Teatro Stabile di Catania- dal 23 febbraio, “Scandalo” di A. Schnitzler. Regia di F. Però

 

 

Teatro Stabile di Catania


SCANDALO


di Arthur Schnitzler

traduzione Ippolito Pizzetti

scene Antonio Fiorentino

luci Pasquale Mari

costumi Andrea Viotti

musiche Antonio Di Pofi

 

regia Franco Però

con Stefania Rocca, Franco Castellano

e con la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia:

Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Federica De Benedittis, Ester Galazzi,

Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Astrid Meloni

e Alessio Bernardi, Leon Kelmendi

Produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti e Mittelfest 2015


Teatro Verga, dal 23 al 28 febbraio 2016

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Nelle gelide, crudeli battute di Das Vermächtnis c’è tutto l’amaro universo di Schnitzler, lo stesso “desolato pessimismo” – per dirla con Claudio Magris – che ritroviamo in Doppio sogno come in Fräulein Else. La commedia è ancora inedita in Italia, dove viene rappresentata per la prima volta grazie alla tournée nazionale che vede protagonisti Stefania Rocca e Franco Castellano, beniamini del pubblico teatrale ma anche cinematografico e televisivo. L’allestimento è firmato dal regista Franco Però, che propone il titolo italiano Scandalo e fa vivere sulla scena la traduzione di Ippolito Pizzetti.


Una produzione di grande formato quella realizzata da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti e Mittelfest 2015 Lo spettacolo vanta le scene di Antonio Fiorentino, le luci di Pasquale Mari, i costumi di Andrea Viotti, le musiche di Antonio Di Pofi. Accanto alla Rocca e a Castellano, c’è la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia che annovera Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, e Alessio Bernardi, Leon Kelmendi. Completano il cast gli attori ospiti Federica De Benedittis e Astrid Meloni.


Il nuovo, applaudito allestimento approda al Teatro Stabile di Catania dal 23 al 28 febbraio alla sala Verga, dove sarà in programmazione per un’intera settimana, nell’ambito del cartellone tematico #fatti non foste a viver come bruti, impaginato dal direttore Giuseppe Dipasquale. Il fulcro della riflessione è qui “la crisi della società occidentale”, il suo angoscioso crepuscolo, che sacrifica i valori al perbenismo borghese di facciata.


Scritta nel 1898, questa bellissima commedia, ribadiamo tutt’ora inedita in Italia, potremmo raccontarla anche così: immaginiamo che, oggi, il figlio adorato di una famiglia dell’alta borghesia si innamori di una ragazza proveniente da un altro mondo, lontano dalla forma, dai modi, dai rapporti sociali che circondano questa famiglia; in breve, una ragazza di bassa estrazione sociale, o un’immigrata. E immaginiamo che dalla loro relazione segreta nasca una creatura. Il giovane ha poi un grave incidente; capisce che morirà, e a quel punto svela la storia d’amore ai genitori e chiede loro, come ultimo desiderio, di accogliere in casa la ragazza e il bambino. Stupore e sconcerto, dapprima, ma poi la famiglia acconsente. La ragazza entra in quella che, crede, diverrà la sua famiglia. All’inizio è accolta con calore; le persone che le ruotano attorno paiono accettarla, ma lentamente e, inesorabilmente, i segnali di distacco cominciano a manifestarsi.


«Ogni termine scelto per il titolo – scrive nelle sue note il regista Franco Però – tralasciava qualcosa dell’originale Das Vermächtnis, che in austriaco significa lascito, eredità. Allora ci siamo chiesti: perché non cercarlo tra gli effetti che questo lascito provoca nella vita della famiglia? Perché è su questo che si snoda la trama della commedia. E allora scopri che proprio in un allestimento tedesco, compare la parola scandalo. Ecco: scandalo, ma proprio nel senso antico del termine, σκάνδαλον (skàndalon), ovvero ostacolo, insidia».


Sono queste le caratteristiche, involontarie, indossate da Toni Weber, la ragazza di bassa classe sociale amata e sposata da Hugo, e del loro figlio, Franz. Essi sono vissuti come un ostacolo alla vita della famiglia, e alle proprie relazioni altolocate. La loro presenza è sentita come scandalosa, provocando l’allontanamento di amici e conoscenti. Come in uno specchio, in essi – ma soprattutto in Toni – si riflettono i comportamenti “scandalosi” dei vari membri della famiglia.


Oggi, come nella Vienna di fine Ottocento. Feroce è l’attacco di Schnitzler alla società, ma costruito senza alcuna forzatura; quasi senza accorgersene, grazie alla sapiente costruzione dei dialoghi e delle scene, il pubblico è trascinato dentro questa commedia amara: e si renderà conto solo alla chiusura del sipario di aver assistito al lucido smascheramento dei lati oscuri e perversi di una società




– Ufficio Stampa a cura di Caterina Andò

Autore: admin

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