Mino ARGENTIERI- Lettere da “Cinemasessanta”. Domande senza risposta (a partire dal caso “Charlie H.”)

 

Lettere da Cinemasessanta


DOMANDE SENZA RISPOSTE

A partire cal caso “Charlie Hebdo”

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Il massacro e la “battaglia di Parigi”, a due mesi dall’accaduto, hanno occupato per giorni e giorni le pagine dei giornali e gli schermi televisivi che hanno consentito di seguire la tragica vicenda in tempo reale, come si suole dire. Sono stati illustrati particolari, situazioni estreme; la tensione di un evento emozionante è stata trasmessa a milioni di telespettatori. Le immagini ci hanno restituito l’afflato della reazione collettiva, l’interminabile sfilata di due milioni di persone che avevano riscoperto la sacralità della libertà d’informazione e la compattezza patriottica di una nazione che si era sentita attaccata da un nemico insidioso e  terribile. I resoconti, tempestivi, hanno lasciato in sospeso più di una domanda su un caso la cui interpretazione ha presentato aspetti nebulosi. Ad esempio: perché i servizi segreti francesi, messi al corrente dai colleghi algerini a proposito di un probabile imminente attentato in Francia, non hanno preso le opportune precauzioni e hanno sottovalutato la notizia  ricevuta?

Perché i commentatori politici e i cronisti non si sono chiesti sin dal primo istante: a chi giova l’iniziativa terroristica?

Ingenuità, trascuratezza, superficialità? E’ molto improbabile. Si è parlato d’altro, ci si è lasciati distrarre per una ragione evidente. La risposta sarebbe stata: traggono profitti i partiti di coloro che, da una parte e dell’altra di una guerra ormai in atto da lunga data e territorialmente non circoscritta, sono interessati ad “alzare il livello dello scontro” bellico, ossia diffondere su larga scala un accentuato clima di paura, emanare provvedimenti restrittivi e intensificare  la potenza di fuoco, estendere le aree del conflitto e il coinvolgimento di altri partner. Altro che eccesso di irritabilità a causa di vignette irriguardose. Occorreva una provocazione di enorme portata emotiva e simbolica. C’è stata e ha fatto comodo. A noi spettatori i mass media hanno gettato in pastosbrodolamenti e ipocriti piagnistei su un giornale satirico non amato dalla maggioranza della popolazione, detestato dai benpensanti e dalle autorità religiose di ogni fede, ritenuto irritante e fastidioso dalla classe politica, spesso perseguitato dalla magistratura di un paese che sarà più laico del nostro ma le carte non le ha tutte in regola e la Marsigliese l’ha sovente cantata per celebrare non la rivoluzione del 1789 ma per spandere incenso ai fasti di Napoleone Bonaparte e di altri despotidi statura minore che hanno procurato danni non trascurabili alla democrazia.


-In alto, foto del palazzo dove ha sede “Carliie Hebdo”

Autore: admin

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