Giuseppe ARDIZZONE- Antropologiia sociale. Le trasformazioni in atto

 

Antropologia sociale

 


LE TRASFORMAZIONI IN CORSO

All’interno della nostra società occidentale i partiti tradizionali caratterizzati da una forte componente ideologica o religiosa sono entrati in crisi

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Molti ritengono che, in assenza di visioni globali del sociale e non esistendo più reali diversità tra un partito e l’altro, la politica tenda ad affidarsi maggiormente al personalismo ed i partiti si trasformino in veri e propri comitati elettorali.

In molti casi questo è vero; ma, ritengo sia interessante fare un passo indietro e cercare di ragionare sul modo in cui si sviluppano e crescono le aggregazioni politiche e ideali. Diciamo che, osservando il passato che ci ha preceduto, possiamo notare come l’evolversi della storia sia caratterizzato da continui momenti di cambiamento e di riorganizzazione sociale che danno luogo al mutamento dei comportamenti, dei valori aggreganti, delle stesse classi sociali.

Ci sono momenti di passaggio e di cambiamento delle nostre società in cui si formano nuove aggregazioni fra le persone in base ad ideali e obiettivi comuni, che danno luogo a quelli che possiamo definire dei “movimenti”. Movimenti che possono essere caratterizzati da obiettivi limitati o territorialmente definiti ma che possono invece essere sempre più complessi e totalizzanti.

Queste realtà sociali; “i movimenti” hanno spesso forme organizzative interne e processi di formazione della classe dirigente simili e particolari a prescindere dai periodi e dalle situazioni in cui nascono. . Peculiari della loro natura di “ movimento”

Si da molto spazio alla partecipazione ed alla democrazia diretta, tentando di ridurre il più possibile la delega. Le strutture dirigenti sono abbastanza elastiche e soggette ad un continuo ricambio. La classe dirigente è formata generalmente dalle persone che riescono, in qualche modo, a sintetizzare le idee e gli obiettivi espressi dai componenti del movimento e si distinguono nella capacità di portarle avanti. Vi è la tendenza a mettere in comune le disponibilità economiche.Vi sono vincoli affettivi importanti fra i componenti del movimento, una sorta di fratellanza.

Quello che qualunque movimento è costretto, tuttavia, a fare, per continuare ad esistere, è confrontarsi con le Istituzioni esistenti e darsi analogamente un’organizzazione che gli consenta di mantenere le proprie istanze nel tempo. Quando, gradatamente, il movimento si trasforma in organizzazione comincia a cambiare anche la sua struttura interna. Si cristallizzano ruoli e comportamenti. E’probabile che in relazione anche ai nuovi obiettivi ideali e politici possa modificare radicalmente le modalità di reclutamento dei suoi componenti, i percorsi di formazione della classe dirigente, il rapporto con le istituzioni e con i cittadini cui fa riferimento. Diminuiscono i vincoli di fratellanza per dar posto a relazioni di carattere razionale e basate sulla necesssità e l’utilità.

Queste organizzazioni, successivamente, possono entrare in crisi profonde quando i loro ideali e la loro stessa cultura  fondativa vengono superate dai processi di trasformazione della società in cui operano. Quando non riescono, per la loro rigidità, a trasformarsi, seguendo ed assorbendo le nuove istanze sociali presenti. Quando si modifica anche la composizione del loro gruppo sociale o la classe di riferimento.

Per concludere questo breve excursus, la mia sensazione è che tanto maggiore è la rilevanza del “personalismo”, tanto minore è la qualità, la complessità e l’elaborazione politica ed ideale del partito di cui fanno parte, oltre che la sua aderenza alla realtà che lo circonda.

Troppo presto la crisi delle ideologie ha fatto gridare alla fine dei partiti senza trovare adeguati sostituti. Non c’è dubbio che siamo in presenza di grandi cambiamenti ideali, culturali e sociali che richiedono un nuovo modo di guardare i problemi sociali ed una rimodulazione culturale.

Le sfide ed i problemi delle nostre società richiedono, tuttavia, lo steso impegno e la stessa mobilitazione dei tempi che ci hanno preceduto. I periodi di cambiamento sono di solito contrassegnati da una grande libertà ideale; ma, anche, da un grande disorientamento.

Mi trovo ad esempio ad osservare la solitudine culturale ed ideale in cui crescono generalmente le nuove generazioni. Salvo rari casi positivi, la maggior parte di loro non conosce più quel percorso sociale formativo che una volta era costituito dalle semplici forme sociali associative come poteva essere la parrocchia, la sezione giovanile del partito , le associazioni sportive ed altro in cui oltre ad essere luoghi d’incontro per i giovani si svolgeva anche un processo di confronto e di crescita culturale ed ideale.

Molti, partendo dalla realtà dei media e della rete, ritengono che il mondo dell’associazionismo e dei partiti sia sostanzialmente finito . Al suo posto, ritengono, prevalga il protagonismo personale, dimenticando la lezione weberiana del leader, che nasce e si sviluppa in un processo d’interpretazione e sintesi del gruppo di riferimento cui appartiene, oggi spesso più largo di quello immediatamente fisico (cfr internet e televisione) che lo circonda.

La formazione del leader è pertanto, a mio parere, figlia del gruppo di riferimento , delle motivazioni ed esigenze di questo e degli ideali e della cultura storica che utilizza per portarlo avanti. Fattori che inevitabilmente lo costringono a confrontarsi con le forme istituzionali ed organizzative esistenti storicamente. Solo se questo processo viene spezzato, si può parlare dell’affermarsi di processi di corruzione e di personalismi che non hanno niente a che vedere con il ruolo politico che si era promesso di assumere.

Noi stessi parliamo con fastidio del personale politico che sentiamo diverso dal passato e di cui avvertiamo la distanza personale ed ideale.

Sono sintomi forse di una crisi culturale e politica legata alla trasformazione delle nostre società? Questa è la mia impressione.

 

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Autore: admin

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