Francesco NICOLOSI FAZIO- Scaffale. Il sogno è vita (note su un romanzo di G. Bella)

 

Scaffale



IL SOGNO E’ VITA

“Gli angeli di Ittar” un romanzo di Giuseppe Bella-   Carthago edizioni.                    

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Nei primi ’80, in un giardino d’inverno siciliano, set di “Kaos”, si proponeva ai Fratelli Taviani un parallelismo tra l’inverno russo e l’estate siciliana, lunghi periodi di isolamento che creano grandi grafomani. Qualche anno fa Marco Belpoliti proponeva una splendida equazione letteraria: la letteratura europea sta a quella russa come quella italiana sta a quella Siciliana. E poi Brancati e Gogol.

Forse una vena storica e culturale unisce la minuscola Sicilia all’immensa Russia, culture che nascono proprio durante il periodo del massimo fulgore dell’impero di Bisanzio. Nella nobile Aci le  nobiltà di alto lignaggio affondano le radici proprio nell’impero romano d’oriente.

Dopo la splendida e ricca prefazione di Rocco Giudice, diviene impervio poter sintetizzare in un articolo un’opera come “Gli Angeli” di Pippo Bella, psicoteraupeta che da anni, con cadenza di un lustro, pubblica perfette opere letterarie, con case editrici nazionali. La struttura ad  episodi (11) ci sgrava dal fornire la trama, ma ci impegna a trovare il messaggio comune, la cifra risolutiva dell’opera.

Certamente ci conforta e conduce per mano il ponderato linguaggio che si apre, solo in abili tratti, alla vera poesia. Come già sul N. 9 dell’Espresso per Umberto Eco, in una nostra commemorazione, possiamo con certezza stabilire che l’eleganza di linguaggio di Pippo è profondamente onesta e leale. Non mancherebbero all’abile affabulatore (come al semiologo) gli strumenti per irretire il lettore nella ragnatela psicologica, a cui certa  letteratura di “successo” ci ha tristemente abituato.

Come nelle facciate della sua splendida Aci, vero e proprio topos e “convitato di pietra” del romanzo, si apprezza un barocco lieve e cesellato (Ittar), una vera scultura della parola, che è grande lavoro perché, come lo scultore, il maggior impegno di Bella è a sottrarre alla “materia” anziché aggiungere, in un mondo che invece, fuori dalla buona letteratura, è sempre più ridondante e falso.

La cifra è nascosta, sotto la coltre delle vicende cova la vulcanica fiamma del mistero, mistero che attraversa tutte le culture che formano l’occidente: il mito e la fede, il mondo classico e la  cristianità. Come da tempo sintetizzato: “siamo figli di Eva e di Ulisse”. In Pippo si coglie una ricerca del mito che è già un suo disvelamento, una visione altamente poetica che raggiunge una sua mistica laica, ma al contempo “ortodossa”. Una capacità di inserire tra le realtà più vere il sogno, che viene magicamente evocato e considerato una seconda verità.

Il romanzo, nel racconto che dà nome al libro, offre anche una riflessione politica, oltre che filosofica, il personaggio del brano, grande Presidente della nostra Regione, ci ricorda come “sic transeat gloria  mundi”, ma anche che oggi al Quirinale avrebbe potuto esserci un politico più valido dell’ultimo rappresentante di una dinastia della Sicilia Occidentale. Un politico (R.N.) che, come ricordano i familiari, in realtà non viaggiava quasi mai a sirene spiegate.

Tornando alla letteratura vera e propria, evocando la circolarità di Tolstoij, riprendiamo il Cinema dei Taviani e la Madre Russia. Nel romanzo, come nel cinema dei fratelli, il delitto non è mai cruento, perché essenziale alla trama, anzi, anche per il parricidio, è reso lieve, quasi soltanto evocato. Un delitto senza castigo, quasi senza delitto stesso, ma che serve come elemento caratterizzante i limiti, gli abissi e le vette che può raggiungere la psiche umana. Inutile far nomi.

La lettura de “Gli angeli di Ittar” non solo è assolutamente gradevole e coinvolgente, ma riteniamo che, grazie anche alla sua forte relazione con il sogno, faccia realmente, quasi terapeuticamente, “bene”.

Autore: admin

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