Agata MOTTA- Teatro in ‘video mapping’ (“Spirito allegro” di N. Coward, con Leo Gullotta. Teatro Biondo, Palermo)

 

Il mestiere del critico

 


TEATRO IN VIDEO MAPPING

Leo Gullotta

“Spirito allegro” di N. Coward, regia di Fabio Grossi, con Leo Gullotta-  Teatro Biondo di Palermo

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La sensazione che accompagna lo spettatore durante la visione di Spirito allegro – commedia brillante e di duraturo successo di Noël Coward in scena al Teatro Biondo fino al 21 – è quella di essere risucchiato all’interno di un salotto d’altri tempi, in cui i personaggi si muovono con la raffinata eleganza dell’aristocrazia inglese degli anni ’40.

Il merito è senz’altro degli attori, tutti perfettamente calati nei loro ruoli e impeccabili nelle caratterizzazioni, ma anche, e non meno, della messinscena voluta dal regista Fabio Grossi, che utilizza con maestria la tecnica del video mapping sulle scene di Ezio Antonelli per creare particolari effetti legati alla tematica trattata e animazioni coinvolgenti e belle sul piano prettamente estetico.

Semplice e prevedibile la trama che narra di uno scrittore desideroso di documentarsi sullo spiritismo per la stesura del suo nuovo romanzo. Leo Gullotta restituisce la figura del protagonista con misurata eleganza, servendosi di una mimica leggera e senza eccessi e di una disinvolta ironia buttata lì quasi per caso.

Altrettanto abili gli altri interpreti: Betti Pedrazzi, la medium che evocherà inconsapevolmente lo spirito della prima moglie dello scrittore interpretata da Valentina Gristina; Federica Bern, la seconda moglie che passerà per errore a miglior vita; Chiara Cavalieri e Sergio Mascherpa, la scombinata coppia di amici in cerca di emozioni invitata alla seduta spiritica, e Rita Abela nei panni della domestica deus ex machina.

La presenza di spiriti in casa crea, dunque, inevitabile scompiglio. Crolla ogni scetticismo e, con esso, ogni ipocrisia. Lo scrittore, nuovamente vedovo, non sembra così tanto affranto e cerca di ricavare il meglio dalla nuova situazione.

Tradotto in un accurato italiano da Masolino D’Amico, l’agile testo, che polemizza giocosamente con il paranormale e con l’occulto, fa sorridere, sebbene l’umorismo proposto sia inevitabilmente datato, porge qualche spunto di riflessione sulle relazioni sociali dell’epoca, spesso inquinate dall’ipocrisia e da atteggiamenti convenzionali, e lancia qualche frecciatina velenosa sulla psicanalisi.

Alla sua prima apparizione, negli anni bui del secondo conflitto mondiale, la commedia suscitò un certo disagio perché affrontava la morte e lo spiritismo in maniera disincantata e persino allegra, ma oggi possiamo accostarci ad essa con maggiore leggerezza e senza ricorrere di necessità a forzati tentativi di attualizzarne le tematiche.

La commedia resta ugualmente godibile e la sua precisa contestualizzazione storica e sociale – mantenuta con giusto rigore dal regista che presenta un prodotto ineccepibile sotto ogni profilo – non ne guasta la fruizione, anzi la favorisce tramite le ricostruzioni musicali d’epoca di Germano Mazzocchetti e i costumi della Sartoria Tirelli, tanto belli, raffinati e aderenti ai vari momenti della giornata da suscitare d’istinto l’apprezzamento degli sguardi femminili.

-Dal 26 al 28 febbraio lo spettacolo giungerà al  Metropolitan di Catania.

Autore: admin

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