Franco LA MAGNA- Apologia della Cia, per un cinema “trascendentale” (Paul Shrader firma “Il nemico invisibile”)

 

Il mestiere del critico

 

 

APOLOGIA DELLA CIA

Per un cinema  “trascendentale”

 

“Il nemico invisibile” (2015), un film di Paul Schrader

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Tutta la complessità dei film e delle sceneggiature di Paul Schrader (e per averne contezza si rimanda al saggio di Alessanro Canadè a lui dedicato nel 2004) sembra dissolversi come neve al sole, in questa più o meno celata apologia della CIA – vista come difensore della civiltà contro la barbarie terroristica (“Noi abbiamo dei valori”, frase d’apertura e di chiusura del film) – che delle tematiche predilette dal regista-sceneggiatore, innovatore acclarato del cinema hollywoodiano degli anni ’70-80, mantiene soprattutto il dramma dell’ossessione, in questo caso quello della “vendetta” o “giustizia” covata per oltre vent’anni e infine compiuta.

Sembra, perché – a ben guardare –  elementi chiave di quel cinema “trascendentale” (secondo la tripartizione operata dallo stesso Schrader, “quotinianità”, “scissione” e “stasi”) sono presenti anche in questo “Nemico invisibile”, laddove il personaggio principale (un agente della CIA) opera da subito la “scissione” dalla banalità del quotidiano in cui la sua vita ormai si conduce (tra l’altro è già affetto da disturbi mentali causati dalla tortura) e dall’ambiente ostile che lo circonda, ponendosi con successo molti anni dopo alla caccia del suo torturatore, per giungere all’ “evento decisivo”  a cui farà seguire una “stasi”, cioè una pacificazione definitiva, mettendo così fine alla sua ossessione compiendo un gesto estremo che porta alla redenzione.

Lasciando la parola a Canadè “…i suoi film (quelli di Schrader, n. d. a.) raccontano di individui ‘a zonzo’ per la città, spesso di notte, che si imbattono in situazioni e persone. Ciò che Schrader mette in scena sono le deambulazioni e le derive dei personaggi che sono “angeli caduti”, colti in un momento di svolta della propria vita, collocati davanti i possibili e incerti cammini della loro esistenza (“nel mezzo del cammin” della loro vita). L’apparente attraversamento di alcuni generi (il noir, soprattutto) nasconde di fatto la riproposizione di una stessa struttura narrativa: quella della Via Crucis. E qui sembra giocarsi un rapporto non-riconciliato fra Hollywood come macchina produttiva, narrativa, spettacolare, animata da grandi star, e le forme stilizzate, astratte dello stile trascendentale”

Insomma, ancora una volta, l’autore delle sceneggiature di “Taxi driver”, “Toro scatenato”, “L’ultima tentazione di Cristo”, “Al di la della vita” e regista di “Hardcore”, “American gigolo”, “Auto Focus”, “Affliction”, “Lo spacciatore” , continua a tentare la difficile, conflittuale, contraddittoria, impervia e accidentata strada del cinema d’autore (dalla lettura complessa, sotto una patina di semplicità) coniugato alle formule grandiose e popolari dello spettacolo hollywoodiano.            Interpreti: Nicolas CageAnton YelchinAlexander Karim Irène JacobAdetomiwa Edun Aymen HamdouchiClaudius Peters Robert G. Slade Geff Francis Silas CarsonSerban Celea Derek Ezenagu

Autore: admin

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