Francesco NICOLOSI FAZIO – Bomba o non bomba. Dal terrorismo di Stato al terrorismo di Stati

 

Bomba o non bomba


 

TURCHIA ED ISRAELE NELL’U.E.

Dal terrorismo di stato al terrorismo di stati

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La notizia è certa: i cittadini europei, di origine magrebina e religione islamica che si arruolano nell’ISIS, transitano tutti dalla Turchia, per partecipare ai corsi di addestramento e poi andare in guerra, oppure ritornare in Europa per compiere attentati. Notizia incerta (forse solo sfuggita): in un campo ISIS in Siria è stato arrestato un colonnello israeliano.

Le notizie sono comunque indirettamente confermate dal fatto che i due stati, pur confinanti con la  Siria, non hanno mai subito alcun attentato dall’ISIS, né ne vengono minacciati e forse anche per questo nessuno dei due stati prevede delle azioni contro l’ISIS. La Turchia colpisce i terroristi curdi, con precisione chirurgica, evitando i campi ISIS. In Turchia la destra estrema, presente negli stadi come in tutta Europa, ha fischiato durante il minuto di silenzio preliminare alla partita di calcio Turchia-Grecia.

Notizie ripetute provengono dagli Emirati e dall’Arabia Saudita che fanno di tutto per contrastare gli “infedeli” sciiti, dovunque essi siano (Siria, Iraq, Yemen, pellegrini), con  qualunque mezzo, soprattutto illegale. Milioni di petro-dollari (riesumiamo il termine) che per tanti rivoli arrivano anche nelle mani sbagliate.

In “Madre coraggio” Brecth ambienta la vicenda durante la guerra dei trent’anni, guerra che, dopo la “Defenestrazione di Praga”, sconvolse l’Europa a causa dello scontro tra cristiani (cattolici e protestanti) in tutto il nord Europa. Oggi, anche se non in campo aperto, una guerra musulmana di religione, tra sciiti e sunniti, sta sconvolgendo il mondo intero.

Stranamente questa guerra in corso avviene circa 1.500 anni dopo la nascita della religione islamica, come le più sanguinose guerre di religione cristiane, che si svolsero circa 1.500 anni dopo Costantino ed il suo Editto. Forse la tremenda esperienza europea non è facilmente trasferibile al conflitto religioso (interreligioso?) in atto che, partendo dal medio oriente, coinvolge, gravissimamente e nostro malgrado, anche l’Europa cristiana.

Ecco che un passo di grande rilievo pacifista potrebbe avvicinare due stati che sono in questo momento in lotta contro gli stati Sciiti: Israele e Turchia. A mio avviso bisogna compiere ogni sforzo per ammettere nell’Unione Europea questi stati, che ne avrebbero un enorme beneficio economico, ma soprattutto politico. Di riflesso l’Unione Europea ed il mondo intero ne gioverebbero in termini di dialogo e visione multilaterale delle vertenze internazionali.

Invece la recente normativa UE che impone alle etichette israeliane, una speciosa dicitura per indicare la zona di produzione, al fine di “segnalare” le eventuali provenienze dai “territori”, risulta molto miope, e certamente ipocrita. L’UE agisce come un novello Pilato, che anziché le mani lava l’etichetta, invece di affrontare in modo coraggioso e corretto tutte le problematiche inerenti l’occupazione israeliana della Palestina, nazione di cui la sinistra un tempo prendeva le difese.

Analogo discorso vale per la Turchia. Questa grande democrazia (Erdogan nonostante) islamica deve essere coinvolta in tutti i processi politici europei.

Ammesso che l’Europa ne abbia di veramente validi.

Autore: admin

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