Maurizio VIROLI*- Metodi e consolidamento del ‘Principato’ Renziano (rileggiamo Machiavelli)

 

Riproponiamo le recenti riflessioni dello storico e politologo Maurizio Viroli (pubblicate, in prima battuta, da ilfattoquotiano.it) che hanno dato origine ad un vivace, allarmato dibattito

 

METODI E CONSOLIDAMENTO DEL PRINCIPATO RENZIANO*

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Il 2016 consacrerà la fine della Repubblica nata 70 anni fa e il consolidamento del progetto per cui ‘lavora’ il nostro primo ministro?- Rileggiamo Machiavelli

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Quello di Renzi inizia a configurarsi “principato civile” del tipo descritto da Niccolò Machiavelli nel capitolo IX del Principe: “Uno privato cittadino, non per scelleratezza o altra intollerabile violenzia, ma con il favore degli altri suoi cittadini diventa principe della sua patria (il quale si può chiamare principato civile; né a pervenirvi è necessario o tutta virtù o tutta fortuna, ma più presto una astuzia fortunata)”.

Civile, perché nasce e si conserva senza violenza e con il consenso del popolo, il regime renziano è un principato perché con l’entrata in vigore dell’Italicum e della riforma costituzionale Renzi avrà sul Parlamento, ridotto ad una sola camera deliberativa infarcita di mezze calzette che dipendono da lui in quanto capo del Pd per la loro elezione e rielezione, un potere di fatto senza limiti. A restringere il potere della maggioranza restano il capo dello Stato e la Corte Costituzionale, ma sono deboli argini.

Vano è pure confidare nell’opinione pubblica ormai conquistata dal penoso dogma della “governabilità”, che tradotto in parole chiare vuol dire che quel che conta è che ci sia un governo che governi. Come nasce, com’è composto, come opera sono questioni del tutto secondarie. Rifritto, è il vecchio argomento dei sostenitori del principato: il principe garantisce un governo più stabile rispetto alle repubbliche.

Come nei secoli passati, il principato può contare sullo spirito servile di tanta parte dell’élite politica e del popolo. A petto dei nuovi cortigiani renziani, quelli berlusconiani impallidiscono. Ringrazio sentitamente, mi sia concessa una divagazione, gli ex servi di Berlusconi ora renziani per la splendida conferma empirica che offrono della tesi che ho sostenuto ne La libertà dei servi: appena il signore vecchio perde potere, i servi scappano e si pongono al servizio del nuovo signore. Cambia il principe, resta il sistema della corte.

Una ragionevole obiezione alla tesi che qui sostengo è che gli italiani sono liberissimi di mandare a casa Renzi e fermare la nascita del principato votando ‘No’ al referendum sulla riforma costituzionale. Verissimo, e infatti parlo di principato civile, non di principato assoluto o di regime autoritario per sottolineare che come è nato senza uso della forza, senza uso della forza può morire.

I caratteri fondamentali del principato, tuttavia, restano, soprattutto se consideriamo come è nato e come si conserva. Come insegna Machiavelli, il principato civile si afferma in molti casi quando il principe conquista il consenso del popolo prima promettendo di dare una lezione ai potenti, poi distribuendo favori e benefici. Detto fatto: Renzi ha prima alzato la bandiera della rottamazione contro i vecchi politici invisi al popolo, poi ha distribuito 80 euro e ha iniziato a magnificare la propria attività di governo presentandosi come l’unico in grado di realizzare grandi cose, un metodo quest’ultimo proprio dei demagoghi.

Il modello insuperato del principato civile sono stati i governi dei Medici nei secoli XV e XVI e soprattutto il governo di Cosimo I de’ Medici con il quale ha il principato assume compiuta veste istituzionale. Cardine del potere mediceo su Firenze, e poi sulla Toscana, era il controllo delle candidature, oggi diremmo così, alle assemblee legislative. Nè più nè meno di quanto fa Renzi assommando nelle sue mani la carica di presidente del Consiglio e di Segretario del partito di maggioranza relativa, una concentrazione di potere che evoca i fasti dell’Unione Sovietica. Probabilmente è questa la vera ragione, oltre alla brama di potere, che fa sì che tanti ferventi ex militanti del Pci sono diventati altrettanto ferventi sostenitori di Renzi.

Ma vi è un’ ulteriore analogia (non un’identità) fra i principati dei Medici e quello renziano che merita rilevare. I Medici regolavano la loro politica sul principio che in Firenze c’erano pochi cittadini amanti del bene pubblico e della libertà, e molti individui attaccati soltanto al loro interesse che possono essere facilmente ingannati. Simile il caso di Renzi, come dimostra l’uso sistematico della menzogna, a cominciare dal vergognoso “Enrico stai sereno” che ha inaugurato la sua ascesa ai vertici dello Stato.

Niente di male, per carità. Il principato civile ha molte virtù: garantisce governo stabile, prosperità, meno tasse, posti di lavoro (o almeno così dice), grandi eventi (Expo, e forse ponte sullo stretto). Ma il vivere libero, in una vera repubblica, è un’altra cosa. (*lanternerosse)

Autore: admin

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