Monica SCHIRRU- Teatro al Museo Egiizio di Torino (“Antonio e Cleopatra”, “Akhenaton”, a cura di Walter Malosti)

 

Expo / Exto 2015



ANTONIO E CLEOPATRA

teatro-museo-egizio

Scene dal dramma di William Shakespeare

da William Shakespeare / traduzione Gilberto Sacerdoti

AKHENATON

scritto e adattato da Agnese Grieco   dall’opera di Agatha Christie / traduzione Edoardo Erba   Regia di Valter Malosti

Torino, Cortile del Museo Egizio- Con gli attori neodiplomati della Scuola del Teatro Stabile di Torino: Matteo Baiardi, Liliana Benini, Vittorio Camarota, Elena Cascino, Giulio Cavallini, Marta Cortellazzo Wiel, Gloria Cuminetti, Christian Di Filippo, Barbara Mattavelli, Camilla Nigro, Arianna Primavera, Gloria Restuccia, Marcello Nicolò Spinetta, Beatrice Vecchione, Isacco Venturini, Matilde Vigna

Scene Nicolas Bovey costumi Silvia Aymonino  luci Francesco Dell’Elba suono Gup Alcaro  cura del movimento Alessio Maria Romano  video Chiara Pacilli  assistente alla regia Elena Serra  assistente ai costumi Stefania Barreca foto Andrea Guermani

Fondazione del Teatro Stabile di Torino

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E’ un esempio di efficace sinergia tra istituzioni culturali quello tra il Teatro Stabile e il Museo Egizio di Torino sotto l’egida della presidenza di Evelina Christillin. Per celebrare la riapertura dello storico Museo (nei tempi e con i costi previsti: 50 milioni) è stato messo a punto un progetto “trasversale” con due spettacoli che vanno in scena a sere alterne (fino al 19 luglio) nel suggestivo cortile interno del Museo: “Antonio e Cleopatra” e “Akhenaton”. In scena i gli attori neodiplomati della Scuola del Teatro Stabile diretti da Valter Malosti, che ha curato la regia del progetto: “Cinque mesi di lavoro quotidiano con un gruppo di giovanissimi talenti pieni di energia sono un investimento raro – racconta il regista – Nel tempo si è creato un linguaggio comune, si sono abbattute barriere emotive, siamo scesi in profondità con leggerezza”.

“Antonio e Cleopatra”, ispirato alla commedia che Shakespeare scrisse nel 1607, è incentrato sull’idillio amoroso tra l’imperatore Marco Antonio e la leggendaria Regina egiziana che chiude la dinastia dei Tolomei:  l’unica delle sette regine, che ebbero il suo stesso nome, a passare agli onori della storia. Nata probabilmente dalla relazione con una concubina, iniziò a regnare all’età di 18 anni insieme al fratello di 10, Tolomeo XIII, che sposò secondo leggi egiziane. Dall’unione con Marco Antonio nacquero i gemelli Selene ed Helios oltre a Tolomeo Filadelfo. Incantatrice dalla fascinazione ipnotica, incuriosì anche Shakespeare che nel suo dramma la definì “Serpente del vecchio Nilo”, “infiocchettata giumenta egiziana”, “luce” ma anche “strega” e “falsa anima d’Egitto”.

Questo primo spettacolo – in cui ruotano numerosi personaggi tra i quali Cesare Ottaviano, Triumviro di Roma, mette in scena la passione cieca dell’imperatore romano per la figlia del faraone Tolomeo XII, che siede in trono rivestita dal manto di Iside.

La scelta registica di Malosti  – in cui confluiscono elementi pop – libera i personaggi da tratti realistici e marca gli aspetti legati alla sensualità e all’animalità, attraverso un lavoro sui corpi degli attori, con movimenti sghembi, obliqui, dinoccolati, quasi rettiliani, corpi che talvolta si trascinano su stampelle. I volti sono coperti da maschere che rivelano soltanto la bocca: riducendo la verosimiglianza dei personaggi, questa scelta esalta l’aspetto espressionistico e conferisce alla recitazione un tono iperrealistico o antinaturalistico.

Molto sobria la scenografia che si sviluppa in lunghezza e trae origine da due tende laterali a frange bianche con un palco rettangolare, su cui campeggia un tavolo di sei metri: alcova, talamo nuziale, banchetto ma anche luogo della strategia politica e del potere. Le tende  si trasformano in pannelli flessibili su cui  viene proiettata in video l’immagine di Gilberto Sacerdoti, traduttore e commentatore del testo scespiriano per questo progetto.

Il secondo esperimento drammaturgico e registico condotto da Malosti è dedicato a Akhenaton:  Amenophis IV, faraone della Diciottesima Dinastia, rivoluzionario ed eretico, sposo di Nefertiti, la cui leggenda è stata sepolta per millenni sotto le rovine di Tell-el-Amarna. Lo spettacolo ha più di una fonte ispiratrice: la prima è “Akhenaton”, il dramma che Agatha Christie scrisse nel 1937, dopo Death on the Nile , durante il soggiorno nell’elegante Winter Palace di Luxor con l’ archeologo Max Mallown, suo secondo marito. Che nelle memorie sottolinea quanto la scrittrice nutrisse una profonda passione per l’Egitto e la sua bellezza ieratica.

La seconda fonte è L’uomo Mosé e la religione monoteistica di Sigmund Freud, cronologicamente vicino a quello della regina del giallo (1938). Ne emerge una figura stravagante e originale: fervente adoratore di Atòn, sognatore, poeta eccentrico, riformatore politico dalla vena anticolonialista. Scrive Freud: “ Sotto l’influenza dei sacerdoti del dio Sole a On (Eliopoli), forse rafforzata da sollecitazioni provenienti dall’Asia, sorge l’idea di  un dio universale Atòn, il quale non sia più limitato ad un  paese e ad un popolo. Col giovane Amenophis IV giunge al potere un faraone che non ha interesse maggiore se non quello di sviluppare questa idea di dio (…) Egli riconosce nell’energia dell’irradiamento solare la fonte di ogni vita sulla Terra e la venera come simbolo della potenza del suo dio. E’ il primo caso, e forse il più puro, di religione monoteistica nella storia dell’umanità”. La terza fonte è il  testo che Naguib Mahfouz, Premio Nobel per la letteratura, ha dedicato a questo faraone illuminato nel 1985.

Lo spettacolo, ideato da Malosti insieme ad Agnese Grieco, che ha scritto e adattato il testo dall’opera della Christie, è una riflessione filosofica sulle origini del monoteismo e insieme una pièce corale che dà voce ai singoli personaggi della corte di Akhenaton rievocando sia l’Egitto antico che l’Egitto coloniale degli Anni Trenta del Novecento.   Confermano, ancora una volta, la loro bravura e la loro vivace passione per il teatro i giovanissimi talenti della Scuola del Teatro Stabile di Torino.

Autore: admin

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