Antonio DI BELLA*- Da Parigi. La paura ‘butta’ a desta (tifone Le Pen). Con una nota di Fabio Martini

 

Da Parigi*


 

FRANCIA, LA PAURA ‘BUTTA’ A DESTRA

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Tifone, già previsto, della famiglia Le Pen

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Oggi possiamo dire che la Francia è a destra così come trent’anni fa Alberto Cavallari, indimenticato corrispondente da Parigi e poi direttore del Corriere, titolò il suo libro “la Francia a sinistra”. Allora si apriva la strada l’alleanza di sinistra che portò all’Eliseo Mitterand, oggi il futuro è meno certo. Ma quel che è certo è che due francesi su tre hanno votato per i repubblicani di Sarkozy o per il Fronte Nazionale di Marine Le Pen. Sappiamo che i ballottaggi ridimensioneranno i candidati estremi ma la realtà politica è che la sinistra è ormai netta minoranza. Resta maggioranza in parlamento, ma è solo questione di tempo.

Il dibattito intellettuale ormai è sempre più dominato dagli Zeimour, dagli Houellbeck, da uomini che hanno lasciato la sinistra e battono nuove strade, alcuni in sintonia o in parallelo all’ondata Le Pen. Cosa farà la destra francese in concreto una volta al potere è tutto da vedere. Un conto è soffiare sul fuoco dello scontento invocando la chiusura delle frontiere e il ritorno alla sovranità nazionale un’altra è affrontare i problemi reali. Ma questi sono problemi di domani. La realtà di oggi è che la sinistra è ultima, in fondo al gruppi, e il dibattito politico,in vista delle prossime elezioni è su chi scegliere fra i moderati liberali alla Sarkozy o alla Juppe’ e i “rivoluzionari” blumarine della famiglia Le Pen.  (*Articolo21.org)

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Così Fabio Martini, analista de “La Stampa” (che ringraziamo) prova a capire e farci capire la deriva reazionaria in corso in Francia. Quali cause? Quali prospettive?


-Il populismo trasversale che attraversa l’Europa

Tra i ‘segreti’ della forte ascesa elettorale del Front di Marine Le Pen c’è un nuovo, inedito dosaggio tra ricette di destra e di sinistra, un mix che allude al populismo trasversale dei Cinque Stelle, peraltro diverso in tanti aspetti da quello neo-lepenista.

-Terremoto ideologico

Una novità politica, il lievitare di un populismo di sinistra-destra, che a cavallo tra Francia e Italia potrebbe avere conseguenze clamorose e dagli esiti imprevedibili. Negli ultimi mesi la lite familiare in casa Le Pen ha in parte coperto il corposo terremoto politico/ideologico che via via ha fatto perdere al Front national quadri intermedi e militanti della tradizionale destra radicale, cattolica, nostalgica di Vichy coccolata per anni e anni da papà Jean Marie.

-Perdenti della globalizzazione

L’adozione di parole d’ordine (anche) di sinistra sui temi economico-sociali e in parte in politica estera ha favorito l’aggregazione da parte di Marine Le Pen di fasce (disoccupati, operai, artigiani, commercianti) e di figure sociali che – ad esempio nella recente, acuta analisi di Marco Tarchi, studioso del populismo – vengono dipinti come i «perdenti della globalizzazione». Gruppi sociali che condividono la predicazione di un partito che si oppone da sempre ai flussi migratori di massa.

-Dopo la Francia, L’Italia?

Il nuovo trasversalismo politico-sociale ha proiettato il Front su percentuali mai viste prima e potrebbe consentirgli di conquistare, al secondo turno, significative fette di territorio. Naturalmente c’è di mezzo una settimana piena di incognite, ma un eventuale successo ai ballottaggi del populismo trasversale della Le Pen, a quel punto aprirebbe lo spazio ad una domanda: oggi in Francia, domani in Italia? In altre parole: chi può dire come finirà, se il Pd, ai ballottaggi in grandi città, anziché il centrodestra, si trovasse a fronteggiare il populismo trasversale dei Cinque Stelle?

Autore: admin

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