Cinzia BALDAZZI- Essere, mentire, e non apparire (“Sudori freddi” di Giancarlo Sepe. Teatro La Comunità, Roma)

 

Il mestiere del critico

 


ESSERE, MENTIRE, E NON APPARIRE

foto di Pino Tufillaro

foto di Pino Tufillaro

“Sudori freddi”  uno spettacolo di Giancarlo Sepe. Roma, Teatro La Comunità

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La sala del teatro La Comunità a Roma, ben protetta da antichi muri coperti qua e là da gigantografie di Samuel Beckett, è ormai a luci spente, nel buio e nel silenzio dell’attesa.

Sappiamo che il regista Giancarlo Sepe ha ideato lo spettacolo “Sudori freddi” ispirandosi ai personaggi del romanzo “D’entre les morts” scritto da Pierre Boileau e Thomas Narcejac. E quando dall’oscurità del palcoscenico, d’improvviso illuminata da una luce che scende dall’alto, avanza lentamente una bella donna lussuosamente vestita alla spagnola, bamboleggiante, con una rosa tra i capelli, viene subito spontaneo chiedersi se sia la protagonista Madeleine/Renée del romanzo ambientato a Marsiglia nel 1939-40, oppure la Madeleine/Judy Barton- interpretata da Kim Novak – la misteriosa figura femminile al centro del film “Vertigo” girato da Alfred Hitchcock trasferendo la trama di Boileau-Narcejac nella San Francisco degli anni ’50. Sul palcoscenico però la giovane (l’attrice Patrizia Bianchi) si china a terra e pronuncia, in spagnolo, accorate parole d’amore: “el amor no pertenece a este mundo”.

Il sipario viene tirato: è un telo trasparente, su cui campeggiano volti di donne e la scritta “La femme que vécut deux fois”. Da un simile esordio estremamente pirandelliano -del genere: “Per me nessuna, nessuna. Io sono colei che mi si crede”, da “Così è se vi pare”, 1925 – dopo aver rammentato che “Sudori freddi” è il titolo francese del film di Hitchcock mentre “La donna che visse due volte” quello italiano, è facile rendersi conto come qui, a sdoppiarsi, anzi a moltiplicarsi, non saranno le presunte identità della poetica pirandelliana, ma i personaggi concreti, la loro presenza fisica.

Avanza verso di noi Gévigne (Pino Tufillaro), uomo elegante, non più giovane (forse troppo somigliante al Romolo Valli nei panni di Lamberto Laudisi, nella commedia di Pirandello prima ricordata): ed eccolo dialogare con una marionetta da ventriloquo sulla disgrazie di una moglie convinta di essersi reincarnata nella bisnonna Carlotta Valdès e con propositi suicidi. Il giovane detective Flavières (Federico Citracca), da lui incaricato di pedinarla, se ne innamora perdutamente, e si dispera dinanzi al corpo disteso sul lettino dell’obitorio, dove è stata portata in seguito al suo affogamento. Ma affogamento di chi? Tra ombre specchi e simil piani- sequenza si aggirano vivi o sopravvissuti, immagini del passato o del semplice desiderio? Difficile da stabilire.

Nel film il poliziotto Scottie, innamorato di Judy, ne segue le tracce, e quando la donna si getta nelle acque della baia riesce a salvarla: poi lei, inaspettatamente, dopo aver trascorso del tempo insieme, riesce a suicidarsi lanciandosi da un campanile senza che l’uomo, afflitto da una grave forma di vertigini, possa fare alcunché per salvarla. Disperato, dopo aver trascorso un lungo periodo in una casa di cura, riesce a farsi dimettere aiutato dall’amica Midge, innamorata non corrisposta (e Sepe ne ripropone il personaggio – estraneo al romanzo – interpretato da Federica Stefanelli). Tornato alla vita normale, conosce una commessa, Judy Barton, la quale, tra rivelazioni progressive occasionali e veritiere, pentimenti e confessioni, scopre essere la complice dell’omicidio dell’autentica Madeleine compiuto dal marito con il suo aiuto. Come? Avendo preso lei le parti di Madeleine, permette al “futuro” vedovo  di gettare dal campanile il cadavere della moglie uccisa, inscenandone il temuto, annunciato suicidio.

Sulla scena dello spettacolo di Sepe, nella camera mortuaria, un becchino impedisce di alzare il sudario per scoprire l’immagine della defunta. Flavières/Scottie ripete ossessivamente il gesto di voltarsi all’indietro, perché non accada a lui ciò che accadde ad Orfeo che perse Euridice infrangendo la proibizione di voltarsi prima di aver visto la luce del sole. Ma qui non c’è luce del sole alcuna, e quando tutti sono usciti dalla morgue, il corpo della donna si anima sotto il lenzuolo: si alza seminuda, scioglie i capelli e accende una sigaretta. Sembra Madeleine: come è possibile? Eppure, ingannando tutti, era stata uccisa dal marito Gevigne con la complicità dell’amante che prima del suo assassinio ne aveva preso le sembianze “sdoppiate”. È veramente morta? In una scena forse onirica, il poliziotto ricorda di aver invano tentato di salvarla quando si è gettata nel fiume.

Sullo sfondo, uno scorcio dei tetti marsigliesi, tra comignoli, soffitte e abbaini, costituisce il percorso a ostacoli per l’inseguimento dei flics, tra scivolate e inciampi, in una sorta di loop che coinvolge anche le donne “sdoppiate”. Il rallentamento ossessivo di “What a Wonderful World” (come già prima con “Imagine”) è tessuto sonoro di movenze coreografiche, con l’apparizione di poliziotti ai lati delle quinte, in un gioco di specchi – costante stilistica dell’intera rappresentazione -di luce/buio, dove i colori delle donne (dai capelli agli abiti) ravvivano il bianco/nero delle figure maschili. Poi, è sulle note di “Ne me quitte pas” che tutti, in fila uno dopo l’altro, ad agitare braccia come la dea Kalì, di nuovo si spogliano a torso nudo: in prima fila Flavières – poi Madeleine, Midge, gli agenti- che subito dopo incontra la falsa Madeleine e in un impeto di disperazione la uccide strangolandola.

Di nuovo il telo viene tirato. Ne esce, come all’inizio, il marito Gévigne, stavolta nelle vesti del narratore: ben vestito, gilet e cravatta, scarpe lucide, barba e pizzetto curati, spiega il disordine, il malaffare, la disonestà, ma anche il desiderio, le pulsioni dei personaggi che fin qui abbiamo visto muoversi. E quando Madeleine, che nel frattempo è avanzata lentamente dal fondo fino al sipario, arriva in piena luce, con i capelli sciolti, Gévigne ha l’ardire di chiederle: “Ma tu, chi sei veramente?”. Madeleine non risponde, si gira e va via.

Non importa, Madeleine, non fa nulla se non rispondi alla domanda. Forse,  diversamente dalla signora Ponza del “Così è, se vi pare”di Pirandello, l’autore nemmeno a te lo ha ancora svelato

Autore: admin

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