Giuseppe ARDIZZONE- Limiti e possibilità (dell’annunciata ‘rivoluzione fiscale’)

 

 

Agorà

 

LIMITI E POSSIBILITA’

Dell’annunciata ‘rivoluzione fiscale’

****

Cerchiamo di ragionare a mente fredda, senza la cataratta della passione\fazione partitica: una delle azioni principali annunciate dal Governo Renzi è quella che brevemente viene definita come una vera e propria  ‘rivoluzione fiscale’.

Questa si articolerà in tre fasi:

1) Revisione dell’imposizione fiscale sulla casa

2) Alleggerimento dell’IRAP e dell’IRES  per le imprese

3) Revisione delle aliquote IRPEF sino ai 50.000 euro di reddito annui

Le risorse necessarie sembrano importanti e le fonti di copertura indicate sono sempre le stesse che, fino ad oggi,  non hanno dato risultati  soddisfacenti:

a)lotta all’evasione fiscale b) spending review c) eventuale ricorso al deficit di bilancio.

A questo, vanno aggiunte le maggiori entrate fiscali possibili grazie alla prevista crescita del PIL dei prossimi anni; tuttavia, secondo un recente studio sull’argomento della NENS citato dallo stesso Governo, gran parte delle maggiori entrate  verrà assorbita da un aumento del bilancio pubblico ( dati previsionali).

Ci si augura che la lotta all’evasione fiscale possa avere un carattere permanente e, sicuramente, è un elemento su cui puntare l’attenzione. Quello che lascia perplessi è, invece, la natura della possibile “spending review”.

Cosa verrebbe tagliato? Quali servizi? Quali redditi? Solo inefficienze? Quali sono?

L’ultima obiezione riguarda lo stato delle finanze pubbliche.

Abbiamo accettato una riduzione del rapporto deficit /PIL, in sede europea, che comporta degli impegni che sarà impegnativo rispettare. Si può richiedere una maggiore gradualità; ma, se comunque non si cercano di migliorare i parametri finanziari pubblici in un momento di crescita, come ci troveremmo in seguito davanti ad un possibile rialzo generale del costo del denaro o in una prossima situazione congiunturale negativa?

Nasce pertanto il sospetto che per finanziare l’annunciata “ rivoluzione fiscale” sarà necessario un serio taglio della spesa pubblica, molto più articolato di quanto si pensi e che toccherà diversi punti sensibili.

E’ una scelta valida quella di puntare sulla riduzione della spesa piuttosto che su una sua riqualificazione?

Mi sembra che quello che trascuriamo è che la politica di bilancio dello Stato in disavanzo, con il conseguente aumento della spesa pubblica  rappresenta un anticipo a credito non solo del successivo sviluppo, ma anche di un processo di redistribuzione delle ricchezze, tramite una maggiore imposizione fiscale nei confronti di coloro che detengono la maggior parte della ricchezza nazionale o dispongono di redditi dal livello molto al di sopra della media.

Questo elemento è centrale per valutare l’importanza dell’azione pubblica, nei periodi di grave depressione economica o di fallimento di mercato, nei confronti dell’utilizzo dei principali fattori produttivi: capitali e lavoro. Solo l’azione pubblica può spezzare, in determinati momenti, questa spirale negativa, finanziare con i propri acquisti le imprese locali e, per tutto il tempo che il sistema economico non è in grado di farlo, assorbire la disoccupazione.Tutto questo mobilitando, con la leva fiscale, le risorse private nel finanziamento di un‘azione pubblica che opera una vera e propria redistribuzione delle ricchezze. Solo l’azione pubblica può creare, in certi momenti, quel sistema di relazioni, sinergie e finanziamenti utili allo  sviluppo dell’innovazione produttiva.

L’ipotesi di fondo che guida la preannunciata “ Rivoluzione fiscale “ è invece quella di ottenere un incentivo allo sviluppo della domanda interna dando maggior reddito in special modo a quelle categorie in cui questo si traduce immediatamente in un incremento dell’indice del consumo. Lo stimolo alla domanda dovrebbe agire da sostegno al rafforzamento dei segnali di crescita del PIL già previsti, consentendo un adeguato circolo virtuoso che permetterebbe, a sua volta, una maggiore sostenibilità degli sforzi finanziari previsti. .Tutto questo potrebbe essere valido se il saldo della bilancia commerciale continuasse ad essere positivo, anche in presenza di una più forte ripresa della domanda interna. La mia preoccupazione è che, invece, con un sistema produttivo poco competitivo in vasti settori, l’aumento dei consumi possa, oggi, trasformarsi in un aumento immediato delle importazioni ed in un  peggioramento della bilancia commerciale, senza quindi mettere in moto quel circolo virtuoso auspicato.

Noi siamo un paese che presenta un saldo energetico negativo. Oggi stiamo godendo di una situazione eccezionale di crollo dei prezzi dell’energia ma dovremmo porci in prospettiva l’obiettivo di ottenere un netto miglioramento della nostra situazione andando verso una maggiore indipendenza. Abbiamo un forte ritardo sugli investimenti necessari per assicurare la diffusione della banda larga e recuperare il forte divario esistente nei confronti dei paesi più avanzati. Potremmo e dovremmo porre a frutto economico il nostro patrimonio artistico culturale. Dobbiamo comunque accelerare gli investimenti pubblici /privati per puntare sulla ricerca ed innovazione e recuperare competitività. rientrando in settori da cui siamo sempre più assenti.

In sostanza, i limiti della “rivoluzione fiscale” mi sembrano evidenti sia nella strategia di approvvigionamento, che non opera un trasferimento delle ricchezze dalla rendita, dai grandi patrimoni e dai redditi elevati verso il mondo produttivo ed i ceti meno abbienti, che nella loro destinazione. In particolare:

1) Mancato investimento nel completamento del pilastro della sicurezza per i lavoratori. Questo sia come sussidio di disoccupazione per chi ha perso il lavoro, anche nei casi di lunga durata, che nei confronti di chi è in cerca di prima occupazione o si trova in uno stato di marginalità. Dovrebbe essere inoltre previsto che chiunque goda di un sussidio ( oltre alla possibilità di godere di contratto di ricollocamento o di opportuna valorizzazione e formazione ) sia tenuto alla prestazione di lavoro di base nel settore dell’edilizia pubblica, pulizia, sorveglianza, assistenza ecc.

2) rinuncia al sostegno ed indirizzo alla politica industriale da parte dello Stato con importanti investimenti diretti ed in sinergia con i privati. E’ dai tempi del libro ” La sfida Americana ” di J.J Servan Schreiber fino al recente ” Lo stato innovatore ” della Mazzuccato che gli USA ci mostrano come la spesa statale traini l’economia americana all’avanguardia nel mondo. L’hanno fatto con l’avventura spaziale, con le autostrade informatiche di Clinton, con la Silicon Valley ecc ec. Noi restiamo sempre invece dubbiosi e diffidenti sul sostegno statale all’economia. E’ vero che a partire dalla fine degli anni ’60 lo spettacolo di spreco e corruzione è stato insopportabile; ma, ricordiamoci che nel dopoguerra, invece, il ruolo dello Stato fu importante, almeno per quello che riguarda l’energia, le stesse Banche, le infrastrutture ecc. Una forte discontinuità, in alcuni momenti, può essere ottenuta con un’organizzata sinergica interazione fra Stato e sistema delle imprese.

c) mancato risanamento delle finanze pubbliche ( A questo  proposito, si dovrebbe destinare alla riduzione dello stock del debito un piano articolato  di dismissione del patrimonio mobiliare ed immobiliare pubblico per almeno 400 MM).

Per ottenere adeguate risorse da una maggiore imposizione fiscale e procedere sulla strada della redistribuzione delle ricchezze bisognerebbe aumentare le aliquote Irpef progressivamente a partire dai 75.000 euro; mentre, per quanto riguarda la cedolare secca sugli introiti di rendita immobiliare e mobiliare, sarebbe opportuno almeno adottare un criterio progressivo, introducendo una seconda fascia con aliquote superiori di almeno cinque punti percentuali.

La possibile terza fase di alleggerimento fiscale nei confronti dei redditi medi mi lascia, pertanto, molto perplesso,così come il preannunciato ritocco fiscale sulla casa, a meno che non si tratti ( come ormai si può immaginare) di una semplice razionalizzazione. Anticiperei, se fosse possibile, lo sgravio fiscale per le imprese e lo amplierei, ponendo a carico della fiscalità generale la maggior parte del cuneo fiscale sui lavoro di base, per aumentare la complessiva competitività del nostro sistema industriale. La riduzione del costo del denaro in atto( grazie al QE della BCE), del costo dell’energia ed una forte azione di traino da parte dello Stato potrebbe fare il resto.

La redistribuzione delle ricchezze, necessaria al nostro sviluppo, non può inoltre evitare di fare i conti con due mali endemici che ci portiamo dietro da troppi anni: illegalità diffusa e criminalità organizzata.Due questioni che non possiamo più tollerare e che vanno attaccate duramente con strumenti eccezionali.

http://ciragionoescrivo.blogspot.com

Autore: admin

Condividi