Franco LA MAGNA- Lezioni di cinema, da Allen e Spielberg (“Irrational man” e “Il ponte delle spie”)

 

Diverso parere

 

LEZIONI DI CINEMA, DA ALLEN E SPIELBERG

“Irrational man” di Woody Allen, apologo “yiddish” sul nonsense della vita

Surreale apologo di chiara ascendenza letteraria-filosofica (Dostoyevsky e il suo “Delitto e Castigo”, palesemente sciorinati, ma altresì l’esistenzialismo di Heiddeger e una robusta pattuglia di scrittori e pensatori, qua e la citati), “Irrational man” (2015) del vecchio leone newyorkese Woody Allen, opera  apparentemente trasgressiva nella copiosa filmografia del regista, s’incunea viceversa nel sempre dichiarato nonsense della vita (continuamente appalesato dallo stesso Allen, pencolante verso una visione drammatica dell’esistenza) a cui il protagonista del film, un acclamato professore di filosofia pervaso da un senso di nullità assoluta, crede di poter sfuggire commettendo un crimine da lui moralmente giustificato.

Ritrovata fiducia in se stesso e volontà di rivivere proprio a seguito del delitto (uccide con il cianuro un giudice iniquo), dopo una perniciosa fase di cupio dissolvi (durante una festa di studenti “gioca” perfino alla roulette russa), ma smascherato dall’allieva prediletta che si è innamorata di lui, la sua vita sarà paradossalmente stroncata proprio nel momento della creduta rinascenza. Il piano per eliminare anche l’allieva-amante, che vuol costringerlo a costituirsi quando verrà sospettato un innocente, si ritorcerà infatti contro se stesso, ironica metafora dell’impossibilità di attribuire un qualche contenuto più o meno ontologico o di qualsivoglia altra natura all’esistenza umana, dominata dal caso.

Da leggere come sarcastica, canzonatoria, beffarda “weltanshauung”, l’ultimo film di Allen appare come vero e proprio testamento morale, una sorta di malcelato compendio dell’opera di uno dei pochi veri “autori” contemporanei – da oltre mezzo secolo acclarato protagonista del cinema mondiale –  dove tuttavia insieme a volute banalità di sceneggiatura e di drammatizzazioni proprie della quotidianità – contrapposte alle eleganti teorizzazioni filosofiche – a prevalere non sarà il “tutto è permesso” dell’ateo e materialista Ivan Karamazov che spinge il fratellastro Smerdjakov al parricidio, laddove viceversa a dominare sarà proprio la gerarchia  dei valori, momentaneamente accantonati, che l’allieva ritrova dopo la sbandata con il bel tenebroso docente (rivelatosi infine un piccolo essere egoista e frustrato) e tristemente commenta tra sé e sé, dopo essere tornata all’innamoratissimo fidanzato, mentre passeggia cogitabonda sulla cruda lezione di vita nel solitario arenile su cui il film si chiude.

Interpreti: Emma Stone – Joaquin Phoenix – Parker Posey – Jamie Blackley – Ethan Phillips – Meredith Hagner – Ben Rosenfield – David Aaron Baker – Susan Pourfar – Julie Ann Dawson – Nancy Ellen Shore – Gary Wilmes

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Il ponte delle spie

Guerra fredda e  “Ponte delle spie” nell’ultimo  Spielberg

Non una classica spy-story dalla trama aggrovigliata (come è tipico di questo genere), non un thriller o altro genere codificato, piuttosto un multi genere dove tra spietata ragion di Stato, Cia, servizi segreti sovietici, Germania comunista post-bellica e l’aberrante e crudele divisione di una spettrale Berlino devastata dalla guerra  (della quale viene magistralmente ricostruita l’allucinante e allucinata atmosfera), “Il ponte delle spie” di Spielberg esalta un piccolo “trionfo della volontà” individuale, contro ogni apparente impossibilità di vittoria su apparati e logiche superiori.

Ennesima glorificazione del gigantismo individuale, qui incarnato dalla superba interpretazione di Tom Hanks, nei panni di un avvocato che avverso ogni logica riesce a condurre in porto un doppio scambio di prigionieri americani, un pilota e un brillante studente d’economia,  contro una sola spia sovietica (un indimenticabile Mark Rylance), del film permane tuttavia la straordinaria umanità e solidarietà dei due personaggi principali, che pur così distanti nei rispettivi ruoli incarnano due facce della stessa medaglia: l’amore per la propria patria, un altissimo senso del dovere e il valore dell’uomo al di la di ogni divisione politica e ideologica.

Basato su una storia vera, scritto da Ethan e Joen Coen e Matt Charman, dotato di una spettacolare sapienza narrativa, una raffinatezza di elementi scenici (costumi, fotografia…), dallo stile classico culminante nell’uso discreto del montaggio invisibile (il tipico “découpage classico”), “Il ponte delle spie” è una grande lezione di cinema del regista di Cincinnati che probabilmente non lascerà indifferenti le “seimila divinità” preposte all’assegnazione delle ambite statuette dorate dell’attesissima “notte delle stelle”.   Interpreti: Tom Hanks – Amy Ryan – Mark Rylance – Alan Alda – Austin Stowell – Billy Magnussen – Eve HewsonDomenick Lombardozzi – Sebastian Koch – Michael Gaston – Stephen Kunken – Haley Rawson

Autore: admin

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