Monica SCHIRRU- In una trappola di suoni e immagini (“Trincea” di M. Baliani al Festival della Colline Torinesi)

 

Lo spettatore accorto



IN UNA TRAPPOLA DI SUONI E IMMAGINI

 

“Trincea”  interpretato da Marco Baliani  scena e luci Lucio Diana    musica e immagini Mirto Baliani   visual design David Loom produzione Marche Teatro   coproduzione Festival delle Colline Torinesi    Teatro Astra, Torino 10 giugno 2015

Torino Creazione contemporanea Festival delle Colline Torinesi

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Trincea è una riflessione spietata sulla guerra e una lucida critica del capitalismo militare. Nasce in occasione dei cent’anni dal primo conflitto mondiale. Dà voce a quei soldati  che sono stati  violati nel corpo e nella mente; che hanno subito sulla propria pelle il potere biopolitico della guerra; che hanno sacrificato le loro vite agli ideali di Patria, Onore e Coraggio, senza poter scegliere. Corpi trasformati in anonimi ingranaggi dell’industria bellica, pezzi di artiglieria fatti di carne umana.

Il protagonista è interpretato da Marco Baliani: un corpo narrante senza nome e nazionalità, ubriaco di terrore, che cerca di sopravvivere ad una morte inutile. Sull’aspetto biologico si è focalizzata l’attenzione della regista Maria Maglietta:” Alla base di questo lavoro c’è l’ idea della  corporeità come condizione umana in un contesto disumanizzante, l’idea di un corpo nella trincea, come uno dei tanti luoghi della guerra”. Le fonti storiche utilizzate sono state le tante lettere dal fronte, veri e propri atti di denuncia dell’orrore gratuito, che spesso nascondevano la verità per non generare preoccupazione alle famiglie.

“Bisogna smettere di essere umani ![…] l’omicidio non è più una colpa: è un dovere.. […]  Patria, Onore, Coraggio e tutte quelle boiate lì … teneteveli per voi quegli ideali ! Io me ne fotto: voglio soltanto vivere […] La patria è una società di azionisti“. Molti diari –  ha spiegato la regista – raccontano di fragori assordanti, di boati, suoni nuovi rispetto a quelli della natura, tipici del mondo rurale”. I soldati al fronte hanno dovuto crearsi  “una nuova percezione sensoriale, sia sonora che visiva  – specifica Mirto Baliani, che ha curato la musica e le immagini dello spettacolo.  “Con l’avvento della prima guerra mondiale la modernità piomba sulla vita degli uomini con un violenza assordante. I decibel aumentano, le orecchie fischiano, la natura si ammutolisce”.

Di grande efficacia rappresentativa e impatto visivo le luci e le scene di Lucio Diana. Che ha ideato  uno spazio non identificato, astratto ed evanescente:    un non- luogo dell’orrore, attraverso una gabbia acustico-visiva, una trappola di suoni e immagini ispirata a Francis Bacon, pittore della deformazione del corpo, che bene ha rappresentato l’inquietudine della modernità.

Tra le immagini proiettate alcuni video di repertorio, rivisitati dal punto di vista grafico, fotografie mosse  e volti deturpati e difformi, che rievocano le tele dell’artista di “Love is devil”. Intensa l’interpretazione di Baliani, lontana dal teatro di narrazione e molto “agita” nonostante l’esiguità dello spazio scenico.

Di forte carica espressiva l’immagine  in chiusura della segregazione psichiatrica e dell’urlo muto del protagonista, soffocato dalle leggere note di Va pensiero, sconcertante metafora di una disperazione rimasta inascoltata.

Autore: admin

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