Alessandra FAGIOLI- Potenza ed autenticità espressive (note su “Macbeth”, un film di J. Kurzel)

 

Il mestiere del critico



AUTENTICITA’ E POTENZA ESPRESSIVE

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Note sulla recente edizione filmica di “Macbeth”, diretta da Justin Kurzel

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Tragedia non meno trasposta nel cinema di altre grandi black tragedies come Amleto, Otello, Re Lear, opera di grande impatto emotivo che declina la bramosia di potere e la spietatezza omicida parimenti forse solo a Riccardo III, storia barbara e primitiva, magica e violenta, Macbeth ha sempre affascinato grandi registi che si sono misurati con la sua portata realizzando pellicole spesso memorabili. Tra queste si possono richiamare almeno tre, quella di Orson Welles del 1948, girata con pochissimi mezzi, scarna, cruda, essenziale, dalle scenografie espressioniste volutamente rudimentali, ambientata in un medioevo indefinito e quasi fiabesco; quella di Akira Kurosawa del 1957, tutta ispirata al teatro Nō attraverso figure stilizzate e movimenti ieratici, calata in un medioevo squisitamente nipponico dai forti contrasti chiaroscurali; quella di Roman Polanski del 1971, cupa, efferata, spettrale, dominata da scene macabre e cruente, che riflettevano perlopiù l’ossessione per l’assassinio da parte del regista dopo la strage di Bel Air.

Sono poi seguite altre versioni interessanti come quella dell’ungherese Bela Tarr del 1982 dalle atmosfere fumose e sinistre, con lunghe sequenze di primi piani articolate in un montaggio nervoso, e quella dell’australiano Geoffrey Wright del 2006, attualizzata nei bassifondi di Melbourne in un ambiente criminale sullo sfondo del contrabbando di droga.

Viceversa Justin Kurzel nel 2015, anziché offrire una nuova versione contemporanea della tragedia, ne recupera integralmente il testo originale e lo cala in una ambientazione quasi filologica, rispettando appieno non solo lo spirito dell’opera, ma anche la sua resa scenica, attraverso una ricostruzione degli ambienti e soprattutto delle azioni assolutamente rigorosa.

Quasi tutto girato in esterni e in pieno inverno nelle desolate lande scozzesi, il film ripropone quel medioevo barbarico che aveva lacerato la Scozia dell’XI secolo, mostrando tutta la crudeltà e la ferocia di quelle guerre, così come aveva già fatto, in altro contesto, Kenneth Branagh nel 1989 con  Enrico V. Gli scontri tra gli uomini sono bestiali, i loro volti dipinti li fanno sembrare selvaggi, gli accampamenti in cui vivono sono barbarici, il clima tempestoso riflette l’aggressività dei guerrieri e la reggia di Dunsinane è ambientata nell’austerità di una cattedrale.

Persino la dimensione metafisica della tragedia, rappresentata dalle tre streghe, è sacrificata alla crudezza del realismo, tanto che queste appaiono come semplici donne che comunicano a Macbeth il suo destino senza fare uso di alcuna magia. La potenza tragica è piuttosto demandata all’intensità degli interpreti, che nelle loro diverse fisionomie rendono statuari i propri personaggi. Michael Fassbender anima un Macbeth vigoroso e impulsivo, tanto instabile quanto spietato e Marion Cotillard dà vita a una Lady diafana e inquietante, ancora più enigmatica e vibratile dell’originale.

Eppure questo Macbeth appare privo di una propria “chiave” autoriale, che invece possiedono le versioni prima ricordate; estremamente intenso sul piano visivo (memorabili gli interni animati da veri concerti di fiammelle di luci) non manifesta però un’originale cifra stilistica, tanto è concentrato a restituire l’autenticità della storia. Con solo due eccezioni molto interessanti che il regista sembra prendersi come licenze poetiche. Da una parte la foresta di Birnam si avvicina alla reggia non perché i soldati che avanzano si mimetizzano con le sue fronde, ma perché le danno fuoco e il vento porta le sue ceneri verso Dunsinane in una scena spettacolare con una forte dominante in rosso, e dall’altra Macbeth nello scontro finale non viene decapitato ma rimane piantato in ginocchio sulla nuda terra, con il busto irrigidito e lo sguardo sbarrato, quasi a voler conservare fino in fondo la sua irriducibile cupidigia.

Autore: admin

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