Francesco NICOLOSI FAZIO – Lettera aperta (a Raffaele Cantone)- Dignità co corruzione

 

Lettera aperta*

 

 

DIGNITA’ C/O CORRUZIONE.

Un  professionista siciliano scrive a Raffaele Cantone

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Egregio dottor Cantone,

sono un professionista siciliano e pertanto vivo nella regione d’Italia forse a più alto tasso di corruzione, come certamente a Sua conoscenza. Mi consenta una premessa, mediante una citazione storica.

L’attuale degrado della mia regione ebbe lontano inizio, durante il governo del vicereame spagnolo, che dilapidò e rovinò una terra che prima era stata saggiamente amministrata da Bizantini, Arabi e Normanni.

In Sicilia, durante il vicereame, le cariche pubbliche erano soltanto “onorifiche” in quanto prestate gratuitamente, solo appunto per l’onore procurato. In realtà il Vicerè, nominando il notabile alla carica pubblica, teneva in conto che questi avrebbe saputo “trarre giovamento” dalla carica, formalmente onorifica. Praticamente si codificava la corruzione, che diventava tanto scontata da non prevedere retribuzione per le più alte cariche pubbliche.

Oggi le norme vigenti, in materia delle prestazioni professionali, portano allo stesso risultato dei tempi del vicereame, particolarmente per chi presta attività professionali senza poter applicare un minimo tariffario. La legge del cosiddetto “libero mercato” impone una concorrenza spietata tra professionisti, che determina prestazioni professionali da retribuirsi meno che “sotto costo”. Risulta evidentemente inspiegabile come certi “colleghi” riescano a “trarre giovamento” nel lavorare in perdita. Quello che emerge è più di un sospetto: chi offre prestazioni quasi gratuite riesce a “recuperare” secondo lo “stile” vigente nel vicereame spagnolo. Molto spesso il dato è evidente e risulta anche da vicende giudiziarie: chi è colluso con tangentisti e/o mafiosi non si pone il problema di garantirsi gli introiti fatturati, ma si preoccupa quasi solo degli introiti “extra”

Ritengo che l’abolizione del minimo tariffario (purtroppo per legge) sia stata un’aggravante ed un consistente incentivo alla corruzione, sempre più dilagante.

Tale sistema di livellazione in basso si estende anche ai lavori privati e pure alle prestazioni professionali di dipendenti pubblici che, con la motivazione dei buchi in bilancio, devono svolgere funzioni anche rilevanti dietro compensi volutamente irrisori ed offensivi della dignità professionale. Spesso, nel pubblico impiego, si assommano mansioni e responsabilità (due o più) lasciando le retribuzioni bloccate, addirittura ad uno solo dei livelli, magari inferiori a quelli delle prestazioni fornite. In questi casi la domanda (FAQ) che sorge spontanea è: “ma chi te lo fa fare?”. La risposta, anche se traslata, è duplice: fuga dei funzionari onesti ed proliferazione dei collusi.

Inoltre ritengo che non sia trascurabile, oltre l’effetto di innesco della corruzione, la condizione di crescente svilimento della dignità professionale di lavoratori intellettuali, impegnati in tutti i settori chiave della nostra nazione: medici, avvocati, ingegneri, architetti, giornalisti ‘fuori contratto’ (detti, per addolcire, free lance) ecc.. tutti accomunanti nel triste risultato di una perduta dignità professionale. Infine si immagini cosa sarebbe oggi la giustizia italiana, se non si fosse posto rimedio mediante la legge di tutela retributiva della magistratura. Riteniamo che la dignità professionale, garantita dall’art. 36 della nostra Costituzione, sia un diritto da tutelare a tutti.


* L’autore è Presidente della Libera Associazione Ingegneri

Autore: admin

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