Monica SCHIRRU- Marivaux aveva capito (“Il Trionfo del Dio Denaro”, regia B. Navello, Teatro Duse di Genova)

 

Il mestiere del critico

MARIVAUX AVEVA CAPITO

Al Duse Il trionfo del dio denaro

“Il Trionfo del Dio Denaro”
di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux
regia di Beppe Navello

Con Camillo Rossi Barattini, Alberto Onofrietti, Diego Casalis, Daria Pascal Attolini, Stefano Moretti, Eleni Molos, Riccardo De Leo, Cristiana Arcari, Andrea Bianchi, Diego Losero e Andrea Maffolini

musiche Germano Mazzocchetti  scene Francesco Fassone  costumi Augusta Tibaldeschi  coreografie Paolo Molovich  luci Marco Burgher   Genova, Teatro Duse 13 gennaio – 17 gennaio 2016
Fondazione Teatro Piemonte Europa

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L’impegno della  leggerezza: potrebbe essere la cifra stilistica de “Il trionfo del dio denaro (Le Triomphe de Plutos) del drammaturgo francese Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux , brillante e ironico interprete del XVIII secolo. E’un testo inedito e frizzante,  tradotto e pubblicato da Beppe Navello per le edizioni Lantana e messo in scena lo scorso anno  al Teatro Astra di Torino.

Peccato che questo autore,  tanto sottile nell’uso della provocazione,  sia sempre stato poco rappresentato in Italia.  La sua drammaturgia non lascia dubbi: Marivaux ripropone – coniugando lievità e impegno –  vizi e virtù che appartengono all’uomo di ogni tempo. Come la fascinazione del contante, di sorprendente modernità.

La trama è molto semplice. Apollo e Plutone, il primo dio della cultura,  il secondo dio del denaro, si contendono l’amore della bella Aminta.

Nei panni umani di Ergasto e Riccardo, i due dei giocano la loro scommessa sulla terra: Apollo  attraverso la cultura e l’arte; Plutone attraverso  denaro e gioielli. Aminta, all’inizio attratta dal fascino dei madrigali di Apollo, apostrofa Plutone come gretto e volgare ma poi cede al bagliore delle gemme e al tintinnare della moneta. Come del resto tutti gli altri personaggi che ruotano in questa storia: la serva Spinetta di Eleni Molos, astuta e complice;  il valletto di Ergasto, Arlecchino, che si fa comprare appena vede un paio di banconote, e lo zio di Aminta, Armida, arrendevole nel suggellare l’affare con una cordiale stretta di mano.

La scenografia semplice ed elegante di Francesco Fassone riproduce l’esterno di un aristocratico palazzo settecentesco,  che poi si trasforma in un sontuoso e godereccio banchetto conclusivo. La regia di Navello, filologicamente attenta al testo di Marivaux, crea un delicato equilibro tra spettacolo musicale e opera comique, sviluppandosi sul filo di un divertissement che ha il sapore antico del teatro di corte.
Venale fino al midollo il Riccardo – Plutone di Camillo Rossi Barattini, raffinato e  sognatore l’Ergasto – Apollo di Alberto Onofrietti.
Leggere le musiche di Germano Mazzocchetti,  eseguite da Andrea Bianchi (piano), Diego Losero (clarinetto), Andrea Maffolini ( violino).

Autore: admin

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