Franco LA MAGNA- La memoria. Per Laura Antonelli-i e la sua fragile ‘malizia’

 

 

La memoria

 


PER  LAURA ANTONELLI

La ‘diva’ dimenticata di “Malizia” e “L’innocente” è morta a 73 anni, dopo mille vicissitudini

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Quarantadue anni fa, in piena age d’or di quel particolare genere cinematografico poi ribattezzato cinema “a luci rosa”, usciva nelle sale “Malizia” (1973) la più celebre delle commedie erotiche “siciliane”, regia di Salvatore Samperi, ex enfant terribile del cinema italiano, veneto d’origini isolane, che ormai lasciati cadere gl’intenti scopertamente bellicosi e protestatari dei primi film per occhieggiare sfacciatamente i moduli ammiccanti del mercato, riesce tuttavia a mantenere in quest’opera una certa qualità d’analisi e una finezza psicologica, puntando soprattutto su una sensualità provocatoria, sapientemente esibita da una morbida e carnale Laura Antonelli, rivelatasi alla fine la vera carta vincente del film.

Arrampicata sulla scaletta in reggicalze e vestaglietta ancillare, voce leggermente arrochita, quel “viso d’angelo su un corpo da peccatrice”, nonostante l’aspetto domestico e (apparentemente) dimesso, Laura Antonelli  fulminò e stregò il popolo delle sale nazionali (cinefili compresi) che la elesse musa incontrastata d’un erotismo casereccio, di chiara derivazione brancatiana e pattiana, tanto più pruriginoso e peccaminoso in quanto vissuto e consumato nel chiuso delle pareti domestiche, tra voyeurismi trattenuti, buchi di serratura, fruscìi e docce galeotte. Melange di eterne fantasie sessuali – materializzate nella bellezza “desiderabile e ingannevole” dell’Antonelli che, come scrisse Rodolfo Sonego (fetish degli sceneggiatori di Sordi), “poteva far perdere la testa a qualsiasi uomo l’avesse incontrata” – “Malizia” scalò rapidamente la vetta del box-office, incassando 6 miliardi di lire del tempo e portando alle stelle il cachet della bella istriana (era nata a Pola nel 1941, da una famiglia di sfollati slavi), da allora “diva” indiscussa, “divina creatura”, prepotentemente entrata nell’empireo del rutilante mondo del cinema e subito protagonista di quella dolce vita fracassona e spocchiosa, fatta di ricchezza esibita, amorazzi da rotocalco, auto veloci, capricci e scaldaletti da cronaca rosa. Eterna fascinazione dei divi.

Il passaporto della celebrità resterà per lei sempre, quel sempre umano fatto di piccola immortalità, “Malizia”. Ambientato nella Catania degli anni ’50, sebbene la città ne resti scenograficamente quasi assente (molto più visibili e riconoscibili i luoghi di Acireale), il film di Samperi narra la storia della contorta iniziazione sessuale d’un adolescente catanese, Nino (Alessandro Momo) che morbosamente si oppone al nuovo matrimonio del padre, rimasto vedovo, con Angela La Barbera, bella e giovane fantesca di casa, almeno finché questa non sarà stata sua. Riuscirà a goderla in una notte piena di pioggia e finalmente darà via libera alle nozze, pronunciando finalmente la parola “mamma”. L’opera non manca di micidiali tirate demolitorie contro l’istituto familiare, esaminato però nell’ambito di un contesto siciliano troppo scontato, convenzionale, riportato alle solite formule ridanciane attuate da un cinema manifestamente di cassetta.

“L’esordio divistico” di Laura Antonelli, già in pubblicità televisiva nei primi anni sessanta, poi nei fotoromanzi e infine, spesso nuda, nel cinema, coincide con il definitivo consolidamento cinematografico di Turi Ferro (nei panni di Ignazio La Brocca), consacratosi con quest’opera attore di larga presa sul pubblico nazionale. Suadente e coinvolgente l’ormai celeberrima colonna sonora di Fred Buongusto, diventata presto un hit. Avviata ormai verso successi di botteghino Laura Antonelli “riscoperta” da “Malizia” corteggiatissima (anche dai più bei nomi dell’autorialità registica degli anni ’70) bella tra le belle, dopo aver  acquistato un superattico in via Campo Marzio, vive – all’indomani di un matrimonio fallito con l’antiquario Piacentini – una lunga stagione d’amour fou (circa nove anni) con il divo francese Jean-Paul Belmondo, che per lei abbandona l’aggressiva Ursula Andress. Le pagine dei rotocalchi tracimano della nuova travolgente love-story vissuta tra Francia e Italia, aerei trasformati in momentanee alcove, jet-set.

Poi l’inizio della fine. Le apparizioni della “diva” cominciano a diradarsi e acquistata una villa grandiosa, isolata, lontana da Roma, a Cerveteri, intervistata comincia a rilasciare dichiarazioni inquietanti, scoprendo un animo tormentato, trafitto d’angosce impalpabili, una specie di male di vivere che pian piano la estranea, l’assorbe in una spirale di solitudine. Finché la notte del 27 aprile 1991 i carabinieri piombano nella villa nel bel mezzo di una festa. Alcool, droga. Lei stessa – si dice, allucinata e stordita – accompagna il maresciallo fino ad un vassoio ricolmo di cocaina (36 grammi, pari a 162 dosi, per un valore di 9 milioni del tempo). Il tribunale è impietoso e le infligge una condanna, in primo grado, di 3 anni e 6 mesi. Finisce nel centro di igiene mentale di Civitavecchia. Infine una tardiva assoluzione dal reato di spacciatore: viene riconosciuta soltanto tossicomane. Ma il crudele calvario è appena all’inizio. Sfruttando la grancassa battuta dai media, la bailamme creatasi intorno al caso della “diva” caduta fino al disonore delle patrie galere, lo stesso anno Salvatore Samperi tentando un’impossibile riesumazione delle glorie passate pensa di replicare, in una sorta di serial d’erotismo invecchiato e stantìo, l’insuperato “Malizia”. Stanco, anacronistico e catastrofico prosieguo  del celeberrimo precedente, lo iellatissimo “Malizia 2000” (1991) si rivela un tonfo e finisce sequestrato al centro d’una clamorosa vicenda giudiziaria. Tentando di rivitalizzarne la bellezza sfiorita l’Antonelli viene sottoposta ad un lifting devastante. Pericolosamente ringiovanita dal trattamento cosmetico il suo viso si deturpa per oltre un anno. Il film viene ritirato dalle sale. La “rentrée” della star nazionale si trasforma in debacle.

 

Una specie di maledettismo incombe sinistro. Alessandro Momo, protagonista nel ’73 del primo episodio di “Malizia”, muore in un incidente d’auto l’anno successivo. Laura Antonelli “muore” virtualmente dopo averne girato il grottesco prosieguo. Perfino Samperi (morto anch’egli anni fa) chiude con il cinema passando alla televisione. Abbandonata da tutti, imbottita di psicofarmaci e alcool, Laura Antonelli, irriconoscibile, blindata al mondo esterno, viveva ormai da anni nel più totale anonimato, sostenuta da una misera pensione in preda ad un costante misticismo: preghiere, letture sacre, chiesa. L’indennizzo riconosciutole qualche anno fa (oltre 100.000 euro) provoca nuove denunce, stavolta contro la badante. Una vicenda dai contorni misteriosi. Lei intanto continua a distruggere tutto ciò che può del suo passato. L’infelice destino della “donna più bella dell’universo” – come la definì Visconti quando lei interpretò L’innocente – sembra prefigurato da quel clima decadente e malato tipico dell’ultimo Visconti, che l’allora bellissima Laura contribuì a rendere perversamente seducente, arricchendolo d’un fascino impastato di sensualità rattenuta ed improvvisi soprassalti carnali, che nessuna attuale palestratissima maggiorata al silicone riesce ad evocare.

Il suo cuore stanco, malato, non ha retto all’ultimo assalto d’un male che più che fisico sembra esser stato provocato da un cancro esistenziale scaturito  dalla macchina infernale d’un cinema impietoso e crudele, adulatore e respingente, che dopo averne sfruttato la prorompente bellezza l’ha abbandonata proprio nel momento in cui alla “diva” si sovrapponeva la fragilità della donna distruggendone la volontà di continuare a vivere.

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La lunga filmografia di Laura Antonelli:

 

l magnifico cornuto, regia di Antonio Pietrangeli (1964)

Le sedicenni, regia di Luigi Petrini (1965)

Le spie vengono dal semifreddo, regia di Mario Bava (1966)

Scusi, lei è favorevole o contrario?, regia di Alberto Sordi (1966)

La rivoluzione sessuale, regia di Riccardo Ghione (1968)

L’arcangelo, regia di Giorgio Capitani (1969)

Un detective, non accreditata, regia di Romolo Guerrieri (1969)

Venere in pelliccia (alias Le malizie di Venere), regia di Massimo Dallamano (1969-1975)

Sledge (A Man Called Sledge), regia di Vic Morrow (1970)

Gradiva, regia di Giorgio Albertazzi (1970)

Incontro d’amore, regia di Paolo Heusch e Ugo Liberatore (1970)

Gli sposi dell’anno secondo (Les mariés de l’an II), regia di Jean-Paul Rappeneau (1971)

Il merlo maschio, regia di Pasquale Festa Campanile (1971)

Senza movente (Sans mobile apparent), regia di Philippe Labro (1971)

Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia… All’onorevole piacciono le donne, regia di Lucio Fulci (1972)

Trappola per un lupo (Docteur Popaul), regia di Claude Chabrol (1972)

Malizia, regia di Salvatore Samperi (1973)

Sessomatto, regia di Dino Risi (1973)

Peccato veniale, regia di Salvatore Samperi (1974)

Simona, regia di Patrick Longchamps (1974)

Mio Dio come sono caduta in basso!, regia di Luigi Comencini (1974)

Divina creatura, regia di Giuseppe Patroni Griffi (1975)

L’innocente, regia di Luchino Visconti (1976)

Gran bollito, regia di Mauro Bolognini (1977)

Mogliamante, regia di Marco Vicario (1977)

Letti selvaggi, regia di Luigi Zampa (1979)

Il malato immaginario, regia di Tonino Cervi (1979)

Mi faccio la barca, regia di Sergio Corbucci (1980)

Passione d’amore, regia di Ettore Scola (1981)

Il turno, regia di Tonino Cervi (1981)

Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981)

Viuuulentemente mia, regia di Carlo Vanzina (1982)

Porca vacca, regia di Pasquale Festa Campanile (1982)

Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1982)

Tranches de vie, regia di François Leterrier (1985)

La gabbia, regia di Giuseppe Patroni Griffi (1985)

La venexiana, regia di Mauro Bolognini (1986)

Grandi magazzini, regia di Castellano e Pipolo (1986)

Rimini Rimini, regia di Sergio Corbucci (1987)

Roba da ricchi, regia di Sergio Corbucci (1987)

Gli indifferenti, regia di Mauro Bolognini (1988) Miniserie TV

Disperatamente Giulia, regia di Enrico Maria Salerno (1989) Miniserie TV

L’avaro, regia di Tonino Cervi (1990)

Malizia 2000, regia di Salvatore Samperi (1991)

Autore: admin

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