Sauro BORELLI- Due virtuosi irriducibili (“Ruth e Alex”, un film di Richard Loncraine)

 

Il mestiere del critico



DUE VIRTUOSI IRRIDUCIBILI

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“Ruth e Alex” il nuovo film di Richard Loncraine

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Che cosa può accadere se si mettono assieme, sullo schermo, due “mostri sacri” come Morgan Freeman e Diane Keaton? Ad essere banali, forse una “mostruosità” e basta. A pensarci su un momento, una sapida commedia Ruth e Alex arieggiante, da un lato, all’inflazionato Woody Allen e, dall’altro, al sapiente Neil Simon. Ma può succede, comunque, tutt’altro. Ad esempio, che il più alacre Morgan Freeman – già mattatore in prove di successo nel ruolo di Nelson Mandela e addirittura in quello di Dio –  si impegni (come interpete e produttore) a portare sullo schermo un disinvolto, sofisticato canovaccio (regista l’inglese Richard Loncraine) dai toni garbatamente sentimentali. Ed ecco che – con l’intervento essenziale dell’altro “mostro sacro” Diane Keaton –  il gioco si dimostra fin troppo facile, senza scadere tuttavia né nella convenzionale brillantezza umoristica, né nella pretenziosa storiella morale.

In definitiva, un film come Ruth e Alex, non farà certo gridare al miracolo, ma innegabilmente si dimostra un intrattenimento forse un po’ datato e, però, abilmente giostrato, coinvolgente.

In effetti, poi, il gustoso andirivieni di dialoghi scaltri, di ricorrenti flashes-back tra la storia di tanti anni fa e della contingente quotidianità odierna dei due anziani marito e moglie (lui un pittore nero, lei la devota compagna bianca) si prospetta per incalzanti bisticci e rasserenanti idilli come un caleidoscopio via via svariante di colori e bagliori per sé soli poeticamente illuminanti.

Si dirà, tutto ciò per una vicenduola tirata per le lunghe nell’ingarbugliato caso dei citati Ruth e Alex, per quaranta anni possessori di un luminoso appartamento a Brooklyn, che, indotti dal crescente costo della vita e ancor peggio da un’invadente, inetta nipote immobiliarista, si trovano forzati a cercar casa nella pu prestigiosa Manhattan. Sì, proprio così: distribuiti debitamente tra sogni, desideri, aspirazioni e rimpianti assiduamente messi in campo tanto dalla tenera Ruth, quanto dall’onesto Alex il racconto si srotola intelligentemente misurato ora sull’intrico delle transazioni immobiliari tirando in campo personaggi nel più dei casi volgari e cinicamente egoisti, ora sulle reazioni civilmente tolleranti di Ruth e Alex. Tanto che, alla fin fine, il pur assillante intento di trovare una casa adeguata ai loro bisogni verrà bellamente accantonato per l’opzione certo più gratificante (se pure un po’ scontata) di un prevedibile lieto fine.

A parte, dunque, talune indulgenze patetiche Ruth e Alex tocca nella sua esplicita semplicità un esito del tutto plausibile, proprio perché i personaggi centrali della commedia in questione – inteneriti dal loro lungo sodalizio e dalla saggezza indubbia dell’età avanzata – sanno e vogliono lucidamente scegliere, contro ogni evidenza o pragmatico egoismo, la rituale “cosa giusta”. C’è anche, nel folto dei dialoghi e degli episodi della traccia narrativa di Ruth e Alex l’irruzione di quando in quando della cronaca cruenta di una congestiona New York (un terrorista in fuga per la città), ma gli eroi eponimi di questa storia tutta americana risolvono con longanime spirito anche questo grave problema.

Autore: admin

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