Franco LA MAGNA- La memoria. Per Francesco Alliata, ‘leggendario’ produttore cinematografico

 

 

La memoria

 

 

PER FRANCESCO ALLIATA

Francesco Alliata Di Villafranca

Leggendario fondatore della “Panaria Film”- Genesi, sviluppo e morte di una casa di produzione cinematografica siciliana.

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E’ morto nella residenza di famiglia a Bagheria (Palermo) Francesco Alliata, principe di Villafranca. Aveva 95 anni. Recentemente era uscito per Neri Pozza il suo libro “Il Mediterraneo era il mio regno. Memorie di un aristocratico siciliano”.

Nato a Palermo nel 1919 Francesco Alliata, principe di Villafranca e duca di Salaparuta, è uno dei leggendari fondatori della “Panaria Film” (1946), i quattro ragazzi “scopritori” nel dopoguerra della vocazione turistica delle isole Eolie e “inventori” del cinema subacqueo (i cosiddetti “Panaria boys”). Dopo l’esperienza acquisita da studente universitario prima presso il “CineGuf” dell’Università di Palermo e poi in quello di Napoli – dove apprende ad usare la macchina da presa e dove si laurea in Giurisprudenza  –  divenuto ufficiale, durante il secondo conflitto mondiale, Alliata propone la costituzione di un Cinereparto Speciale per la documentazione fotografica e cinematografica delle azioni di guerra. Inviato in Sicilia, al comando del “Nucleo n. 13”, dotato successivamente di una macchina fotografica Rolleiflex biottica 6×6 e di una cinepresa Arriflex 35 mm, per cinque anni documenta come reporter di guerra vicende belliche e bombardamenti.

Forte dell’essenziale esperienza maturata durante il secondo conflitto mondiale, nell’immediato dopoguerra è chiamato a collaborare, in qualità di operatore, con l’O.F.S. (Organizzazione Filmistica Siciliana), fondata a Palermo dai cugini Gorgone con l’apporto finanziario del Banco di Sicilia. Gira tutte le riprese delle scene della tonnara a Castellammare (ma anche a Scopello e Capo S. Vito) del  melodramma Turi della tonnara (1946) di Pino Mercanti e Giuseppe Zucca, tratto da un soggetto dello scrittore siciliano Giuseppe Zucca, letteralmente immergendosi per oltre due mesi nella vita dei pescatori e delle tonnare. Contaminato dalla passione da Pietro Moncada principe di Paternò – che gli regala alcuni strumenti utilizzati in guerra dai nostri incursori a cavallo dei famosi “maiali” (con cui pochi coraggiosi penetravano nei porti nemici), una maschera subacquea, un paio di pinne ed un fucile a molla, provenienti da Antibes in Francia – insieme ad altri due amici, il barone Renzo Avanzo (amico personale di Fellini, la cui moglie era sorella di Visconti, mentre la madre zia di Rossellini) e Quintino di Napoli (poi pittore e scultore a Parigi), Alliata inizia ad occuparsi di fotografia subacquea, con la stessa attrezzatura costruita insieme agli altri soci, una custodia per la Rolleiflex e per la Arriflex.

Nell’agosto del ’46 l’intero quartetto salpa per le Eolie (allora pressoché sconosciute) a bordo del motoveliero “San Giuseppe”, realizzando “avventuristicamente” le prime riprese subacquee al mondo girate in mare aperto, oggi di proprietà dell’Istituto LUCE. Nel lontano agosto del 1946 nasce così il documentario Cacciatori sottomarini (1946), girato in 45 giorni utilizzando 3000 m. di pellicola, poi montato con Carlo Alberto Chiesa (montatore di Rossellini e accompagnato dalla colonna sonora di Renzo Rossellini). Selezionato a Cannes,  il documentario riscuote grande successo anche al Festival di Edimburgo. Durante le riprese di Cacciatori sottomarini viene anche girata una breve sequenza del film Turi della tonnara nel quale l’avventuroso Alliata non disdegna di agire da controfigura del protagonista, immergendosi in apnea per raccogliere una stella di mare da donare alla donna amata.

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L’inaspettato successo ottenuto con i documentari spinge i quattro amici a creare una vera e propria casa cinematografica. Nasce così la “Panaria Film” (nome chiaramente derivato dall’isola di Panarea), fondata a Palermo alla fine del ’46. In quegli anni il vuoto produttivo di Cinecittà (1945/47, i cui teatri di posa sono stati quasi tutti distrutti dai bombardamenti) e la riscoperta del paese reale, provocano in Italia un’infiorescenza di piccole case cinematografiche, un vero e proprio ritorno al “policentrismo produttivo”, così come era già avvenuto  durante la fase del muto, che vide sbocciare ed agire anche in Sicilia un vivace produttivismo cinematografico, in particolare a Catania dove già nel triennio 1914-16 erano nate ben quattro case di produzione (“Etna Film”, “Katana Film”, “Sicula Film” e “Jonio Film”). Nel ’47 Alliata modificata la custodia della Arriflex – dotandola di comandi per cambiare le ottiche 35-50-70, una finestra per il mirino, una per il controllo della pellicola ed una serie di altri accorgimenti tecnici – realizza 15 documentari professionali, 5 dei quali finalmente restaurati godono oggi meritatamente d’un’esaltante diffusione postuma: Tonnara (1948, girato Trabìa e Capo Granitola), Tra Scilla e Cariddi (1949, sulla pesca del pesce spada nello Stretto di Messina), Bianche Eolie (1947, presentato al Festival di Edimburgo nel 1950), Isole di Cenere (1947, presentato alla Mostra di Venezia nel 1948, sulle cosiddette “Eolie Nere”), Opera dei pupi (1949). Nel 1948, a Rinella nell’isola di Salina, l’infaticabile Alliata fonda il “Circolo Siciliano dei Cacciatori Sottomarini”, presto divenuto un punto d’incontro dell’aristocrazia siciliana e di rilevanti personalità nazionali.

Ma i tempi sono ormai maturi per permettere alla “Panaria” di compiere un deciso salto di qualità, passando dai documentari alla produzione di lungometraggi. Notissima e per molti versi sconcertante è la vicenda ricordata nella letteratura cinematografica come la “guerra dei vulcani”. Roberto Rossellini, contattato dai “ragazzi della Panaria”, avrebbe dovuto, infatti, dirigere un film per la casa palermitana, ma conosciuta Ingrid Bergman e per lei abbandonata Anna Magnani, con la quale viveva una burrascosa relazione, decide invece di realizzare Stromboli (1950, girando nelle tonnare di Barcellona e Olivieri) – uno dei film appartenenti alla cosiddetta “trilogia della solitudine”, di cui è straordinaria protagonista la Bergman – rinunciando quindi a portare avanti il progetto originario della “Panaria”. Il “tradimento” del regista di Roma città aperta, (“ che fu molto abile – ricorda lo stesso Alliata – a rubarci l’idea, i tempi, i luoghi…”) tuttavia, non blocca i piani della “Panaria” che – affidata la regia al tedesco William Dieterle (emigrato ad Hollywood durante le persecuzioni naziste) – produce Vulcano (1950), ingaggiando proprio la Magnani come protagonista. L’opera di forte impianto realista, ricca di scene documentaristiche, allora al centro del gossip internazionale per l’antagonismo delle due attrici e purtroppo di scarso successo commerciale (anche per una sciagurata iterazione di sfortunate circostanze, che provocarono addirittura un’inchiesta per sabotaggio) è stata di recente restaurata ed anch’essa (come tutta la produzione della “Panaria”) rivalutata. Al centro del film la figura d’una donna “perduta”, costretta dall’autorità a tornare sull’isola dove troverà tragica morte dopo aver ucciso Donato, un losco individuo di cui si è invaghita la sorella Maria.  Interpreti principali: Anna Magnani (Maddalena Natoli), Rossano Brazzi (Donato), Gerardine Brooks (Maria). Tra gli sceneggiatori spicca il nome di Vitaliano Brancati. “Oggi – parole di Alliata – rido divertito quando penso che alcuni allora ci apostrofarono come i giovanotti ricchi e nobili, i ragazzacci siciliani ingaggiati dalla Magnani, perché Nannarella voleva vendicarsi del tradimento di Rossellini, girando un film tutto suo. Noi, che eravamo stati plagiati, fummo accusati di plagio…”.

Tra i “gioielli” prodotti dalla “Panaria” balza tra tutti La carrozza d’oro (1952) del grande Jean Renoir, coproduzione italo-francese girata in technicolor e cinemascope (allora sconvolgente innovazione tecnica), che originariamente avrebbe dovuto dirigere Luchino Visconti, licenziato in tronco dallo stesso Alliata per l’eccessivo dispendio di denaro durante i sopralluoghi (altro motivo di esecrazione da parte dell’intero ambiente cinematografico italiano, che non perdonò mai al principe-produttore la “mortale” offesa al regista milanese). Coloratissimo epilogo dell’italiana commedia dell’arte, La carrozza d’ora mixa con gusto realtà e finzione e mette in campo un’isolita Anna Magnani (qui nei panni della primadonna d’una compagnia di guitti girovaghi, di cui s’invaghiscono tre uomini) e Odoardo Spadaro. Per recuperare parte delle spese durante la lavorazione del film, la sera e la notte le stesse scenografie venivano utilizzate per girare contestualmente altri due film a basso costo: Il segreto delle tre punte (1952) regia di Carlo Ludovico Bragaglia, un film d’ambientazione risorgimentale, tra cospirazioni borboniche e passioni amorose, con Massimo Girotti, Tamara Less e Umberto Spadaro e l’avventuroso cappa e spada A fil di spada (1952) sempre di Bragaglia, ambientato in una colonia spagnola angariata da un piccolo dittatore. Interpreti: Nando Bruno, Franca Marzi, Doris Duranti, entrambi decorosi prodotti “artigianali”, ancor oggi godibilissimi. Sesto continente (1953) del giovanissimo esordiente Folco Quilici (sulla flora e fauna sottomarina del Mar Rosso) è l’ultima produzione della “Panaria”.

Tenacemente Alliata e Moncada fondano allora la “Al.Mo. Film” (acronimo dei due cognomi) che genera due lungometraggi (oggi assommati alla produzione della stessa “Panaria”): la commedia Vacanze d’amore (1954) di Jean Paul Le Chanois, con (per ricordare solo gli attori italiani) Umberto Spadaro, Giovanni Grasso jr., Walter Chiari, Delia Scala, Lucia Bosè e nei panni di un carrettiere, Domenico Modugno (lanciato da questo film), uno dei primissimi film a colori italiani (“Ferraniacolor”). Sceneggiatori d’eccezione (oltre alla stesso regista) Vitaliano Brancati e Vittorio De Seta. L’anno dopo appare Agguato sul mare (1955) di Pino Mercanti, prodotto per la Delta Film da Francesco Alliata, con audaci riprese aeree dell’Etna realizzate da uno “Stukas” tedesco noleggiato alla bisogna, ultimo contatto cinematografico del principe-produttore con le tonnare (quella di Capo Passero), anch’esso girato in cinemascope nella costa dello Ionio, a Capo Mulini (frazione di Acireale), con set anche in altre province (il giardino pubblico di Taormina, zone del porto di Siracusa, Portopalo e la tonnara di Capo Passero, dove si svolgono le suggestive riprese della pesca girate con intenti documentaristici e spettacolari). Ispirato alla leggenda di Glauco e Scilla, il drammatico Agguato sul mare mutua un linguaggio verghiano con qualche debito ai “peplum”, i film storico-mitologici (in particolare la sequenza di Glauco nella “grotta” di Circe). Interpreti Ettore Manni (il pescatore Glauco), Maria Frau (Scilla), Nadia Grey (“Circe”), Gino Sininberghi e Gino Buzzanca (zio del più noto Lando).

Nel ’56 l’ennesima crisi del cinema, gl’incredibili sperperi (la Magnani aveva preso 40 milioni per Vulcano e 60 per La carrozza d’oro, cifre da capogiro per il tempo) a cui c’è da aggiungere il devastante incendio dello stabilimento “Minerva” di Mosco e Potzios (il maggior distributore italiano) e una serie di altre concause, determinano la caduta produttiva e la conseguente scomparsa dell’attività della casa di produzione palermitana. Alliata considera conclusa “l’azione di divulgazione” abbandonando (per usare, ancora, le sue stesse parole) “in magazzini, agenzie cinematografiche e laboratori di sviluppo e stampa le apparecchiature, i negativi e le copie, il materiale pubblicitario, le fotografie e le raccolte stampa”.

Dopo una lunga fase d’oblio, a partire dagli anni ‘80 la “Panaria Film” è al centro di uno straordinario recupero culturale: libri, articoli, saggi, tesi di laurea, documentari e finalmente l’interesse di molte istituzioni (“Centro Eoliano di ricerca”, Regione siciliana e perfino il “Tribeca Film Festival” di De Niro, dove Alliata è stato ospite e molti altri Festival) ne hanno ampiamente riconosciuto ed esaltato il valore storico, produttivo ed etno-antropologico, ravvisandone nei fatti il più importante  decentramento produttivo cinematografico compiuto nell’isola nel secondo dopoguerra, con progetti di respiro internazionale stroncati, purtroppo, proprio al compimento del decimo anno di vita.

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Bibliografia essenziale

Alberto Anile, Maria Gabriella Giannice, La guerra dei vulcani – Storia di cinema e d’amore, Le Mani, Genova, 2000.             Gaetano “Ninì” Cafiero, Il principe delle immagini:  Francesco Alliata di Villafranca, pioniere del cinema subacqueo, Edizioni Addiction-Menges, Milano, 2008.

Franco La Magna, Il set spettacoloso. Itinerari etnei nel cinema, Bonanno Editore, Acireale, 2002.

Alberto Romeo, Storia della fotografia e della cinematografia subacquea italiana, Edizioni La Mandragora, Imola, 2009.

Marcello Sorgi, Le amanti del vulcano, Rizzoli, Milano, 2010.

Francesco Torre, Il cinema delle Eolie: una storia, più storie, La Feluca Edizioni, Messina, 2010.ena


* In alto, foto   dal film “Vulcano” e di Francesco Alliata, da anziano

Autore: admin

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