Sauro BORELLI- La diabolica animazione (il cinema di Zeman in mostra a Milano)


Memoria del Cinema


LA DIABOLICA ANIMAZIONE

Locandina statunitense del film  (Vynález skázy, 1958)

A MIlano, retrospettiva e mostra di Karel Zeman

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Tra le tante sperimentazioni e novità che videro la luce a cavallo tra Ottocento e Novecento – e in inspecie le cose pertinenti l’immagine in movimento: il cinema, il gioco d’ombre, l’animazione – un rilievo particolare ebbero dagli inizi le invenzioni fantastiche del mitico Méliès e, ancor più, dei pionieri quali Emile Cohl e Lotte Reininger (per citare solo i più originali) certo fruitori di tant’altre ricerche, ma soprattutto audaci incursori di effetti e esiti più producenti. Tutto ciò per dire, a priori, che il cinema di animazione, propriamente inteso, non deve ambire ad alcun titolo di primogenitura rispetto a quello – il cinema tout court, il cinema maggiore – cimentatosi in modo pressoché coevo in soluzioni espressive (i Lumiére, in particolare) e d’approdi culturalmente più consistenti.

Definiti, perciò, il tramite, le modulazioni attraverso i quali il cinema di animazione toccò presto il suo preciso ruolo tecnico-stilistico, risulta relativamente agevole individuare poi autori e sperimentatori specialmente inclini ad escogitare forme, strumenti sempre più duttili nel ricreare, proporre temi, storie, personaggi e vicende di maggiore, articolata complessità: tutte quelle opere che prescindono dalla presenza umana e che si fondano sulla ripresa “a passo uno” (un fotogramma per volta) di ogni elemento (disegno, posizione dell’oggetto particolare, ecc.).

Oggi la più che secolare avventura del cinema d’animazione, conta autori, tecniche, innovazioni innumerevoli e, se il proverbiale quanto sopravvalutato Walt Disney risulta quasi l’emblema classico dell’animazione medesima, è sicuramente un fatto incontrovertibile che la reale vicenda della stessa forma espressiva si dimostra, per tanti indizi, ben altrimenti significativa.

Basterebbe menzionare, infatti, i nomi e le preziose opere pressoché ignorate di artisti quali Alexandre Alekseieff – il geniale inventore russo dello “schermo di spilli” – o i sapientissimi autori svizzeri Ernest e Giséle Ansorge titolari della scoperta delle Images de sable, per avere sintomatica evidenza di quanto e come sia stato importante e fertile tutta la serie di successive, sempre più azzardate, progressioni creative: dalla commistione tra immagine e musica sino ai più ostici, avveniristici traguardi conseguiti con il computer (specie dai film giapponesi di Miyazaki e Takahata).

Ora, assolta questa informazione propedeutica sull’arte dell’animazione, ecco la novità che ci sta a cuore. La Cineteca Italiana di Milano dedica proprio in questo scorcio infuocato tra luglio e agosto una “personale” e una mostra al pioniere ceko Karel Zeman (1919-1989) che negli anni Cinquanta dette prova mirabile della fervida fantasia e della sua sofisticata perizia tecnica con due opere rimaste – fin d’allora – due esempi di maestria e di ingegno narrativo. Parliamo del celeberrimo La diabolica invenzione e del non meno famoso Il barone di Münchausen, una accoppiata di realizzazioni (che rifacendosi anche alla letteratura fantascientifica: Verne e tanti altri autori per ragazzi) fin dal loro primo apparire si consolidarono subito come dei classici memorabili.

Già dalla traccia narrativa – ispirata dal libro di Jules Verne Face au drapeauLa diabolica invenzione palesa da un lato l’intrico fantastico tutto nuovo e dall’altro l’ordito fittissimo di espedienti espressivi-grafici di sorprendente eccentricità. In breve, il plot si articola sui casi sfortunati del professor Roch, rapito e trasportato in un luogo alieno dal perfido Conte d’Artigas. Movimentati interventi di una flotta interplanetaria non servono a salvare lo stesso Roch che per il bene di tutti si sacrifica stoicamente. Una storia ingarbugliata che attraverso disegni, fondali dipinti, ironiche rifrangenze tocca – come è stato detto acutamente – “quella finta innocenza che è il colmo della raffinatezza”. Per una volta, l’omaggio (anche postumo) a Karel Zeman è andato a segno: una diabolica riproposizione tutta e intieramente dovuta.

Autore: admin

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