Dispotico autore, lasciami lavorare! “Haus” con C. Fiorito al T. Piscator di Catania

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DISPOTICO AUTORE, LASCIAMI LAVORARE!

di Franco La Magna

Chiaraluce Fiorito in ‘Haus’

“Haus” di Mario Giorgi – con Chiaraluce Fiorito – al “Piscator” di Catania

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L’autore e il suo interprete. Rovello inestricabile di regia, fonte d’angoscia, verifica esaltante delle proprie virtù, libertà dalle proprie ubbìe. Perché da sempre il testo scritto è (pirandellianamente) forma, la sua interpretazione vita. Dunque? Conflitto irredimibile o suadente mediazione? L’inquietante interrogativo (dalle vaghe, insufficienti, risposte estetiche) sembra porsi granitico e inamovibile nello spumeggiante monologo “Haus”, scritto dal giovane autore bolognese Mario Giorgi e portato in scena al Teatro “Erwin Piscator” di Catania (storico “santuario” della più avanzata sperimentazione teatrale) da un’effervescente, sostanziosa, carnale Chiaraluce Fiorito, che oltre ad una prismatica, ironica e a tratti divertente interpretazione si è disciplinatamente autodiretta.

L’interprete-regista, si presenta scusandosi con il pubblico per dichiarare “che non potrà fare lo spettacolo” e ne spiega i motivi.  S’arrovella nell’incipit su una domanda, la prima d’una lunga serie, tentando d’interagire (talvolta con successo) con gli astanti, chiedendo, girovagando, saltellando dal proscenio alla platea, accostandosi e allontanadosi con la rapidità d’un cerbiatto. Lui, il dispotico autore (fisicamente assente) pretende che lei reciti completamente nuda, “perché devi spogliarti l’anima davanti a loro”, sentenzia . Ma lei ne è impedita a causa d’una allergia della pelle.

Dal diniego di lei si dipana un monologo stringente, una raffica di parole che s’irradiano arricchendosi via via di temi esistenziali, ma fondamentalmente ruotando sulla libertà del regista-attore di rappresentare l’opera secondo “la verità del suo creatore”.

Tema apertissimo (e mai risolto) anche nel cinema. Si pensi alla ‘vexata quaestio’, senza armistizio, delle trasposizioni cinematografiche tratte dalla narrativa: intenti illustrativi o rielaborazioni, o qualcosa che non sia né l’uno né l’altra? E attraverso quali principi estetici giudicare (o, peggio, pre-giudicare)?

A tutto questo s’aggiunge una metaforica ‘mancanza di casa’ (usbergo, rifugio, angolo personale) della protagonista, che sogna d’abitare finalmente fuori dal camerino teatrale (confuso con la vita reale o addirittura divenutone più vero), e l’attesa messianica, anaelata e temuta, del tirannico “lui”, onnipresente autore.  Finale aperto….(forse)

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“Haus, un monologo ‘senza veli’ ”  di Mario Giorgi

Interpretazione e regia: Chiaraluce Fiorito 

Disegno luci: Elvio Amaniera 

Fonica: Fabio Grasso

 

Al Teatro Erwin Piscator di Catania

Autore: admin

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