Francesco NICOLOSI FAZIO – Misura esatta (Shakespeare, secondo Orofino. Teatro del Canovaccio, Catania)

Lo spettatore accorto


MISURA ESATTA

“Misura per misura”   Di William Shakespeare.
Adattamento e regia: Alberto Orofino. Con: Francesco Bernava; Daniele Bruno, Stefania Di Pietro, Carmen Panarello, Giovanni Santangelo, Alice Sgroi, Riccardo Vinciguerra.  Assistente alla regia: Gabriella Caltabiano.   Foto di scena: Gianluigi Primaverile.  Partecipazione e collaborazioni di  Federica Buscemi, Egle Doria, Vincenzo La Mendola.  Produzione: Rassegna “Palco off”- Le voci del teatro. Milano-Catania
Al Teatro del Canovaccio – Catania

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La peste. Il capolavoro di Albert Camus (Nobel 1957) è una metafora contro il male del mondo, che rende impossibile la ricerca della felicità, nell’assenza di Dio. Imperava la pesta nel 1603, quando Shakespeare scrive “Misura per misura”, coevamente all’”Otello”; il Bardo, non ancora quarantenne, raggiunge una profonda disillusione sulla vita e sulla ricerca della felicità, sentimento che coglie la gran parte dell’umanità al finire dell’esistenza; quaranta anni invece, stessa età in cui scrive il Nobel francese.

“Vivere ha un bel senso solo quando si ha un appagante o un alto obbiettivo da raggiungere”. Non ancora quarantenne Alberto Orofino ci coglie nel profondo, con questa “anacronistica” massima esistenzialista, che è come scolpita nel foglio di sala. Nel suo percorso artistico Alberto è sempre coerente con la sua scelta di un teatro “alto”, che pone sempre più arditi orizzonti allo spettatore, ma anche agli attori e collaboratori.

Questo impegno profondo si materializza emblematicamente nella fisicità che coinvolge in modo totalizzante gli attori, splendide macchine da teatro, strumenti compatti e coerenti, immersi in una recitazione forte e corale, che amalgama il testo come vicenda e gestualità, mostrando altresì una leggerezza che dissimula il fortissimo impegno. Bernava, Panarello e Santangelo, splendidi, perdono letteralmente chili di sudore, che diffonde ancor meglio, attraverso la quarta parete, l’elettricità che lo spettacolo trasmette, la tensione emotiva che non lascia sgomenti, ma lancia, in fondo, una speranza.

La vicenda, scarnificata all’essenziale, ci mostra una umanità dolente, che si rincorre in cerca di una sua strada, di un obbiettivo, anche se non alto; forse è soltanto la ricerca di un senso della vita.
Ricerca che è il costante impegno di un teatro che riesce a dialogare da pari a pari con il classico dei classici, senza alcuna sudditanza, ma con affettuosa riverenza, che solo chi ha veramente capito raggiunge.

Una rappresentazione da scuola del teatro. Un modello che dovrebbe seguire tutto il debolissimo teatro italiano, altrove involuto e succube.
Bravi. Bravò.
Come auspicio per poter girare l’Italia ed il mondo.

Autore: admin

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