Umberto ROSSI- Cinema. Recensioni brevi (“Irrational man”, “Il ponte delle spie”, “Francofonia”)

Cinema   Recensioni brevi*
IRRATIONAL MAN
Regia e Sceneggiatura  di Woody Allen

interpreti

Emma Stone, Joaquin Phoenix, Parker Posey, Jamie Blackley, Ethan Phillips, Meredith Hagner, Ben Rosenfield, David Aaron Baker, David Pittu.

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Abe Lucas è un professore di filosofia con alle spalle una serie di impegni sociali della cui utilità ora dubita seriamente. Ha anche la testa piena di massime dei grandi pensatori – Immanuel Kant (1724 – 1804), Søren Kierkegaard (1813 – 1855), Jean-Paul Sartre (1905 – 1980) – che gli causano un vero e proprio stato di paralisi, anche sessuale.

Quando approda in un’università di provincia, preceduto dalla fama di donnaiolo e alcolizzato, la sua condizione si aggrava e diventa particolarmente tragica quando gli si offrono una matura insegnante di chimica e una giovane allieva, la migliore del suo corso. Uscirà dalla crisi compiendo il classico crimine gratuito di dostoevskiana memoria (Fëdor Dostoevskij [1821 – 1881], Delitto e Castigo [Prestuplenie i nakazanie, 1866]). Avvelenerà un giudice che ha scoperto casualmente essere ingiusto e antifemminista. Delitto chiama delitto e, scoperto dalla giovane amante, tenterà di ucciderla finendo vittima del suo stesso marchingegno.

Con Irrational Man Woody Allen ritorna al filone che gli è meno congeniale, quello ispirato ai cineasti pessimisti a lui cari, primo fra tutti Ingmar Bergman, e alla constatazione (speranza?) che il delitto non paga. Abbandonate sia le riflessioni ironiche sulla vita di oggi, sia le incursioni colte nel passato più o meno recente, questo regista sfoggia un eccesso di cultura, meglio di conoscenza che sfiora il citazionismo. Certo, la confezione è precisa, la direzione degli attori perfetta, ma manca al film quel guizzo d’originalità che ci ha sempre fatto amare questo cineasta ben oltre l’apprezzamento di critici e spettatori.

 

 

IL PONTE DELLE SPIE
Regia di Steven Spielberg

Sceneggiatura
Matt Charman, Ethan Coen, Joel Coen

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E’ il 1957 la guerra fredda impazza, gli americani hanno mandato a morte solo pochi anni prima Ethel (1915 – 1953) e Julius Rosenberg (1918 – 1953), attivisti comunisti accusati senza prove certe di essere spie dell’Unione Sovietica, e nelle scuole di tutti i livelli imperversano gli insegnamenti su come sfuggire alle radiazioni scatenate da un bombardamento atomico da parte dell’URSS. I sovietici ricambiano descrivendo gli Stati Uniti come un paese razzista e antioperaio.

In questo clima capita la cattura e il processo a Rudoľf Ivanovič Abeľ (1903 – 1971) che mascherava le sue attività spionistiche sotto le spoglie di un ritrattista di modesta fortuna. Quasi negli stessi mesi i sovietici riusciranno ad abbattere una aereo spia U2 e a catturarne il pilota che, anziché suicidarsi come prescriveva il protocollo della CIA che lo aveva indagato, preferì continuare a vivere. La quasi contemporaneità dei due eventi sfociò in uno scambio di spie avvenuto in Germania, sul ponte di Glienicker, a cui si aggiunse, da parte tedesco orientale e grazie alla cocciutaggine del negoziatore, la liberazione dello studente americano Frederic Pryor, imprigionato nei giorni della costruzione del Muro di Berlino. Steven Spielberg ritorna su questa storia con Il ponte delle spie in cui, soprattutto grazie all’apposto alla sceneggiatura dei fratelli Coen, sviluppa un discorso lucido e impietoso dove non ci sono buoni o cattivi, ma solo persone che svolgono i ruoli che si sono assunti.

Paradossalmente le sole figure positive sono quelle dell’avvocato negoziatore e della spia Abel. Il primo pretende di dimostrare, nel pieno della guerra fredda, che la superiorità sul regime totalitario moscovita può essere dimostrata solo osservando scrupolosamente le regole democratiche. Il secondo, da militare ligio al dovere, accetta quasi con fatalismo tutto ciò che gli accade negli Stati Uniti o che gli potrebbe capitare una volta rientrato in Russia. Ne risulta un film avvincente e lucido, uno dei migliori fra quelli firmati da questo cineasta.

 

 

FRANCOFONIA

Francofonia

Regia e Sceneggiatura di Aleksander Sokurov

Interpreti   Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath, Vincent Nemeth.

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In Francofonia il russo Aleksander Sokurov racconta la strana collaborazione, nel 1940, fra il curatore del museo del Louvre, a Parigi, Jacques Jaujard (1895 – 1967), rimasto al suo posto anche sotto l’occupazione nazista e al servizio del governo collaborazionista di Vichy, e l’ufficiale tedesco conte Franziskus Wolff-Metternich (1893 – 1978).

I due, senza mai stipulare un’alleanza formale, si ritrovarono nella protezione e nella sottrazione dei tesori del grande museo francese alla cupidigie e alla volgarità degli altri gerarchi nazisti, Hitler in primo luogo. Il regista ricostruisce questa relazione mescolando sequenze di fantasia a brani di repertorio, immagini dei grandi quadri a fantasmi di personaggi fiabeschi (Marianna) o del passato (Napoleone Bonaparte, Stalin). Ne nasce un discorso suggestivo e attualismo sul legame fra l’arte e il potere, fra la forza della creazione artistica e il ruolo dominante della politica anche quando, è il caso di Napoleone, essa sfocia nella costruzione di uno dei maggiori musei del mondo le cui collezioni sono costituite, per buona parte, dalle opere trafugate dall’esercito francese durante le guerre da lui condotte. Qui il paragone con il dittatore sovietico è sostanziato dal ricordo del milione di morti durante l’assedio nazista di Leningrado (1941 – 1944).

Un ricordo che potrebbe apparire un omaggio nostalgico se non fosse smentito dalla colonna sonora che accompagna le ultime immagini del film, quando l’inno della vecchia URSS risuona volutamente storpiato a ricordo della dissoluzione del primo paese socialista della storia. Non c’è nulla di lineare in questa rievocazione in cui s’incrociano le immagini del naufragio di un mercantile che trasporta i container in cui sono rinchiuse le maggiori opere del Louvre, il peregrinare di Napoleone Bonaparte e Marianna nelle sale del museo, la rievocazione immaginaria degli incontri fra l’alto funzionario francese e l’ufficiale occupante. Un film da centellinare immagine per immagine, sequenza dopo sequenza

 

*Ringraziamo U. Rossi, collega di Cinemasessanta e direttore di Cinemaetetaro.com

Autore: admin

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