F.l.m..A.d.m.- Il Buffone beffato (“Rigoletto” di Verdi al Teatro Massimo Bellini di Catania)

Lo spettatore accorto

IL BUFFONE BEFFATO

Foto Giacomo Orlando

“Rigoletto” di Verdi al Teatro Massimo Bellini di Catania

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“Attenti al buffone”- titolava un romanzo di Bevilacqua. Pur se qui il beffato è il buffone….(e v’è pur qualche ragione). “Rigoletto”  melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi,  l’eterna tragedia del gobbo di Mantova alla corte dei Gonzaga, cui derisione e vendetta si riversano come spietata legge del contrappasso contro se stesso, viene  riproposto come classico repertorio mélo dal Teatro Massimo Bellini di Catania (penultima opera della stagione 2015), in una messinscena garbatamente  lontana da interpretazioni originali e tuttavia gradevolmente apprezzabile, sia per esecuzione canora dei protagonisti, del coro, dell’orchestrazione, che per l’ortodossia dei costumi e la funzionale essenzialità scenografica.

Dal dramma di Victor Hugo “Le Roi s’amuse” del 1832, nel quale più di uno studioso ha riscontrato similitudini non secondarie con il “Re Lear” skakespeareiniano (J. Budden lo definisce “…un Re Lear mancato”), trasferita l’azione per motivi di censura dalla Francia (dove originariamente è ambientato con protagonista Francesco I “…dipinto da Hugo come un dissoluto libertino”) nella Mantova rinascimentale dei Gonzaga, il “Rigoletto” verdiano, prima opera della cosiddetta “trilogia romantica” (libretto di Francesco Maria Piave) – qui interpretato dalla potente ma al contempo soffice voce del baritono Alberto Gazale (a cui è andato l’applauso più fragoroso del pubblico) – resta una delle opere più amate da sempre del compositore di Busseto, che – come egli stesso scrive in una lettera del 1852 – è  “… stato ideato senz’arie, senza finali, con una sfilza interminabile di duetti, perché così ero convinto”.

L’interpretazione intensa di un Rigoletto intimista e Vinto, quasi a preannunciare apologie verghiane di un mondo sommerso, incapace di riscattarsi, avvezzo alle ingiustizie dei potenti e ignorato dalla pietà celeste, ci conduce ad un ascolto partecipe e commosso, cullato dalla melodia verdiana, sapientemente modulata sia nei toni cupi che nella vibrante ritmica delle voci e dei suoni, portatrice risanante di una storia che si ripete : bruttezza, stato sociale infimo, sentimenti feriti e calpestati generano destini infimi, sordidi, laddove  i figli, pur puri e onesti, pagheranno per le colpe dei padri. La Nemesi  batte alla porta del Tempo  e qui  si fa canto, purificando e riscattando in sublimi note la tragedia dell’umana avventura.

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“Rigoletto” di Giuseppe Verdi. Teatro Massimo Bellini di Catania (sino al 28 ottobre).

Presonaggi e interpreti (primo nome: turni ABC; secondo nome: altri turni): Rigoletto: Alberto Gazale-Alessio Potestio; Il Duca di Mantova: Jeaheui Kwon-Pablo Karaman; Gilda: Daniela Bruera-Marta Torbidoni; Saprafucile: Maurizio Muscolino; Maddalena: Kulli Tomingas; Il Conte di Monterone: Davide Giangregorio; Contessa/Giovanna/Paggio: Erika Fonzar; Matteo Borsa: Riccardo Palazzo; Marullo/Uscere: Simone Tansini; Il Conte di Ceprano: Naziario Pantaleo
Gualano.

Direttore: Michelangelo Mazza
Regia: Roberto Laganà
Maestro del coro: Ross Caigmile
Scenografo realizzatore: Salvatore Tropea
Assistente regia: Giogio Maria Laganaà
Coreaografia: Giusu Vittorino
Assistente luci: Salvatore De Campo

Danzatori: Denise Bagnato, Monica Di Stefano; Agata Longo, Carmen Minasi, Viviana Paternò, Jois Salemi

Autore: admin

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