Vincenzo SANFILIPPO- Piaceri di tavola, piaceri di musica (“Il gusto” di Giovanni Antonucci)

 

Lo spettatore accorto


 

PIACERI DI TAVOLA, PIACERI DI MUSICA

l'immagine del profilo di Luigi Tani

“Il Gusto” scritto e diretto da Giovanni Antonucci.   Interpretato da Luigi Tani (nella foto).  Musiche a cura di Gabriele Antonucci.    Roma. Teatro Tordinona Sala Pirandello.

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Ci sono spettacoli pieni di humour che regalano più di un sapore. Un gusto  squisito come il contenuto del testo di Antonucci, che nel suo excursus scrittografico descrive come il “sapore” e i sapori, di volta in volta, siano in grado di risvegliare  una serie di ricordi legati al passato, o a ben precisi momenti  esperienziali dell’esistenza.

Queste sensazioni e la necessità di trasformarli in scrittura ci avvertono del potere “rigeneratore” del cibo come impulso in grado di rinnovare la memoria e di dare vita all’atto stesso della scrittura.

Ecco allora il gusto di ascoltare un brillante monologo sui piaceri della tavola paragonati ai piaceri della musica.

Il protagonista è Luigi Tani, un florido signore di mezza età che nel ruolo di un paziente, dichiarato obeso dai medici, trasgredisce con deliberata e vitaiola coscienza a una rigida dieta deprimente e intollerabile. Assorbendo la succulenza del cibo a occhi chiusi egli vagheggia sapori di pietanze gustate fin dai primi vagiti (a cominciare dal latte materno), rivelando così il suo rapporto con i sapori e riferendo uno stile di vita attraverso una chiave di lettura privilegiata del suo modo di stare al mondo.

L’attore con signorile eleganza e compostezza esegue il monologo,  scritto come una partitura, con dimensione ludica e gioiosa, riuscendo a tradurre il tema del cibo nel concetto ancestrale della prosperità, spingendo il ragionamento verso una serie di implicazioni socioculturali del mangiare sano.

Sono declinazioni di prelibatezze gastronomiche che Antonucci ha pensato come “meditazioni sul gusto”, dolcemente tra lingua e palato, dove emerge la qualità di un forbito humour scritturale equilibrato e sobrio che racconta,  con vena  ironica, come i sapori succulenti, gli odori, le fragranze palatali, ovvero le quintessenze del gusto, siano in grado di risvegliare   una serie di ricordi che sembravano dimenticati.

L’autore e per esso l’interprete, evoca come forza immaginaria e propulsiva della narrazione il ciucciare delle prime poppate di quando si era in fasce, prosegue per le delizie del palato di quando si è adolescenti, fino al gusto dei primi baci allusivi di pleonastici descrittivismi con le ragazze amate. È così che gusto di pietanze e gusto (immaginato) dei piaceri amorosi si fondono in un abbraccio di  baci & sapori, tentando di unire la galanteria alla gola,  dove si  vagheggiano  pulsioni di desiderabilità fisiologiche e psicologiche.

Attraverso l’elenco di prelibate pietanze la regia, a cura dell’autore, declina la prismicità del gusto, sublimandolo con intermezzi di celebri brani musicali, “consonanze sonore” di enogastronomia e sinfonia per scoprire emozionali atmosfere simili a valenze  edonistiche.

Dunque, uno spettacolo multisensoriale tra musica e cibo, dove i sapori enucleati  da Luigi Tani  fanno emergere,  attraverso la dolcezza che la musica evoca, sensazioni di gustosi descrizioni di banchetti nei quali non solo i sapori dei cibi hanno la loro importanza, ma anche il loro aspetto cromatico e la loro presentazione. Un dizionario di forme e possibilità di cui l’attore cataloga e riferisce  le qualità  organolettiche di ciò che l’immaginazione evoca da ogni sapore e il cui lessico presenta una ricchezza inesauribile di sinonimi, connotazioni e sfumature di significato comprese le sensazioni di olfatto,  vista e  consistenza.

I brani recitati da Tani con humour evanescente, alternati a celebri leit-motiv, ci avvertono del potere “rigeneratore” del cibo come impulso in grado di dar vita all’atto stesso della scrittura creativa. L’excursus del ricordo di queste “squisitezze” lo porterà alla decisione finale, volutamente provocatoria ma di cui si assume coscientemente tutte le responsabilità, di violare il divieto dei medici e darsi, per una volta almeno, alle piacevolezze della tavola. Risvolto simbolico e segno di una rinomata opulenza sociale, come stimolo  a realizzare un umorismo  ammiccante.

Giovanni Antonucci con il  “Il gusto”, che coglie in maniera ironica le “fisime” dei nutrizionisti, ha vinto il Premio per il Corto della Quindicesima edizione di “Schegge d’autore” , attribuendogli anche il Gran Premio della Giuria alla carriera. La prestigiosa  Giuria, presieduta da Renato Giordano e che comprendeva anche Ettore Scola, ha premiato come migliore interprete Luigi Tani, pertinente protagonista del perturbante testo.

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Giovanni Antonucci:

-Allievo di Giovanni Macchia e Giacomo De Benedetti, con i quali si è laureato all’Università La Sapienza di Roma nel 1965 con il massimo dei voti (Tesi: Il teatro futurista di F.T. Marinetti), è storico del teatro e dei mass-media. Già docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo alla Facoltà di Magistero di Roma, è stato relatore in decine di convegni scientifici in Italia e all’estero (Francia, Belgio, Portogallo, Norvegia, ecc.). Numerosi anche i suoi seminari in varie università italiane.

La sua produzione scientifica è assai vasta e si estende dal teatro greco e latino alla drammaturgia e alla scena di questo secolo.

E’ autore, fra l’altro, dei seguenti volumi: Lo spettacolo futurista in Italia (Roma, Studium, 1974), Cronache del teatro futurista (Roma, Abete, 1975), La regia teatrale in Italia e altri scritti (Roma, Abete, 1978), Eduardo De Filippo (Firenze, Le Monnier, 1980, 4ª ed. 1990), Storia del teatro italiano del Novecento (Roma, Studium, 1986, 4ª ed. 2002), Storia della critica teatrale (Roma, Studium, 1990), Storia del teatro italiano (Roma, Newton Compton, 1995), Storia del teatro del Novecento (Roma, Newton Compton, 1996), Storia del teatro antico (Roma, Newton Compton, 1997), Prix Italia 1948-1998. La radio e la televisione del mondo. (Roma, ERI, 1998), L’età dell’oro del teatro (Roma, Studium, 1999,), Storia del teatro futurista (Roma, Studium, 2005).

Editor di numerosi autori, ha curato, fra l’altro, I capolavori di Carlo Goldoni (5 voll., Roma, Newton Compton, 1992, 2ª ed. 1999), Tutto il teatro di Henrik Ibsen (4 voll., Roma, Newton Compton, 1993), Tutto il teatro di Salvatore Di Giacomo, (Roma, Newton Compton, 1991, 2ª ed. 1996), Il teatro. Facezie, autobiografie, memorie di Ettore Petrolini (2 voll., Roma, Newton Compton, 1993), Le opere di Gabriele D’Annunzio (11 voll., Roma, Newton Compton, 1995, in collaborazione con Gianni Oliva), I capolavori di Henrik Ibsen ( Roma, Newton Compton, 2003). Ha scritto l’introduzione a Tutto il teatro di Honoré de Balzac (Roma, Newton Compton, 1994).

Per la sua attività di storico del teatro ha vinto i due principali premi del nostro paese: il Silvio D’Amico nel 1975 e il Lucio Ridenti nel 1996.

Attivo da trent’anni all’Enciclopedia Italiana, ha scritto voci teatrali e televisive (ma anche cinematografiche) per l’Enciclopedia Treccani, il Dizionario Enciclopedico, l’Enciclopedia Dantesca, l’Enciclopedia Virgiliana. E’ stato responsabile della sezione teatrale della Piccola Treccani recentemente uscita.

Ha diretto la collana di saggistica “L’evento teatrale”e ora dirige la collana “Paralleli”. Critico e saggista militante ha collaborato a molti periodici culturali (“Studium”, “Il Veltro”, “Cultura e Scuola”, “Il Dramma”, “Sipario”, “Hystrio”, “Primafila” ecc.).

Dal 1989 al 1994 è stato critico teatrale de “Il Tempo”. Dal 1995 de “Il Giornale”, di cui oggi è critico teatrale e collaboratore per le pagine della cultura.

Membro delle Giurie di alcuni dei principali Premi teatrali: Flaiano,Vallecorsi, Diego Fabbri, Calendoli,Teatro Totale, etc, autore teatrale, traduttore, adattatore di testi in teatro e in TV, ha vinto nel 1996 con La finzione della vita il prestigioso Premio Vallecorsi. E’ stato, inoltre, regista del Pigmalione di G.B.Shaw (2002), della Serata Betti (2003) e della Serata Futurista (2004).

Producer RAI di oltre un centinaio di programmi televisivi nel campo del teatro di prosa, oltre che della fiction e delle rubriche culturali, Giovanni Antonucci opera da molti anni nei mass-media, coniugando la teoria con la pratica. E’ stato Direttore artistico del Teatro Stabile Privato Al Massimo di Palermo.

E’ membro della Commissione Consultiva per il Teatro del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Autore: admin

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