Angelo PIZZUTO- Ben altri veleni…(“Arsenico e vecchi merletti”, regia di G. Marinelli, al Ghione di Roma)

 

Il mestiere del critico

BEN ALTRI VELENI….

“Arsenico e vecchi merletti” al Teatro Ghione di Roma- Con Ivana Monti e Paola Quattrini- Regia di G. Marinelli

Nel suo plot narrativo, nella sua sostanza drammaturgica, anche questa estrosa, pimpante edizione di “ Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesserling cavalca la sua lunga onda di   ‘classico teatrale’  espletabile su diversi registri di comicità, umorismo, macabra ironia, comunque dissimili dalla sapida, impeccabile, naturalistica edizione cinematografica del 1944, curata da Frank Capra e garante del successo quasi planetario di una vicenda stravagante ma non improbabile (peraltro ispirata, pare, ad un caso reale di cronaca giudiziaria).

Qui    irrorata di quel particolare intingolo  ‘stravagante-noir’ (di derivazione anglosassone), che fu cifra  ‘espressiva\evasiva’ di tanto repertorio teatrale e hollywoodiano (Diamond, Hecht, McArthur, Wilder) mirante ad esorcizzare l’angoscia di un Paese in ‘trasferta’ di guerra europea.

Nel caso di Kesserling esorcizzata dalla demenziale, ‘umanitaria’ ragione sociale delle due distinte,  insospettabili  sorelle Abby e Marta Brewster  (interpretate da Paola Quattrini e Ivana Monti, grandi outsider dello spettacolo in ogni sua espressione)  che avvelenano ad ogni propizia evenzienza, mediante indolore pozione, gli uomini vecchi e soli che bussano al loro usbergo (una distinta pensione per irreprensibili clienti) sicure di esercitare una sperimentale, altruistica forma di eutanasia (da cui, pur nella celia, l’attualità tematica della commedia).


Peraltro, le  due anziane ‘benefattrici’ sono espressione di un contesto parentale ‘border line’:  demenziale, colorito, antenato non peregrino della Famiglia Adams: con un nonno “che ha fatto della morte un business”, un nipote che crede di essere Roosevelt e un altro assassino inseguito dalla polizia. Cui tenta di porre argine (nel film, era il suadente Cary Grant) l’unico rampollo non alienato della combriccola: giornalista e frastornato critico teatrale com’è ‘normale’ che sia.

Reduce da una  titubante  traduzione scenica di “Doppio sogno” di Schnitzler,  il   regista Giancarlo Marinelli , risolve positivamente l’andamento della messinscena cimentandosi con un tipo d’ispirazione che tiene   conto della distanza temporale intercorsa fra la stesura di Kesserling e l’universo surreale, svaporato, esplicitamente favolistico in cui è oggi inserita una materia scenica fatta, a suo modo anche di sogni.

Aggiornati, in parte, al tradizionale humus delle fantasie disneyane (liddove  cartoni animati e personaggi reali si intersecavano, genere “Pomi d’ottone…”), per altra a tutte le “Ladykillers”, Mel Brooks, Jim Carey  (Tim Burton fa storia a sè) della ‘fabula nera’ a noi più vicina. Nel prevalere di una fantasy scenografica ove pupazzi umani, travestimenti zoofili,  cuccume fumanti e  gigantesche sono la dogana  fra il mondo dei vivi e un viaggetto allo Stige: convulso, grottesco, allusivo di ben più serie crudeltà che non esitiamo ad immaginare. In ambito di rapporti umani, familiari e piccole cose di gusto sinistro. Mai  in deficit.

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“Arsenico e vecchi merletti”
di Joseph Kesselring
con
Ivana Monti, Paola Quattrini, Sergio Muniz
e
Andrea Cavatorta, Paolo Perinelli, Serena Marinelli, Peppe Bisogno, Francesco Maccarinelli, Paolo Lorimer.
Ambientazione e Regia di Giancarlo Marinelli
Teatro Ghione di Roma

Autore: admin

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