Umberto ROSSI- A Teatro, recentemente….(“Svergognata” di A. Questa, “Ivanov” di A. Cechov)

 

Lo spettatore accorto*

 

A TEATRO….RECENTEMENTE

Svergognata
“Svergognata” di   Antonella Questa

Interpreti   Antonella Questa

Scene  Magali B – Cie Madelaine & Alfred.

Luci  Erika Borella

Compagnia   LaQ-Prod

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Una signora alto borghese scopre casualmente, nel cellulare di lavoro del marito, un manager d’alto lignaggio una serie di foto pornografiche di una donna sexy, forse l’amante dell’uomo. Il problema adesso è: che fare? Fingere non sia successo nulla e continuare come se niente fosse, chiedendo occhi e orecchi e proseguire nel godimento dei benefit che gli assicurano la sua posizione? Oppure pretendere un chiarimento anche a costo di rinunciare a domestica, auto personale, appartamento da sogno, vestiti firmati? O, ultima ipotesi, stare al gioco, restituire pan per focaccia al fedifrago, farsi un amante magari ricorrendo ai servizi di uno dei tanti siti web che offrono accompagnatori a donne infelici?

Le amiche, sentite durante una seduta di ginnastica in una lussuosa palestra, danno consigli contrastanti, così la soluzione è rimandata di giorno in giorno: Non serve neppure la consultazione della madre, per anni preoccupata solo che la figlia si mostri donna rispettabile, anche se lei ha da tempo una relazione con un vigoroso macellaio che abita nello stesso fabbricato. Tutto si risolverà grazie alla consultazione di un’anziana pornodiva che insegna alla signora per bene come godere del proprio corpo e pretendere dal marito ciò che le spetta, anche sessualmente. Il tutto, ovviamente, al prezzo dei famosi benefit. Antonella Questa presenta, per la regia di Francesco Brandi, un monologo, Svergognata, straordinariamente equilibrato fra denuncia, comicità e dolore. La parte che riserva al colloquio e ai consigli dell’anziana pornostar, il cartellone ringrazia in particolare Manuele Falorni (La Venere Bianca), è l’esempio migliore di questa riuscita miscela fra malinconia dell’amore perduto e ironia del presente. L’attrice, che è anche responsabile della parte drammaturgica dello spettacolo, vi aggiunge una duttilità straordinaria nel far vivere personaggi e situazioni ricorrendo solo alla magia della voce e alla perfezione dei gesti

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Ivanov

 

“Ivanov” di Anton  Pavlovič Čechov   versione italiana Danilo Macrì
Regia di  Filippo Dini

Interpreti   Filippo Dini, Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Valeria Angelozzi, Ivan Zerbinati, Ilaria Falini, Fulvio Pepe.
Scene   Laura Benzi   Musica Arturo Annecchino

Luci  Pasquale Mari

Compagnia
Teatro Stabile di Genova Fondazione, Teatro Due

Ivanov è uno dei primi testi teatrali scritti da Anton Pavlovič Čechov (1860 – 1904) che ne ha fatto due edizioni. La prima, commissionata dall’impresario Fëdor Korš, fu messa in scena a Mosca nel novembre de 1887 e fu un insuccesso causato, a detta dello stesso autore, da attori che: non capiscono niente, accumulano sciocchezze su sciocchezze, hanno parti non adatte a loro. Alcuni degli interpreti, poi, andarono in scena la sera della prima visibilmente ubriachi.

Tutto questo costrinse il drammaturgo a rimaneggiare profondamente il copione che fu ripresentato poco più di due anni dopo a Pietroburgo ottenendo, un grande esito di critica e pubblico. Filippo Dini, in veste di attore e regista, presenta una versione di quest’opera in cui dominano i tratti melanconici. Il protagonista è un piccolo proprietario terriero di provincia, una figura che diventerà tipica del teatro cechoviano si pensi a Zio Vanja (Djadja Vanja, 1896) e a Tre sorelle (Tri sestry, 1900), particolarmente immelanconito della sua ignavia e dall’incapacità di resistere alle tentazioni economiche. Ha sposato Anna Petrovna, che per lui ha rinunciato alla religione ebraica inimicandosi in modo irrimediabile i genitori, sperando nella dote della moglie, patrimonio scomparso con l’ira dei suoceri. Ora, morta di tisi la prima moglie, alla quale non ha dato alcun conforto negli ultimi anni della malattia, fa – meglio, subisce – la corte di un’altra ereditiera, Sašha che già in passato si era innamorata di lui. Irresoluto fra convenienza e disgusto per il suo (non) agire sceglie la via più facile: quella del suicidio.

La regia imbocca con decisione la strada della rappresentazione classica, non opera tagli significativi, salvo affidare a due attori un paio di parti ciascuno, eccelle solo in alcune scene collocare nella parte finale: quella che precede e contiene il suicidio e la gioiosa presentazione degli attori al pubblico nel finalissimo. Sono due momenti che rivelano le possibilità del regista, ma rimangono sprazzi isolati. A proposito degli attori, c’è da dire che il ricorso a molti giovani diplomati della Scuola dello Stabile genovese in un testo tanto complesso ne mette in luce non pochi limiti d’esperienza, aggiungendo un elemento problematico a un bilancio in cui le parti positive finiscono quasi soffocate da quelle negative.

*Ringraziamo U. Rossi, collega di  Cinemasessanta e direttore di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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