Massimo MARINO*- La memoria. Per Paolo Ambrosino (a un anno dalla morte)


La memoria*


PER PAOLO AMBROSINO

Paolo Ambrosino ritratto

Esattamente un anno fa moriva Paolo Ambrosino, 57 anni, uomo di teatro, organizzatore della Compagnia Teatro di Dioniso e collaboratore negli anni di tanti registi e attori come Leo de Berardinis, Gianni Vacis, Mario Martone, Barberio Corsetti, Valter Malosti.

****

Forse pochi si ricordano di te. Ma per quelli che ti hanno conosciuto sei indimenticabile. Bologna, anni Novanta. Apre nel 1995 il primo teatro pubblico di ricerca, il teatro laboratorio San Leonardo, diretto da Leo de Berardinis. Al suo fianco c’è un giovane organizzatore di lungo corso, un quasi quarantenne che aveva iniziato con la faccia da ragazzino con Gabriele Vacis  a Teatro Settimo (Settimo Torinese), che aveva contribuito a costruire il Teatro Kismet a Bari e che poi era stato chiamato da Leo per la nuova impresa, trasformare la sua compagnia in teatro laboratorio con una sede stabile (nella sala di via San Vitale) e una convenzione con il Comune. E con l’idea di creare un teatro aperto ai cittadini, un’agorà, luogo di immaginazione, profondità e democrazia.

Ora te ne sei andato, a cinquantasette anni, nella tua Torino. Quando l’indifferenza di questa città scacciò Leo e il suo progetto di teatro nazionale di ricerca, per il quale avevi dato l’anima, quando il grande artista nel 2001 si ammalò e la sua compagnia si dissolse, andasti via. Negli ultimi anni sei stato l’organizzatore di Valter Malosti, sempre in quella posizione defilata ma fondamentale, che impone di studiare leggi e regolamenti, di capire come portare gente a teatro, come farlo amare. Ora te ne sei andato per un viaggio più lungo, per un male, come si dice, incurabile. E non posso che rimpiangere le sere passate a chiacchierare, mentre si andava verso San Donato, su come rendere davvero il teatro la piazza pubblica, condivisa, oppure del rapporto tra teatro e scienza (un altro tema che affascinava Leo, al quale tu hai fornito qualche supporto), oppure del festival di Santarcangelo o anche di come rendere più sicuro il teatro, quando in San vitale circolavano brutti ceffi di spacciatori (ma tu venivi da un teatro nella periferia di Bari, e ne avevi viste di tutti i colori).

Ricordo i giorni dell’Assemblea permanente sulle leggi del teatro del 1996, fatta per scongiurare un dispositivo di legge che allora sembrava castrasse le potenzialità di quest’arte negletta (non avevamo ancora visto i provvedimenti successivi…). Per quella rassegna avevate messo insieme innoavtori riconosciuti, come Barberio Corsetti, come Baliani, come Martone, e i giovani “teatranti occupanti”, che in quegli anni reclamavano spazio e volevano imporre la loro diversità (sarebbero usciti da quel gruppo, che aveva occupato il teatro dell’Accademia, che fu chiamato teatro polivalente occupato) Alessandro Berti e Michela Lucenti, tra gli altri, e gli Zimmerfrei). Tu eri quello che dialogava, che cercava, che provava, continuamente, a ridare materia ai sogni, alle urgenze di Leo.

In fondo questo è sempre stato il compito dell’organizzatore. Dare solide scarpe per far marciare il teatro, ascoltare, dialogare. Tu lo facevi in un modo speciale, che ci mancherà. Ciao, ancora Poalo, che parlavi per ore al telefono, che guardavi negli occhi, che parlavi con voce dolce e strascicata, con lampi di pratica, sognante intelligenza. (*controscene.it)

Autore: admin

Condividi