Pavlos NERANTZIS*- Da Atene. Grecia, spalle al muro (comunque vada, l’indigenza si amplierà)

 

Da Atene*

 

GRECIA. SPALLE AL MURO

E, comunque vada a finire, le fasce di indigenza si amplieranno

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Nel ver­tice straor­di­na­rio Ue ha pre­valso il rea­li­smo poli­tico. La nave euro­pea non è andata a sbat­tere con­tro gli sco­gli. La Gre­cia ha evi­tato il default e il Gre­xit. Ambe­due le parti, Atene e cre­di­tori inter­na­zio­nali, dopo cin­que mesi di un bras de fer duro hanno preso una boc­cata d’ossigeno, ma a dir la verità rimane l’incertezza e il timore tra i greci, i pro­blemi e tanti inter­ro­ga­tivi in seno all’Ue per­ché il caso greco non è stato risolto e l’accordo non garan­ti­sce una solu­zione sostenibile.

Innan­zi­tutto la Gre­cia gui­data da Ale­xis Tsi­pras non ha «rubato» una pro­messa ai suoi part­ner, se non vaga­mente per la ristrut­tu­ra­zione del suo debito pub­blico, che sta giun­gendo al 180% del Pil, spe­rando che i governi dell’eurozona si impe­gnino a met­tere in agenda nei pros­simi mesi la que­stione della rine­go­zia­zione, nono­stante le pres­sioni di Atene su que­sto nodo. Inol­tre le misure impo­ste non aiu­tano la rea­liz­za­zione di un piano di inve­sti­menti pari a 35 miliardi di euro fino al 2020, secondo il piano ellenico.

Tsi­pras ha fatto di tutto per otte­nere un risul­tato posi­tivo, coe­rente con le sue pro­messe elet­to­rali e il pro­gramma del suo par­tito (il «pro­gramma di Salo­nicco»), per far fronte alla crisi uma­ni­ta­ria e la reces­sione. Ma prima ancora che il pac­chetto delle sue pro­po­ste pren­desse il laissez-passer defi­ni­tivo e uffi­ciale al ver­tice Ue di domani, le rea­zioni ad Atene hanno preso la forma di una bur­ra­sca. Rea­zioni e cri­ti­che dure per il con­te­nuto dell’accordo sono arri­vati dall’opposizione dei con­ser­va­tori e dei socia­li­sti (Nea Dimo­kra­tia, Pasok, Il Potami) che finora accu­sa­vano il pre­mier greco per­ché non arri­vava ad un’intesa con i part­ner euro­pei, visto che «l’economia sof­fre e il Paese rischia di uscire dall’eurozona» oppure ancora per­ché «non si può andare con­tro la volontà di Bru­xel­les»; ci sono poi rea­zioni dure anche den­tro Syriza, che vanno oltre la sua solita poli­fo­nia e che rischiano di dan­neg­giare il corpo della sini­stra radicale.

Tsi­pras ha dichia­rato che «cri­te­rio (per le nostre pro­po­ste) è la giu­sti­zia sociale, (visto che) il peso delle misure non col­pi­sce i dipen­denti pub­blici e pri­vati, nem­meno i pen­sio­nati, per­ché noi difen­diamo la fami­glia popo­lare», seguito ieri dal por­ta­voce di governo, Gabriel Sakel­la­ri­dis, secondo il quale Atene «potrebbe accet­tare il pro­lun­ga­mento dell’attuale pro­gramma con il pre­sup­po­sto che risolva i biso­gni finan­ziari del paese».

Lo staff del pre­mier greco pensa che non si poteva otte­nere un’intesa migliore, che «l’accordo è ono­re­vole», men­tre chi si oppone parla di «un cat­tivo accordo».

Costan­tino Micha­los, pre­si­dente dell’Ordine dei Liberi Pro­fes­sio­ni­sti, ha detto che «le misure pro­po­ste pro­vo­che­ranno un’ulteriore reces­sione e a causa delle mag­giori impo­ste un numero ancora più grande di imprese e di negozi sarà obbli­gato a chiu­dere». Sulla stessa lun­ghezza d’onda tutte le asso­cia­zioni dei com­mer­cianti e della con­fin­du­stria secondo i quali «non è pos­si­bile che le imprese saranno obbli­gate a ver­sare un altro 12% dei loro introiti allo stato, oltre all’aumento delle tasse nel momento in cui que­sti capi­tali potreb­bero essere assor­biti in nuovi investimenti».

Per i par­titi dell’ oppo­si­zione, Nea Dimo­kra­tia e Pasok, respon­sa­bili di aver pro­vo­cato la cre­scita del debito e di aver por­tato il paese alla rovina, il pac­chetto di nuove misure non è altro che «un terzo memorandum».

Con­trari alle pro­po­ste di Tsi­pras sono anche molti mini­stri, par­la­men­tari ed alti diri­genti di Syriza che «non vedono» la redi­stri­bu­zione dei pesi finan­ziari, ovvero della tas­sa­zione a favore delle classi eco­no­mi­ca­mente più deboli, ma il fatto che il con­te­nuto dell’accordo «è lon­tano dal pro­gramma di Salonicco».

A sen­tire il vice-presidente del par­la­mento, Ale­xis Mitro­pou­los, ex socia­li­sta, «il pac­chetto non può essere pre­sen­tato al par­la­mento, per­ché le misure pro­po­ste sono estreme e con­tro la società e quindi dif­fi­cil­mente sareb­bero votate dalle varie com­po­nenti di Syriza».

Dello stesso parere sem­bra che sia anche la pre­si­denta del par­la­mento, Zoi Kon­stan­to­pou­lou, che con­ti­nua a pole­miz­zare con il gover­na­tore della Banca di Gre­cia, Jan­nis Stour­na­ras. Il vice mini­stro della Pre­vi­denza sociale Dimi­tris Stra­tou­lis ha detto senza mezzi ter­mini che «reste­remo fedeli alle nostre dichia­ra­zioni pro­gram­ma­ti­che e il governo non farà un passo indie­tro rispetto alle linee rosse trac­ciate», sot­to­li­neando che «o l’accordo sarà com­pa­ti­bile con le dichia­ra­zioni poli­ti­che fatte dal governo o non ci sarà alcun accordo». Invece, secondo il mini­stro del Lavoro, Panos Skour­le­tis alla fine «il buon senso prevarrà».

L’approvazione dell’accordo da parte del par­la­mento elle­nico sarebbe un «fatto interno» se non fosse il pre­sup­po­sto per la libe­ra­zione dei capi­tali neces­sari per il rim­borso di 1,6 miliardi di euro al Fmi entro fine mese e di altri 6,7 miliardi alla Bce tra luglio e ago­sto. Il tempo stringe e la domanda che si pone è con quali voti Tsi­pras riu­scirà a far pas­sare la sua proposta.

Il part­ner di governo e lea­der dei «Greci indi­pen­denti» (Anel), Panos Kam­me­nos, mini­stro della Difesa insi­ste sulla sua dichia­ra­zione di togliere la fidu­cia dal governo nel caso che l’accordo pre­vede l’abolizione delle ali­quote Iva scon­tate sulle isole gre­che, uno dei punti salienti nel nego­ziato con i creditori.

(* Il Manifesto)

Autore: admin

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