Francesco NICOLOSI FAZIO- Donna non più in affitto (Franco Di Concia jr. in “Filumè” da Eduardo)

 

Lo spettatore accorto

 

 

DONNA NON PIU’ IN AFFITTO

“Filumè.  Una voce e mille pensieri”

Di e con Franco Di Corcia jr.  Liberamente ispirato a “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo.  Regia: Mario Matteoli  Luci ed audio: Mattia Pagni  Consulenza emotiva: Laura Bonocore.

Al Teatro del Canovaccio – Catania

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Lo spettacolo si apre con la splendida canzone napoletana “Indifferentemente” (Mina) che sintetizza (quasi una sceneggiata all’inverso)  il doloroso rapporto di Filumena con Mimì, la notissima vicenda a cui si ispira lo spettacolo. Qualcuno poteva aspettarsi magari “Pazza idea”, considerando che  sulla scena c’è solo e sempre “un uomo vestito da uomo” come ci sottolinea Di Corcia. Ma il passaggio tra pazzia e genialità è breve e lo spettacolo trasuda saggezza.

Il teatro di Eduardo viene quasi sempre ripresentato con una triste e pedissequa riproposizione delle messe in scena del commediografo napoletano. In questi casi ci siamo sempre pronunciati con: “Meglio il DVD!”. Forse per i grandi del teatro bisogna superare il secolo dalla scomparsa, per permettersi di variare qualcosa nei loro testi, difatti quello che accade da tempo per Shakespeare non si applica ancora a Beckett. Invece Franco Di Corcia ci gratifica rischiando con una messa in scena scarna e radiofonica, dove “la Voce e la voragine dei sentimenti” rapiscono letteralmente il pubblico. Quasi trent’anni fa Erica Bilder, per il Mama Cafè di New York, fece un percorso inverso, mettendo in scena l’opera radiofonica “Cascando” di Beckett.

Riteniamo che l’operazione culturale/chirurgica (la parola come bisturi), eseguita nello spettacolo, estrae ed offre una dimensione esatta del grandioso personaggio di Filumena, quasi che gli altri personaggi, come pure interi brani della storia, stiano  dentro l’opera originaria come per caso, mentre il vero centro e motore della vicenda è la donna, lei da sola.

Ecco che uno spettacolo di, esattamente, 70 anni fa si attualizza alla perfezione, inserendosi nella realtà europea, in un momento di lotte culturali e morali, con “intellettuali” che si dibattono tra unioni, paternità, maternità ed uteri in affitto. Il grande personaggio, così ben interpretato da Di Corcia (pisano!), ci ricorda che gli esseri umani, come i figli, “hanno a esse’ uguali”.

Franco riesce a mostrare la incoercibile volontà di Filumena di affermare la propria identità, di donna, di madre, di amante. Una lotta strenua, ed all’ultimo sangue, per il suo riscatto, che diventa pure una scelta femminista ante litteram. Una donna che si afferma anche con le splendide armi dell’eterno femminino, menzogna compresa, ma che ne conserva l’immenso patrimonio morale, pari a quello culturale e genetico. Una lotta senza quartiere e senza padroni, unico riconoscimento possibile è quello, mistico, ad un’altra donna: la “Madonna delle rose”.

Per questo tutti, uomini e donne, tifiamo per Filumè, un “nuovo” personaggio che, finalmente, ci giunge, ancora più vicino e moderno.

Dal teatro di oggi ci aspettiamo proprio questo.

Autore: admin

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