Norma RANGERI*- Golpe bianco. Polverizzando la Costitruzione (quali i margini di reazione civile…)

 

Golpe bianco*

 

POLVERIZZANDO LA COSTITUZIONE

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Quali i margini di reazione civile e di impedimento alla ‘torsione autoritaria’ in atto

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Il vice­pre­si­dente della Lom­bar­dia, arre­stato ieri per cor­ru­zione, è stato dav­vero sfor­tu­nato. La magi­stra­tura è inter­ve­nuta, pur­troppo per lui, prima che il nuovo Senato dei con­si­glieri regio­nali diven­tasse realtà. Per­ché tra i tanti obbro­bri che il governo del “fare” vor­rebbe rega­larci con il Senato delle regioni c’è appunto quello di un ramo del Par­la­mento for­mato dalla classe poli­tica più squa­li­fi­cata del nostro paese. Ma pro­tetta, domani, dall’immunità.

La nuova Costi­tu­zione di Renzi e Ver­dini ha tagliato un impor­tante tra­guardo. Con la bene­di­zione di Napo­li­tano. L’ex Pre­si­dente della Repub­blica, «il vero padre di que­sta riforma», secondo la mini­stra Boschi, è inter­ve­nuto per bene­dire la sua crea­tura. In fondo rico­no­scen­dovi quella “grande riforma” dise­gnata da Craxi ai vec­chi tempi della Prima Repubblica.

Con il voto finale alla prima let­tura del pro­getto con­tro­ri­for­ma­tore si mette agli atti lo “spi­rito inco­sti­tuente” che ha segnato que­sti lun­ghi mesi di for­sen­nato attacco alla nostra Carta costi­tu­zio­nale. A par­tire dall’anomalia, scon­si­de­rata, di essere una revi­sione della legge fon­da­men­tale ori­gi­nata non da un’iniziativa par­la­men­tare, ma da una pro­po­sta di governo.

Anzi, e più pre­ci­sa­mente, dalla volontà di un pre­si­dente del con­si­glio e “capo” di un par­tito i cui elet­tori non sono mai stati chia­mati a pro­nun­ciarsi su que­sto pro­getto di mano­mis­sione della Costituzione.

Al con­senso par­la­men­tare e elet­to­rale sono stati pre­fe­riti i patti del Naza­reno e i suc­ces­sivi accordi con quei galan­tuo­mini di Verdini&Co. Con le con­ti­nue, ripe­tute for­za­ture dei rego­la­menti par­la­men­tari det­tati e pie­gati ai tempi impo­sti dall’esecutivo. Uno stra­vol­gi­mento delle regole della discus­sione per­fet­ta­mente coe­rente con i con­te­nuti della riforma.

Prin­ci­pal­mente fina­liz­zata alla crea­zione di un pre­mie­rato senza con­trap­pesi, come in nes­sun paese euro­peo. Dise­gnato sulla silhouette di quello che nel suo inter­vento in dis­senso dal gruppo del Pd, Wal­ter Tocci ha defi­nito «il dema­gogo che potrà fare quello che vuole».

Del resto, di essere il domi­nus anche del futuro potere legi­sla­tivo que­sto pre­si­dente del con­si­glio se ne fa vanto («le riforme si fanno, l’Italia cam­bia, avanti tutta più decisi che mai»). Con moti­va­zioni di bassa lega (meno sena­tori, meno costi della poli­tica) e disprezzo per le mino­ranze, a comin­ciare da quelle del suo par­tito. Ber­sani e i fedeli della “ditta” hanno maso­chi­sti­ca­mente scelto di farsi umi­liare fino a votare la tra­sfor­ma­zione del Par­la­mento in cassa di riso­nanza dei pic­coli Cesare. Di oggi e di domani.

La prima pagina de “Il Manifesto” del 13 ottobre,  con il docu­mento fir­mato dai sei illu­stri costi­tu­zio­na­li­sti (Rodotà, Vil­lone, Azza­riti, Car­las­sare, Pace e Fer­rara) è entrata nell’aula di palazzo Madama gra­zie alla sena­trice di Sel, Lore­dana De Petris, che ne ha illu­strato il senso davanti all’assemblea.

Il docu­mento spiega per­ché e come, que­sta riforma, nell’abbinamento con la nuova legge elet­to­rale, costi­tui­sce una tor­sione auto­ri­ta­ria delle isti­tu­zioni, in defi­ni­tiva della demo­cra­zia par­la­men­tare: «Uno stra­vol­gi­mento dell’impianto della Costi­tu­zione del ’48, sulla sovra­nità popo­lare, sulla rap­pre­sen­tanza, sulla par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, sul diritto di voto».

Tut­ta­via ancora non è stata scritta la parola definitiva.

Se si veri­fi­che­ranno le con­di­zioni per poterci espri­mere in un refe­ren­dum, saremo chia­mati, come già nel 2006, a una grande bat­ta­glia che potrà farci sve­gliare dall’incubo can­cel­lando que­sto frutto avve­le­nato del renzismo.

Va comun­que preso atto che il pre­si­dente del con­si­glio sta segnando punti a suo favore: gra­zie alla forza dei numeri e agli squal­lidi tra­sfor­mi­smi, vince. Però non con­vince. Per lui con­tano le ban­die­rine della con­qui­sta, come quelle che accom­pa­gna­rono la mar­cia trion­fale di Ber­lu­sconi. Ma Renzi sta facendo anche terra bru­ciata nel suo par­tito, per­ché ne sta distrug­gendo quel poco che resta della sua storia.(*ilmanifesto.it)

Autore: admin

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