M. Pi*- Mostra di Venezia 2015. La prevalenza degli italiani (dal 2 aL12 settembre)

 

Mostra di Venezia  2015*

 

LA PREVALENZA DEGLI ITALIANI

Quattro gli autori  in concorso che ‘giocano in casa’- Dal 2 al 12 settembre

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Un tributo al cinema italiano con quattro pellicole in concorso, un’incursione nella realtà della cronaca di oggi e della storia di ieri, il debutto di registi e di Paesi mai sbarcati al Lido. Multiforme e multitasking, la 72 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – dal 2 al 12 settembre – si libera dai lacci della tematicità e punta diritta all’effetto sorpresa, a cominciare dal consistente omaggio alla regia di casa nostra che sa tanto di indennizzo, almeno in quantità, per le amarezze di Cannes. Marco Bellocchio (“Sangue del mio sangue” con Alba Rohrwacher), Giuseppe Gaudino (“Per amor vostro” con Valeria Golino), Luca Guadagnino (“A Bigger Splash” con Tilda Swinton e Ralph Fiennes) e Piero Messina (“L’attesa” con Juliette Binoche) se la dovranno vedere con pellicole come quella del Premio Oscar Tom Hooper (“The Danish Girl”), con Amos Gitai (“Rabin, The Last Day”) o con il film d’animazione ”Anomalisa” di Charlie Kaufman (altro Oscar) e Duke Johnson, storia di un coach motivazionale che cambia le vita delle persone.

Una sovrabbondanza evidentemente universale se si considera che per arrivare alla rosa dei 55 lungometraggi della selezione ufficiale (di cui 21 in Concorso, 16 Fuori Concorso e 18 in Orizzonti) e dei 16 cortometraggi sono stati visionati qualcosa come 3193 titoli. Dai piccoli film ai debutti, dai graditi ritorni ai grandi maestri con 16 registi per la prima volta in concorso alla Mostra, tre registi all’opera prima, l’esordio di Sud Africa e Venezuela e lo strapotere della Francia presente con 23 tra produzione e coproduzioni contro le 19 degli Stati Uniti. Selezione difficile, dunque, e presumibilmente fatta più di testa che non di pancia per difendersi dalla vera insidia della mostra del Cinema del Lido, che non è il brutto tempo né l’eventuale fiacchezza del red carpet ma è la concorrenza con gli altri festival. Lo sa bene il presidente Baratta che anno dopo anno, ha restaurato le sale, rinnovato la tecnologia, allargato le braccia dell’accoglienza tenendo sempre un occhio su Cannes e l’altro su Toronto.

Lo sguardo amplificato del festival della realtà promette più sorprese lì dove sono meno attese, a cominciare dal filmone d’apertura “Everest” di Baltasar Kormàkur” costato 65 milioni di dollari e foriero del primo tappeto rosso da isteria con Keira Knightley, Robin Wright, Jake Gyllenhaal e Josh Brolin. Nel festival in cui i grandi nomi vanno cercati infatti all’esterno di Venezia72 e precisamente nel Fuori Concorso “Black Mass” di Scott Cooper con Johnny Depp e Dakota Johnson, in “Spotlight” di Thomas McCarthy con Michael Keaton, Mark Ruffalo e Stanley Tucci e nei sedici – sedici – minuti d’oro di “The Audition” di Martin Scorsese che per il suo “divertissement” più breve di un aperitivo in piedi ha riunito davanti alla cinepresa Robert De Niro, Leonardo Di Caprio e Brad Pitt. L’inatteso arriverà anche con la grazia di una madrina semisconosciuta, Elisa Sednaoui; con la passerella di Bérénice Bejo e Robert Pattinson senza occhiaie protagonisti di“The Childhood of a Leader” di Brady Corbet nella sezione Orizzonti; e con i giurati che sono uno spettacolo a sé: Alfonso Cuaròn, Emmanuel Carrère, Diane Kruger, Paz Vega fino all’ultimo giorno e quindi fino a “Human” di Yann Arthus-Bertrand sulle bellezze e gli orrori della nostra Terra vista dall’alto.(*mattinodipadova.it)

Autore: admin

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