Agata MOTTA- Maestri. Gianrico Tedeschi “Vidi Zacconi e scelsi il teatro”

 

Maestri

 

GIANRICO TEDESCHI “VIDI ZACCONI E SCELSI IL TEATRO”

Incontro con l’anziano, grande attore di scena a Palermo in uno spettacolo di Franco Branciaroli

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Una vita lunghissima e straordinaria quella di Gianrico Tedeschi, classe 1920, che ha attraversato quasi per intero il secolo breve e che continua a regalargli soddisfazioni, riconoscimenti e, soprattutto, la gratitudine di un pubblico al quale concedere grandi interpretazioni, scaturite dal lungo mestiere e dalla disinvolta dimestichezza con il palcoscenico calcato con amore mai sopito.

In scena al Teatro Biondo fino al 24 con Dipartita finale, bellissimo spettacolo di Franco Branciaroli, Tedeschi seduce per quel suo modo innocente e smaliziato insieme di affrontare la scena, per quell’abbandono fiducioso al miracolo dell’arte che si concretizza in gesti e parole da ripetere e da reinventare. Inutile sottolineare che intervistarlo è una grande emozione, perché sembra di attraversare la Storia stessa che, in quell’esilissimo corpo, testimonia la necessità della memoria, il bisogno di credere in ciò che il tempo non è in grado di cancellare.

In Tedeschi il teatro sembra trasformarsi in un elisir di lunga vita e lui stesso ammette che la passione, in questo caso per ciò che si consuma sulla scena, “è la chiave per una vita piena di senso”. L’attore racconta di aver capito che il teatro sarebbe stata la sua missione già all’età di 10-12 anni “quando mio padre mi portò a vedere Zacconi negli Spettri di Ibsen”. Dopo quell’occasione, fu durante gli anni bui della II guerra mondiale, epoca in cui da giovane ufficiale visse l’esperienza della deportazione, che il desiderio di riaffermare la vita in un’epoca di morte lo dirottò verso un teatro realizzato in prima persona, non da spettatore ma da attore, un teatro salvifico che potesse ricreare una condizione di apparente normalità.

Da lì è stato tutto un susseguirsi di fortunate avventure vissute con colleghi che sono entrati a far parte del gotha teatrale e, fra i tanti, Tedeschi dedica un ricordo particolarmente affettuoso a Franca Valeri, definita “carissima amica, grande donna, magnifica teatrante”. Altrettanto prestigiose sono state le collaborazioni con registi teatrali e cinematografici di grandissimo spessore – il cinema è sempre stato un’altra delle sue assidue frequentazioni – quali Orazio Costa,  Luciano Salce, Pasquale Festa Campanile, Mario Monicelli, Giorgio Strehler.

Nel 2011 ha lavorato con Luca Ronconi in La compagnia degli uomini di Edward Bond vincendo il premio Ubu come miglio attore. Cosa conserva di questa esperienza?

Ronconi è stato un maestro insuperabile nella lettura di un testo, un grande artista che mi ha lasciato l’acuto rimpianto di non aver potuto collaborare maggiormente con lui”.

Gli anni ’60 hanno visto Tedeschi protagonista dell’intensa stagione dei grandi sceneggiati televisivi. Erano anni in cui la TV aveva anche una funzione educatrice sul piano culturale e su quello linguistico.

Cos’è cambiata oggi la televisione? Ha del tutto rinunciato a quelle funzioni o ne ha creato delle altre per restare al passo con le trasformazioni sociali?

Non saprei dire cosa è diventata la tv perché non guardo programmi di intrattenimento, solo politica, inchieste, alcuni talk. Sento però da molti che da guida del gusto popolare ne è diventata inseguitrice.

L’aver prestato il suo volto a pubblicità indimenticabili (le caramelle Sperlari, il formaggio Philadelphia), attraverso le quali entrare quotidianamente nelle case degli italiani, ha giovato alla sua carriera o alla lunga se n’è sentito imprigionato?

Nè giovato nè danneggiato, la pubblicità, almeno allora, serviva ad un attore per sopravvivere tra una scelta teatrale o cinematografica e l’altra.

Com’è il rapporto con le sue due figlie?

Ottimo, perché amorosamente distaccato. I figli non sono mai nostri.

Lasciamo Tedeschi al suo lavoro, fra poco tornerà in scena nei panni di Pol, uno dei barboni di Dipartita finale, e lo lasciamo in ottima compagnia perché avrà accanto lo stesso regista Branciaroli, Ugo Pagliai e Maurizio Donadoni.

Autore: admin

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