Claudio ROSSI MARCELLI*- Il corsivo. Famiglie plurali (e plurime)

 

Il corsivo*



FAMIFLIE PLURALI  (E PLURIME)

Per chi non se ne fosse accorto, in Italia è in atto un dibattito sulla definizione di famiglia.

Da un lato c’è chi vorrebbe una demarcazione più flessibile, estesa ai tanti nuovi tipi di famiglie esistenti: monogenitoriali, omogenitoriali, ricomposte, coppie di fatto eccetera.

Dall’altro ci sono quelli che difendono la visione tradizionale formata da padre, madre e figli, convinti che estendere tutele e garanzie alle nuove famiglie minaccerebbe le basi della nostra società.

Io faccio parte del primo gruppo, perché per come la vedo io il secondo ha prima di tutto il difetto di negare la realtà. Ma mi rendo conto che è importante tenere aperto il dialogo con chi la pensa diversamente.

Così, girando per le strade di Ginevra, mi sono accorto che una piccola “s” alla fine delle parole, può essere già un grande punto d’incontro. Sto parlando della esse che in francese indica il plurale.

E così per esempio la festa della mamma qui si chiama la fête des mères, cioè la festa delle madri.

E molto spesso al posto di famille si trova scritto familles al plurale, come in questo cartellone del festival dell’editoria per l’infanzia e le famiglie.

Sembra una sottigliezza, ma non lo è: l’uso del plurale scardina il modello idealizzato di “famiglia” – di cui le prime vittime sono spesso le cosiddette famiglie tradizionali – riconoscendo invece che ognuna è diversa dall’altra per composizione, storia, scelte e aspirazioni.

Allo stesso modo, parlare di festa delle mamme ci libera tutti dall’opprimente figura della mamma come modello universale.

La festa delle mamme è la festa di Diana, di Cristina, di Erica, di Giulia, di Anna, di Milena; è la festa di donne molto diverse tra loro che hanno avuto dei figli. Non si celebra un principio astratto, ma delle persone.

Anche se continuo a pensare che iniziative tipo il family day o la festa del papà e della mamma abbiano poco significato, ritengo che procedere per compromessi sia un modo più fruttuoso di portare avanti il dibattito rispetto a una sorda opposizione.

Per questo credo che cominciare a usare il plurale sarebbe una buona idea: trovarsi d’accordo sul fatto che la realtà è fatta di persone reali e non di modelli astratti sarebbe già un bel passo avanti. (*internazionale.it)

Autore: admin

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