino) del francese Christian Vincent ha consentito a Fabrice Luchini di ottenere il riconoscimento per la migliore interpretazione maschile all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Nella stessa manifestazione al film è stato assegnato il premio quale migliore sceneggiatura.

E’ un testo classico, impostato in maniera tradizionale, perfetto nella scelta dei tempi e personaggi. Xavier Racine è presidente di Corte d’Assise di Saint Omer, una cittadina dalla parti di Calais nel nord – ovest della Francia, è un uomo chiuso, metodico, orgoglioso del suo grado, attento al rispetto dei ruoli e delle procedure. Un giorno deve giudicare un giovane disoccupato, un uomo marginale al limite del sottoproletariato, che ha denunciato la morte della sua bimba di 7 mesi e ha finito per confessare di averla uccisa lui, a calci, dopo averla rinchiusa in un ripostiglio perché non ne sopportava più il pianto. La formazione della giuria che, secondo la procedura rimarrà in carica per tutti i processi che si terranno durante un certo periodo, porta in aula, come giurata, anche una dottoressa d’origine danese. E’ la stessa che ha curato, anni addietro, il magistrato quando ha avuto bisogno di un ricovero a seguito di un grave incidente.

Da quell’occasione il presidente ha covato una vera passione per la donna e, ora che ha appena divorziato dalla moglie, sente rinascere quel sentimento e ha finalmente il coraggio di esprimerlo all’amata. Il film diventa così il quadro di due storie d’amore: quella dell’imputato che, alla fine, sarà assolto lasciando nello spettatore il sospetto che si sia assunto ogni colpa per salvare la moglie e quella del magistrato che lo sta giudicando. Fabrice Luchini dà del giudice una dimensione simenoniana scavando a fondo in un personaggio complesso quanto solitario. La sua capacità di mescolare damma e ironia (si veda l’episodio in cui scopre che la figlia dell’amata ha filmato parte del processo, cosa vietatissima) conferisce al film uno spessore maestoso che lo qualifica come opera d’impianto classico, ma di grande forza emotiva. (u.r.)

Autore: admin

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