Vincenzo SANFILIPPO- Donne di lotta e d’amore (E. Bernard e M. Fiore. T. Stanze Segrete, Roma)

 

Lo spettatore accorto

 

 

DONNE D’AMORE E DI LOTTA

donne d'amore e di lotta

PENELOPE, GUDRUN ESSLIN, UNA VITTIMA DEL G8

Scritto e Diretto da Enrico Bernard   Attrice e danzatrice: Melania Fiore Datore Luci e Assistente alla Regia Riccardo Santini  Musiche G. Verdi, A. Dvorak, S. V. Rachmaninoff, F. Chopin, Patti Smith. Teatro Stanze Segrete, Roma  Prod.  Libere Onde

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Il teatro Stanze Segrete, diretto da Ennio Coltorti, nel programma di  questa stagione 2015/2016, innesta meta-linguaggi intersoggettivi, configurandosi come luogo scenico capace di  esprimere modalità di nuova drammaturgia.

Lo spettacolo Donne d’amore e di lotta, tre storie di amore, passione e coraggio, fa subito riflettere sulle funzioni che debba avere l’arte nella società, in quanto, lo spettacolo, pur narrando differenti omologhe passioni  – per il proprio uomo, per la giustizia, per l’arte –  enuclea, in una composita ballata teatrale, la biografia letteraria dell’autore Enrico Bernard, radicata  in un coerente modello scritturale di teatro politico che evolve, da momenti di conflittualità esistenziale,  verso situazioni  estremamente drammatiche.

L’autore, insieme a Melania Fiore, con la quale ha creato una sinergia artistica ormai sperimentata e collaudata, continua ad approfondire  il fascino magico del teatro, il potere diabolico di seduzione, soprattutto la sua portata politica di impegno civile. Con questo pregevole allestimento tutto centrato sui linguaggi teatrali, insieme intendono denunciare la corruzione ideologica, similmente come  si evidenzia nelle diverse polarità di conflitto dei tre personaggi femminili.

Li interpreta Melania Fiore, con specularità psicologiche attraverso una splendida e costruttiva performance portatrice di sperimentazione e quantificazione di contenuti espressivi. Per Lei studiare le pièce di Bernard significa entrare nelle problematiche poetiche della mente narrativa dell’autore col bisogno di verificarne un’ipotesi introspettiva dei personaggi.

Anche lo spazio minimale connota un elemento scenico costituito da una  vecchia trave infilzata su un blocco di arenaria, un reperto simbolico inquietante, assemblato da Bernard,  simile a un  totem ammantato di feticismo e provvisto di poteri invisibili di repressione. Intorno  pareti specchianti serviranno, durante le tre pièce, ad amplificare l’estensione tridimensionale delle immagini performative espressi da Melania Fiore.

La prima pièce è una “ballata in rima” mitologica in cui l’attrice nel personaggio di Penelope evoca il ritorno di Ulisse, propiziandolo con un immaginifico fluente girotondo intorno a quel relitto legnoso di  barca, con sottofondo il rumore delle onde che  vi si infrangono. E intanto mima,  con  movimento rotatorio delle braccia, l’avvolgere e svolgere della tela funebre per il suocero Laerte, procrastinando alle “calende greche” la scelta di uno dei suoi pretendenti al trono dell’assente Ulisse, colpevole di aver dimenticato le ragioni del cuore per una guerra insensata.

L’attrice alterna movenze fluttuanti e rime cantate del testo epico, mentre appropriate classiche ouverture acquistano piena sintonia tra drammaturgia e partiture sonore. L’atmosfera cromatica emessa dai punti luce emana riferimenti significanti della lettura simbolica dei vari quadri scenici che si susseguono, assumendo effetti plastici connessi ai contenuti figurali costruiti dall’azione performativa.

Nella seconda “ballata” l’interpretazione dell’attrice cambia registro di voce, immedesimandosi  con le vicende ormai storicizzate dell’attualità della lotta di classe.  Racconta con refrain in lingua tedesca le vicissitudini esistenziali  della terrorista rossa Gudrun Ensslin  che, insieme al suo compagno, si reputava “social-rivoluzionaria”,  appartenente al gruppo terroristico tedesco Baader- Meinhof, esponente di spicco dell’organizzazione RAF.

Le  antiche mura di Stanze Segrete adesso ricordano le celle del carcere di massima sicurezza di  Stammheim. ( Come  nel film di Reinhard Hauff Il caso Baader-Meinhof (Stammheim) del 1986, Orso d’oro del 36° Festival di Berlino attribuitogli per il suo valore di testimonianza politica). L’attrice evoca con una recitazione reattiva-convulsiva la detenzione che causa una grave piscosi a Ensslin.

Lei, da tempo ormai, vive periodi prolungati di completo isolamento, che le provoca stati d’ansia deliranti. Sembra non perdersi d’animo e continua a lottare cercando in tutti i modi di comunicare con il suo compagno. La trovano “suicidata” ma agli occhi dell’opinione pubblica sembra che sia  avvenuto un “suicidio di stato”. Anche in questo caso il feticcio scenico viene imbacuccato dall’attrice con cappuccio di lana diventando  un totem eversivo su cui far ruotare la vertigine della violenza dei carcerieri sui detenuti.

Nel terzo monologo l’attrice interpreta la giovane violentata, durante il G8 di Genova, per aver preso parte come dimostrante ai movimenti no-global, dove associazioni pacifiste espressero manifestazioni di dissenso, seguite da gravi tumulti di piazza, con scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. L’intensa interpretazione dell’attrice racconta scene indicibili di ferocia repressiva sulla  ragazza ed altri perpetrata da famigerati elementi reazionari appartenenti alle forze dell’ordine.

E qui che sul feticcio di legno è posto un berretto militare mentre l’interprete riferisce una testimonianza  oggettiva di  gratuita violenza. Si tratta di una ricostruzione interpretativa sofferta per aiutarci a capire cosa  effettivamente sia successo in quelle drammatiche giornate, facendo rivivere al pubblico un antico sentimento di catarsi.

Sono storie d’amore e di lotta  che possiamo condividere  meglio  se li rapportiamo al nostro   quotidiano, al nostro futuro, diventato a dir poco problematico. Quelli della nostra generazione cui faccio parte l’hanno potuto riassumere nella celebre frase del film C’eravamo tanto amati di Ettore Scola del 1974;… “Il futuro è già passato, e non ce ne siamo accorti”.  Per molti quello è stato il tempo di fare scelte d’impegno civile evitando di nascondersi… dietro il qualunquismo del “tempo che passa”, evitando di continuare a vivere nell’oblio e nello spaesamento totale.

Applausi prolungati alla bravura dell’attrice, la cui interpretazione ha colto l’essenza degli eccellenti testi di Bernard.

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Sede del Teatro

via della Penitenza 3, Roma (Trastevere)   dal 04 al 13 Marzo 2016  da martedì a sabato ore 21.00   domenica ore 19.00

Info e prenotazioni: 06.6872690 / 345.3918529

Autore: admin

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