Teatro Argentina di Roma- Dal 10 al 15 novembre, “La bottega del caffè” di Goldoni. Regia di M. Scaparro

 

 

Cartellone

 

Dal 10 al 15 novembre al Teatro Argentina di Roma

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

di Carlo Goldoni

regia Maurizio Scaparro

con

Pino Micol

Vittorio VivianI

e inoltre

Manuele Morgese

Ruben Rigillo

Carla Ferraro

Maria Angela Robustelli

Ezio Budini

Giulia Rupi

Alessandro Scaretti

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musiche Nicola Piovani

scene e costumi Lorenzo Cutùli

luci Maurizio Fabretti

Produzione Fondazione Teatro della Toscana

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Dopo il felice debutto in prima nazionale al Piccolo Teatro di Milano in occasione di Expo 2015, arriva al Teatro Argentina di Roma, La bottega del caffè di Carlo Goldoni, diretta da Maurizio Scaparro. Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana, sarà in scena dal 10 al 15 novembre.

Una commedia scritta da Goldoni in lingua toscana, sui sentimenti e l’agire degli esseri umani, comune in ogni tempo e luogo: invidia, amore, odio, brama di denaro e di potere, non sono molto cambiati dal Settecento a oggi. I vivaci dialoghi goldoniani sono accompagnati dalle musiche originali di Nicola Piovani, le scene e i costumi sono di Lorenzo Cutùli.

Firenze, Venezia, Napoli e poi Milano. Su questa direttrice di ricerca artistica Maurizio Scaparro costruisce il suo ultimo lavoro su Carlo Goldoni dopo “Una delle ultime sere di Carnovale”,  “Il teatro comico” e “Mémoires (Frammenti di vita teatrale tratti dai Mémoires, le opere e le lettere di Carlo Goldoni)”. «Ci sono alcuni motivi che mi spingono a questa nuova edizione de La bottega del caffè – spiega il regista – uno di questi è il piacere di tornare a parlare di Venezia e del suo Carnevale, durante il quale la commedia si svolge, dalle prime luci dell’alba, fino a quando scende la notte. E qui Goldoni sembra prendere le distanze, prima dei suoi addii da Venezia, dalla visione magica di una delle più belle città del mondo, per descrivere nella sua Bottega del caffè una Venezia comicamente deformata, che già allora rischiava di dimenticare la sua grandezza e che, tra bische, botteghe e bordelli sembrava già avviarsi ad un lento, inesorabile declino».

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Scritta nel 1750 “La bottega del caffè” è una delle commedie più conosciute di Carlo Goldoni. Collocata al centro della piazza, la bottega del titolo è luogo di ritrovo di avventori abituali e di passaggio, è l’idea di un microcosmo in cui si creano incontri e scontri tra i personaggi che litigano, si aiutano e si interessano dei fatti propri e altrui. Un carosello di umanità inanellato di screzi, maldicenze, ricatti e vizi. «Non casualmente Don Marzio, il protagonista, osserva le vicende descritte (e vissute) da Goldoni attraverso un occhialetto, diabolica lente, con cui spia curiosamente i fatti, le ipocrisie e le stravaganze delle persone. Ma non dimentica Don Marzio (o Goldoni) di parlare del mondo che sta cambiando fuori da Venezia: dall’orologio che viene da Londra, alle notizie che filtrano dalle gazzette europee, fino al rimpianto per una Napoli mai conosciuta. Provando questo mio nuovo Goldoni con gli attori (e permettetemi, tra tutti, di salutare la presenza, che mi è particolarmente cara, di Pino Micol, con il quale torno a lavorare dopo qualche anno) – sottolinea  Scaparro – mi è capitato spesso di pensare a Goldoni e al suo occhialetto, e anche a questa nostra vecchia Europa che viviamo con qualche fatica».

Ufficio Stampa a cura di Amelia Realino

Autore: admin

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