Sauro BORELLI- Un cineasta per tutte le stagioni (Milanesiana.Omaggio a Koncialovski)

 

Il mestiere del critico



UN CINEASTA PER TUTTE LE STAGIONI

 

Omaggio a Koncialovski alla “Milanesiana”

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Presumibilmente non c’è correlazione possibile tra il gran caldo che, micidiale, opprime Milano (e tanti altri centri) e la dinamica culturale di questo particolare periodo. È un fatto, peraltro, che giusto in concomitanza col solleone incombente, iniziative plurime quali il totalizzante EXPO o il più mirato palinsesto della “Milanesiana” mettano in campo sortite che per loro specifico, rispettivo interesse destano viva, appassionata partecipazione. Dell’EXPO e del suo trascinante sviluppo tra mostre, imbandigioni, progetti di numerosi Paesi, si sa, tutti stanno vedendo, constatando tutto. E di tutto danno conto nell’intento di ravvicinare, conoscere, e se nel caso, scambiare prodotti, idee. Ma questo aspetto, per noi, finisce qui.

L’altro lato di questo particolare scorcio estivo – ovvero la profluvie di cose allestite nell’ambito della manifestazione “Milanesiana” – si accentra di volta in volta su testi letterari ( e sui corrispondenti autori), nel teatro, sul cinema e in ispecie sulle molteplici suggestioni che tali forme espressive estrinsecano. Un primo, significativo, esempio di idee legate ad autori, opere, stagioni si è già verificato con la lodevole proposta della rassegna (parziale) dei film del maestro giapponese Yasujiro Ozu (1903-1963) che capeggiata dal capolavoro “Viaggio a Tokyo” (1953), sta ottenendo un sensibile successo nelle sale milanesi.

Su questa positiva traccia, gli organizzatori della “Milanesiana” hanno, quindi, marciato – allestendo con proiezioni gratuite al cinema Mexico – una ridotta personale del cineasta e teatrante russo Andrej Mikhalkov-Koncialovski già noto per due caratteristiche tra di loro complici, concomitanti: in primis, il più attempato Andrej è fratello del più vitalistico Nikita Mikhalkov e secondariamente i due Koncialovski risultano entrambi cineasti di gran classe e di originali realizzazioni a partire dagli anni dell’Unione Sovietica imperante, in cui gli stessi autori ebbero a subire traversie, asperità di qualche peso. Mettendo in ombra i film decisamente riusciti del giovane Nikita, quelli precedenti di Andrej (che del fratello si avvalse come anche interprete efficace) si dimostrarono subito prove di grande afflato umanistico e di pari sapienza stilistica. Ciò che, paradossalmente, gli valse un boicotaggio ostinato e pretestuoso da parte dei burocrati stalinisti dell’epoca.

Risalgono a quegli stessi anni Sessanta i passi propedeutici della progressione di Andrej Mikhalkov-Koncialovski. Fatte canonicamente le sue “università”, prima ai corsi di regia dell’Istituto cinematografico di Mosca e,poi, quale assistente e sceneggiatore, al fianco del Tarkovski degli inizi (“L’infanzia di Ivan”, “Andrej Rubliov”), Koncialovski debutta nel lungometraggio a soggetto nel 1966 col vigoroso “Il primo maestro”, dove, rifacendosi a un denso racconto dello scrittore Kirghiso Cenghiz Aimatov, evoca la vicenda di un giovane insegnante bolscevico (appunto “Il primo maestro”) alle prese con un mondo arcaico ancora attardato ad usi e tradizioni incompatibili con la nuova realtà socialista. Quasi scontato: il piglio antiretorico e l’appassionata perorazione contro il conformismo destano immediate le rampogne della burocrazia moscovita. Ciò che, peraltro, non impedì, di lì a poco, che lo stesso autore venisse allo scoperto con un’altra prova di originale estro narrativo, “Storia di Asja la zoppa”, odissea poco edificante di una predestinata vittima di prevaricatori: un altro intoppo nella carriera di Koncialovski ormai “bestia nera” di censori e denigratori ufficiali.

Il seguito di tali peripezie sollecitò Koncialovski a volgere i propri interessi verso l’alta letteratura, e da tale scelta, nacquero così due film per se soli esemplari: Il nido di nobili, da Turgheniev e Zio Vania da Cechov, una prova evidente, questa, della sensibilità e finezza dei mezzi espressivi ormai maturi del cineasta giunto ad una sua definita personalità stilistica. Ne sono ulteriori aspetti il monumentale Siberiade (1977) e il pur opinabile La romanza degli innamorati (1974). Ma il fatto che nonostante le pellicole  comincino a riscuotere in occidente lusinghieri riconoscimenti Koncialovski opta per una sua prolungata trasferta negli Stati Uniti, ove nel giro degli anni Ottanta, realizza almeno due lungometraggi destinati a suscitare larga e consistente notorietà: Maria’s lovers (con un campeggiante Nastassia Kinski) e A trenta secondi dalla fine, un cruentissimo action-movie interpretato da un autorevole Jon Voigt. Il seguito sarà costituito da movimentati canovacci sorretti dai muscolari Sylvester Stallone e Arthur Swarzenegger, insieme a tante altre cose di variabili spunti drammatici e sentimentali.

Superfluo sottolineare che la nostra preferenza va al cinema di Koncialovski di matrice russa anche se i restanti manufatti americani offrono una maestria certo avvertibile. La piccola rassegna allestita dalla “Milanesiana” sarà suggellata – dopo vari interventi dedicati a Koncialovski e al classico Michail Romm – alla riproposizione del più tardo seguito Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi, di Nido di nobili e di Maria’s lovers. Il tutto alla presenza del prestigioso Andrej Koncialovski, grande autore del passato e prestante autore tutt’oggi dello schermo e delle scene.

Autore: admin

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