Alessandra FAGIOLI- “Irrational men” o del paradosso filosofico (note sull’ultimo film di W. Allen)

 

Il mestiere del critico


 

“IRRATIONAL MAN”   O DEL PARADOSSO FILOSOFICO

 

 

Appunti sull’ultimo film di Woody Allen

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Sembrano tornare tutti i temi più cari a Woody Allen in questo suo ultimo film, dal delitto con castigo alla fatalità del caso, dal rovello morale all’esistenzialismo. Come se il regista, in questa fase più matura e avanzata, tornasse a declinare sotto diverse varianti i temi più profondi della sua cinematografia.

Irrational man appare quasi un film compendio. C’è un nichilismo di fondo che nutre molti personaggi alleniani, più o meno scettici, cinici, spregiudicati, che arrivano persino a macchiarsi di omicidi pur rimanendo impuniti (Crimini e misfatti, Match Point), oppure facendo grottesche o tragiche fini (Scoop, Sogni e delitti). La questione morale in Allen è sempre stata fonte di satira, al punto da creare personaggi paradossali che se la cavavano in situazioni grottesche oppure soccombevano per via di assurde fatalità, laddove il caso spesso faceva da ago della bilancia assai più di qualsiasi condotta morale. Vi si trova dunque il tema del delitto con castigo combinato alla casualità, il tema dell’ascolto che fa scattare la molla dell’azione, il paradosso di compiere il male per fare del bene e l’assurdo di dare la morte per ritrovare il gusto alla vita.

Il professore Abe Lucas è un concentrato dell’esistenzialismo di Kierkegaard, Schopenhauer, Nietzsche e Sartre. Ha perso ogni interesse per la vita, non nutre desideri né è alla ricerca di piaceri,  predica ai suoi studenti la totale inutilità della filosofia, si presta a fare la roulette cinese in disprezzo alla morte, è incurante, disincantato, sciatto, alcolista. Non riescono a fare breccia su di lui né la concupiscenza di una sua collega che cerca di sottrarsi a un matrimonio fallito, né l’ammirazione della sua studentessa migliore che cerca di scuoterlo dalla deriva nichilista.

Ci riesce invece una sconosciuta, ascoltata per caso in un locale, che confida agli amici di rischiare di perdere l’affidamento dei figli a causa di un giudice corrotto. Quella è la molla che fa reagire Abe e prendere la decisione di uccidere il “cattivo” per far giustizia alla donna. Così la morte dell’uomo fa tornare il professore alla vita, tanto da ritrovare il gusto di fare l’amore, mangiare, dormire, insegnare con rinnovata passione, elaborare progetti per il futuro. Dunque un perfetto ribaltamento di prospettiva che tuttavia passa attraverso un gesto profondamente immorale.

Solo che le soluzioni grottesche che il regista “spende” in questo film sono state in realtà già sperimentate, soprattutto in Match Point. A cominciare dalla ricostruzione appropriata del delitto, laddove la studentessa ci arriva per intuizione, nell’altro film il poliziotto ci arrivava nel sogno. Per continuare con l’oggetto casuale che decide il destino, qui la torcetta su cui scivola il professore finendo nel suo stesso tranello, nell’altro film l’anello che rimbalza sulla balaustra e determina la salvezza dell’assassino. È vero che qui il castigo c’è, come per altro c’era anche in Scoop (sempre deciso dalla casualità), ma ogni effetto ingegnoso si smorza nel già raccontato, seppure con altre varianti, e la tessitura della storia finisce col perdere la sua dimensione inedita.

Come a dire che Allen continua a girare film che talvolta sono dei veri gioielli (soprattutto quelli centrati su personaggi anche molto complessi, come il precedente Blue Jasmine), ma talaltra si rivelano varianti di dinamiche già adottate che finiscono col disperdere la forte carica di novità posseduta negli originali. Seppure in questo film ad arricchire la psicologia dei personaggi e a renderne le sfaccettature più esilaranti sono proprio gli interpreti, del calibro di Joaquin Phoenix ed Emma Stone, che animano due personalità tanto contradditorie quanto credibili.

Autore: admin

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