Sauro BORELLI- Il buom soldato Hook (“71′”, film d’esordio di J.Demange)

 

Il mestiere il del critico


IL BUON SOLDATO HOOK


“71” film d’esordio di Jann Demange

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Dai primi anni Settanta e fino a tutti gli Ottanta, l’Irlanda (e di riflesso l’Inghilterra) venne funestata dalla guerra civile che contrappose gli schieramenti dei nazionalisti cattolici e degli unionisti protestanti in una contesa cruentissima che, aldilà dell’apparente separazione confessionale, covava in sé – e storicamente determinato – il contrasto radicale di opzioni politiche inconciliabili, ottusamente, cinicamente praticate.

È questo il crogiuolo fosco, doloroso entro cui si situa il film d’esordio di Jann Demange, icasticamente intitolato 71, appunto dall’anno in cui si compie l’antefatto della domenica di sangue (bloody sunday) che in una Belfast, già percorsa da segni di guerriglia, darà innesco ad un episodio di violenza scatenata in cui invasori inglesi, polizia politica locale, insorti cattolici e protestanti, spie e sicari d’ogni risma si misurano in una lotta senza quartiere e – massimamente – senza senso alcuno.

L’incipit di 71 è subito illuminante non tanto, non solo per la vicenda generale, quanto proprio come contesto esemplare di una storia destinata, per progressivi passi, a dilatarsi in una traccia narrativa definita, drammaticissima. Dunque, nello scorcio iniziale del film, il giovane Gary Hook, popolano cresciuto in un severo orfanotrofio, indugia scherzoso nel salutare il fratellino, anch’egli ospite dello stesso orfanotrofio. Hook è infatti in procinto di partire, come soldato, per il servizio (lui crede) in Germania. Ben altrimenti la sua più dura destinazione è nell’Irlanda del Nord, nell’Ulster, ove già le avvisaglie di eventi di ribellione si avvertono minacciosi.

Associato ad un reparto militare, malamente guidato da un inesperto ufficiale, l’approccio di Hook con le strade tetre e violente di Belfast si dimostra subito catastrofico. Nel colmo di uno scontro con un gruppo di scatenati rivoltosi, il nostro soldatino perde subito ogni capacità di trarsi d’impaccio. Anzi, mentre un commilitone gli cade fulminato al fianco, lui trova insperato rifugio nella casa di una compassionevole donna cattolica.

Ma, a questo punto, non siamo che ai margini di una dissennata avventura ove, militanti dell’IRA di diverse tendenze, orangisti e poliziotti unionisti, agenti inglesi sotto finte sembianze si producono in una “guerra di tutti contro tutti” animati soltanto – parrebbe – da una ferocia, un odio disumani. C’è in questo ingranaggio rovinoso una sorta di maleficio insanabile, ove il povero Hook più volte fatto segno di ferite, di violenze non sa che rassegnarsi, impotente alle prevaricazioni dei più. Per paradosso, salvato perfino da un ragazzetto protestante malato da un fanatismo anticattolico e pur lui vittima incolpevole di una guerra abietta, spietata.

L’approdo di simile racconto, tutto orchestrato su temi tetri e bagliori chiaroscurali, non prospetta certo una qualche originale metafora evocativa, ma rifacendosi a certo grintoso cinema inglese del passato – da Gioventù, Amore e rabbia di Tony Richardson a Sabato sera, domenica mattina di Karel Reisz – disegna, traccia a fondo l’epopea desolata non solo di un personaggio, appunto Gary Hook, ma di una condizione, quella popolare degli umiliati e offesi di sempre, incastrati loro malgrado in una sorte disgraziata e senza alcun possibile riscatto.

C’è, in questo austero 71, un senso della solidarietà che traspare palese dalla figura principale del racconto, lo sfortunato Hook, ma c’è soprattutto – anche grazie un team di interpreti azzeccati, misuratissimi – una passione civile, un moto di prodigalità autentico che, al contempo, esalta, sublima perfettamente un episodio, certo, altamente ammonitore.

Autore: admin

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