Teatro della Pergola, Firenze- Sino al 24 marzo, Anna Marchesini in “Cirino e Marilda non si può fare”


Teatro delle Pergola Firenze

5 – 24 marzo

Marisa Srl presenta

ANNA MARCHESINI

racconta

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CIRINO E MARILDA NON SI PUÒ FARE

di Anna Marchesini   musiche eseguite dal vivo da AIRE DE MAR

Martin Diaz, chitarra   Marco Collazzoni, sax e flauto   Saverio Federici, percussioni   abito di scena Maison Gattinoni

Durata: 1h e 20’, atto unico.

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Un grande ritorno sul palcoscenico del Teatro della Pergola da martedì
15 a giovedì 24 marzo. A dieci anni da La cerimonia del massaggio di
Alan Bennett, Anna Marchesini racconta “Cirino e Marilda non si può
fare” ovvero le avventure del professor Cirino Pascarella e di Marilda,
single quarantenne che mamma Olimpia vuole vedere accasata proprio con
il timido professore. Accompagnata dalla musica dal vivo del trio AIRE
DE MAR, Marchesini conferma le sue doti di grandi affabulatrice,
partendo da un testo scritto appositamente per il teatro e tratto dal
suo libro edito da Rizzoli, Moscerine – la scrittura è felicità. Una
maratona emozionale su un palcoscenico nudo, senza supporti scenici,
dove i veri protagonisti sono il corpo, i movimenti e la voce.

“Cirino e Marilda non si può fare” è l’espressione del talento
poliedrico di Anna Marchesini, attrice che riesce a restituire le
mille sfaccettature dei suoi personaggi e a far sorridere delle
incomprensioni che nascono dall’incontro/scontro di mondi diversi e
distanti. A dieci anni da La cerimonia del massaggio di Alan Bennett,
l’attrice e scrittrice torna al Teatro della Pergola da martedì 15 a
giovedì 24 marzo, accompagnata dalla musica dal vivo del trio AIRE DE
MAR.

“Io sono nata plurale quindi non è la prima volta che faccio un
monologo e interpreto tutti i personaggi”, spiega Anna Marchesini,
“non ho più bisogno di cambiarmi d’abito, rimasta sola senza Tullio
Solenghi e Massimo Lopez mi sono moltiplicata. Con gioia racconto
questa storia su di un palco spoglio, per permettere alla voce e al
corpo di riscrivere ogni volta la storia, narrando non come un
lettore, ma come un attore ogni volta diverso, protagonista della
vicenda stessa che non può che viverla, rappresentarla senza mai
conoscerne la fine”.

Dopo aver lavorato in spettacoli non suoi (oltre a Bennett, Giorni
felici di Beckett e Le due zittelle di Landolfi), questa volta Anna
Marchesini si esibisce in un reading pensato interamente da lei. Il
sipario si apre e lei è già lì, in scena: fasciata in un elegante e
morbido abito uscito dalla Maison Gattinoni, è seduta su uno sgabello
e di fronte il leggìo regge le pagine del suo racconto; poco discosti
ci sono Martin Diaz alla chitarra, Marco Collazzoni al sax e flauto e
Saverio Federici alle percussioni.

“Quando ho pubblicato Moscerine non c’era Cirino e Marilda non si può
fare. Desideravo che alcuni dei personaggi del mio libro potessero
avere una vita in teatro. Però non mi sembrava che bastasse passare
dalla scrittura letteraria alla rappresentazione teatrale: allora ho
preferito scrivere un racconto appositamente per la scena. Mi è
piaciuto dare, specialmente alla figura di Cirino, un po’ la stazza
delle figure pirandelliane, personaggi come quelli de Il treno ha
fischiato che vivono una vita silente, invisibile, di cui non si
accorge nessuno e finiscono per non accorgersene neanche loro”.

Al centro della narrazione c’è un timido professore, Cirino
Pascarella, un universo sognato più che vissuto, sembra venire sempre
da lontano e non stare mai dove gli accade di trovarsi. Si è più volte
avvicinato alle cose senza avere però mai il coraggio di assaggiarne
il sapore, non ha fatto altro per tutta la vita che scivolare su di
esse come dita sui tasti di un pianoforte.

“È un uomo di 50 anni, vive da solo”, spiega Marchesini, “ha scritto
tutta la sua vita con un inchiostro pallido, una grafia quasi
invisibile. C’è stato un tempo in cui ogni volta che vedeva una cosa
quella si riempiva di possibilità, di eventualità, ma quel tempo
felice è passato. Presto, però, sarà travolto da un’inaspettata
turbolenza di emozioni da cui ha sempre cercato di tenersi distante.

A scombussolare la sua esistenza ci penserà donna Olimpia, la
tenutaria della Pensione Smeraldo in cui vive chiuso nella solitudine
e abitudine della stanza numero 12. È una donna immensa, portatrice di
tutto il senso comune e popolare, interessata solamente a far maritare
la figlia quarantenne Marilda, ma è incapace di decifrare i
comportamenti e i modi del professore, peraltro poco sensibile al
fascino femminile”.

Donna Olimpia, narra in scena Anna Marchesini, ha “l’aria della
megattera, un mammiferone antropofago che a furia di farsi gli affari
di tutti pare che abbia ingurgitato un condominio intero e che ora lo
porti dietro con sé con gran fatica”. Cirino Pascarella è
un’incantevole figura candidata a essere completamente travolta da
quel clamore, quella turbolenza di emozioni da cui ha sempre procurato
di tenersi distante, tuttavia donna Olimpia non riesce nemmeno a
procurare alla figlia un approccio con lui.

“Cirino e Marilda sono due mondi, due voci, si incontrano quasi
esclusivamente al di qua e al di là della porta della stanza 12”,
conclude Anna Marchesini, “quella porta come un diaframma separa a
malapena, senza proteggerlo, lo spazio buio abitato dal professore
dalla piena molesta e incontinente di Olimpia, che pare tracimare a
ogni istante e travolgerlo. Se non fosse che il nostro tutte le sere
se ne va così lontano, ma in un inconfessabile così lontano…”.

Due mondi diversi che si confrontano e che si scontrano, il tragico e
il comico si alternano e, spesso, si attraggono, diventando una cosa
sola. Basterà una luce accesa nella casa di fronte, abitata da un
ragazzo trentenne, a far capire al professore – con una vergognosa
intimità e una timidezza sconsolata – quello che fino a quel momento
non aveva capito o, perlomeno, tenuto nascosto, una specie di
nostalgia del possibile di cui non si conoscono gli aspetti, svaniti
prima ancora di accadere, “l’avvertimento di una vita diversa che non
era mai stata, ma che conteneva in sé le promesse di quello che
avrebbe potuto essere”.

Anna Marchesini guarda e descrive quello che per lei è l’invisibile,
quel qualcosa che modifica le nostre vite e che può cambiarle in
qualsiasi momento, anche in punto di morte. E il coinvolgimento è
totale.

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Autore: admin

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