Chiara CATALDO- Anche Arturo Cirillo ha paura di Virginia Woolf (di scena al Menotti di Milano)

 

Il mestiere del critico

 


ANCHE ARTURO CIRILLO HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Di scena al Teatro Menotti di Milano- ‘Dramma bifamiliare’ dai dialoghi serrati

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Lo scorso Venerdì 6 Febbraio al Teatro Menotti di Milano è andato in scena “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, il classico firmato Edward Albee per la regia di Arturo Cirillo. Sul palco la storia di una doppia coppia che sembra più un full, vista la destrezza degli attori in scena, tutti accomunati dall’essere insoddisfatti.   È un “dramma bifamiliare” dai dialoghi serrati alla Wilde, un dramma del “tanto ormai” e del “cosa sarebbe stato se…”: narra insomma i rimpianti e i compromessi della vita da sposati, l’essere incastrati dagli eventi indossando maschere comiche durante la farsa dell’esistenza.

Sono le due di notte e, dopo una cena,  una vecchia coppia triste invita a casa un’altra coppia triste, questa volta giovane e assieme, tra un’offesa e una frecciatina, scoprono i propri altarini. La padrona di casa li invita con il chiaro intento di portarsi a letto il giovane ospite. Ma andiamo con ordine. Il tutto si volge in una sola stanza: ciò ricorda molto “Carnage” di Polanski e l’appena uscito “Dobbiamo parlare” di Sergio Rubini. Questo dramma familiare parla del “povero Giorgino”, un mordace professore universitario che, come adora offenderlo la moglie Martha, “ è nella facoltà di storia,ma non è la facoltà di storia”,visto che non vanta una brillante carriera accademica, pur essendo il genero del preside del dipartimento dove lavora.

George (Arturo Cirillo) vive nel rimpianto di aver ucciso il padre durante un incidente in auto per salvare la vita di un porcospino e ha scritto un romanzo su di sé che nessuno ha mai letto o leggerà. Il professore dagli occhiali appannati e dalla giacca di velluto passa la vita a studiare nello sforzo di non farsi mai coinvolgere dalla vita, tipico di molti personaggi pirandelliani: quando subisce un tradimento davanti agli occhi, non fa una piega. Anche se in un eccesso d’ira scaglia un bicchiere a terra, ritorna a casa con la coda tra le gambe e con un mazzo di fiori per la sua “dolce metà”.

Sua moglie Martha (Milvia Marigliano) si sposa una prima volta con l’aitante giardiniere di facoltà ma, pur avendo consumato il matrimonio, “ritorna vergine” e convola a nozze con George, spinta dal padre perché aveva visto in lui – sbagliando – un futuro erede alla sua carica. Martha è viziata e viziosa, appariscente e frivola eppure, quando si toglie la maschera della mondanità e torna a casa “mescola le lacrime e poi le mette nel freezer per fare i suoi cocktails”. Tradisce il marito nell’inutile tentativo di sentirsi desiderata. Martha e George non fanno altro che maltrattarsi, quasi per vendicarsi per essersi scelti e mai lasciati: nonosante tutto, si curano le ferite che si infliggono.

A fare da contraltare ci sono  Nick (Edoardo Ribatto) e Honey (Valentina Picello). Nick è un bellimbusto in abito bianco e cravatta sgargiante, è un biologo in Università e ha sposato la sua ricca moglie per interesse e perché pensava fosse incinta: si trattava invece di una gravidanza isterica. La ricca Honey è una ragazza bulimica che ridacchia e tracanna brandy per poi vomitarlo – forse nausea da mondo?- , la poverina vuole un figlio che non riesce ad avere.  La storia è costantemente intervallata dall’andare e venire da un mini bar posto al centro del salotto che espone bottiglie e bicchieri: gli attori bevono senza sosta e affogano i rimorsi nell’alcool , la loro performance è esplosiva, come le loro vesciche …

Questo spettacolo di Cirillo attore e regista  spaventa e stordisce, come a seguito di un sogno dolce amaro di cui si capisce il senso un po’ dopo il risveglio. Gli attori persuadono sempre, specie il ruolo di Honey, forse il personaggio più arduo dei quattro, aldilà del numero di battute concessole. Curiosa l’idea di far stare gli attori sempre in scena anche quando nelle quinte (stratagemma che vale la pena di andare a vedere). Il loro disfacimento mentale e fisico prende forma quando si stravaccano da brilli sui divani e per terra, quando la scena si “frantuma”…altra scelta che merita il prezzo del biglietto. Le musiche poi restano in testa anche dopo esere tornati a casa.

“Chi ha paura di Virginia Woolf?” passa da motivetto di un ballo di gruppo a domanda posta a tutti noi, con le sue estreme conseguenze. Tutti abbiamo paura della Woolf: quella donna scrisse terrificanti verità sulla natura umana.

Autore: admin

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